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I Passaporti dei Promessi Sposi: il pavido Don Abbondio rivive con Beppe Pellegrino

Ecco il curato egoista e timoroso che tradisce i suoi ideali per paura

Cultura Lecco e dintorni, 01 Novembre 2021 ore 11:26

E' Giuseppe "Beppe" Pellegrino a prestare il volto nel progetto di successo di Paolo Vallara  "I Passaporti dei Promessi Sposi" al pavido don Abbondio, il curato egoista e timoroso che tradisce i suoi ideali per paura. Il sacerdote, primo personaggio che il lettore "incontra" nel romanzo di Alessandro Manzoni viene ritratto, in chiave moderna, nella bellissima mostra che è ancora  accessibile  il giovedì e la domenica dalle 10 alle 18 e il sabato dalle 14 alle 18 in Torre Viscontea a Lecco. L'esposizione, uno degli eventi culturali più particolari e apprezzati degli ultimi tempi, sarà aperta sino al 7 novembre.

 

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I Passaporti dei Promessi Sposi: Don Abbondio

Ma guarda che mi doveva capitare! A me che ho cercato di evitare ogni grana, di pestare i piedi a chiunque, soprattutto a chi era più forte o potente.

E adesso, quelle due teste matte, quei ragazzacci pieni di fantasticherie, desiderosi di complicarsi la vita con una nuova famiglia, l’hanno complicata anche a me. Ma chi glielo ha fatto fare? 

Io ho la schiena curva, sono vecchio e stanco. Ora che gira pure la peste, non vorrei incontrare più nessuno, specialmente a casa mia.

Voglio leggere e capir chi era questo “Carneade”, consolarmi con il vinello che mi procura Perpetua, dire qualche preghiera veloce e, se proprio devo uscire, è quando mi chiama Don Rodrigo per farmi gustare la sua selvaggina e conversare con i suoi ospiti: gente rispettosa, dabbene, gente scelta.

Come se non bastasse, si avvicina la data della visita pastorale di sue eccellenza l’Arcivescovo, un'altra testa calda: ambizioso di santità, con i discorsi pieni delle parole “giustizia”, “fede”, “carità”! Verrà con tutti quei segretari saccenti e superbi, che ti controllano se tieni in ordine i registri parrocchiali, se fai riparare la chiesa anche se le offerte dei fedeli sono magre in questi tempi di carestia, e chiedono in giro se celebri regolarmente e all’ora esatta le funzioni, se non sei sbrigativo nelle prediche … ecc. ecc. E poi ti fanno loro pure la predica, ti insegnano il tuo mestiere, loro, che stanno comodi al calduccio nel loro ufficio all’ombra del Duomo. 

Che ne sanno loro, cosa significa essere un parroco oggigiorno: percorrere strade dissestate, con il pericolo di fare incontri “sgradevoli”, viottoli pieni di buche, sotto la pioggia e la neve, per dare agli infermi la comunione o l’estrema unzione, entrando in tuguri puzzolenti. 

Vorrei proprio vedere loro, al posto mio!