Lotta al virus

Pazienti Covid al Manzoni, Favini: "I no vax rubano posti in Rianimazione"

Degli otto degenti in terapia intensiva sei non hanno nemmeno una dose

Pazienti Covid al Manzoni, Favini: "I no vax rubano posti in Rianimazione"
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62 pazienti Covid ricoverati al Manzoni di Lecco, 5 per respirare hanno bisogno del casco Cpap e 8 sono in terapia intensiva. Di questi 6 non sono vaccinati e il direttore generale della Asst di Lecco non ha peli sulla lingua nell'affermare che "I no vax rubano posti in Rianimazione ad altri pazienti che potrebbero averne bisogno per altre patologie".

62 pazienti Covid al Manzoni, Favini: "I no vax rubano posto agli altri in Rianimazione"

Questa la fotografia scattata ad oggi, mercoledì 22 dicembre 2021, nell'ospedale cittadino. L'evoluzione dei ricoverati per Coronavirus, dalla fine dell'estate , è in costante aumento  (il 21 settembre i pazienti erano 11) ma la pressione sulla struttura ospedaliera è ancora sotto controllo tanto che il Manzoni è perfettamente allineato al livello di allerta 2 previsto da regione Lombardia ed è già pronto ad un eventuale passaggio al livello 3 che prevede 74 posti per acuti.

"Merito senza dubbio dell'altro tasso vaccinale in provincia di Lecco - assicura il Dg - E non è non è un caso che in terapia intensiva ci sia solo un lecchese mentre tutti gli altro sono pazienti dirottati a Lecco dalla cabina di regia regionale".

 

La vaccinazione quindi, che vede il nostro territorio primeggiare  al livello regionale ("e quindi anche a livello nazionale" specifica Favini) per percentuali sia nella prima (76,52%), che nella seconda (82.39%) ma anche nella terza dose (33,44%) "resta l'arma più forte che abbiamo per combattere questa recrudescenza del virus che si avverte fortemente anche  in provincia di Lecco" (ieri sono stati registrati oltre 8000  nuovi casi in regione e quasi 200 nel Lecchese in 24 ore). Vaccinazione che non si esaurisce con le prime due dosi. "La terza dose è fondamentale, anche e soprattutto se pensiamo all'imminente periodo di feste in cui pranzi, cene e raggruppamenti saranno all'ordine del giorno".

Ma chi sono i no vax e perchè non si vaccinano?

Degli otto ricoverati in rianimazione due, come detto, sono vaccinati con prima e seconda dose effettuate tra giugno ed agosto scorso. Ma a differenza dei no vax si tratta di pazienti con gravi patologie pregresse e con una età più elevata. I non vaccinati invece hanno una età media decisamente inferiore (tra i 48 e i 60 anni) e prima di essere colpiti dal Covid  non soffrivano di particolari problemi di salute. "Ovviamente noi chiediamo ai no vax perchè non abbiano aderito alla campagna vaccinale e nella maggior parte dei casi la risposta è univoca: la paura" spiega la dottoressa Stefania Piconi, direttrice reparto malattie infettive Manzoni di Lecco. "In alcuni casi - specifica il dottor Mario Tavola, direttore dell'unità  di Anestesia e Rianimazione - alcune persone anziane ci hanno detto che sono stati i figli a non volere che si vaccinassero. C'è poi una percentuale di donne giovani convintamente contraria al vaccino". Fondamentale, in questo senso il rilievo del dottor Roberto Bellù, direttore del Dipartimento Materno Infantile. "Le donne in gravidanza devono vaccinarsi per loro stesse e per i bimbi che portano in grembo. Nel secondo e terzo trimestre e durante l'allattamento possono farlo con estrema tranquillità. Durante il primo trimestre è opportuno che ne parlino con il proprio ginecologo. Le complicazioni del Covid in gravidanza non sono poche a partire dalle nascite premature".

Il decorso della malattia nei non vaccinati

Grave, drammatico il decorso nella malattia nelle persone senza alcuna dose. "Questi pazienti hanno una storia clinica che purtroppo ben  conosciamo e simile a quella dei pazienti delle prime ondate - aggiunge la dottoressa Piconi - Stiamo parlando di  una linfopenia (una riduzione dei linfociti nel sangue periferico) drammatica, un sistema  sistema immunitario paralizzato. I vaccinati sono più variegati e meno impegnativi clinicamente parlando. Assistiamo a 48-72 ore in cui la situazione è complicata, poi migliora".

 

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