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San Nicolò, il sindaco ai lecchesi: "Il Comune deve passare dall’essere un semaforo, all’essere un faro"

"Lecco, nel suo essere faro capace di orientare il futuro, sente la maggiore responsabilità nei confronti delle giovani generazioni e di quelle che saranno le giovani famiglie"

San Nicolò,  il sindaco ai lecchesi: "Il Comune deve passare dall’essere un semaforo, all’essere un faro"
Attualità Lecco e dintorni, 05 Dicembre 2021 ore 13:38

Pubblichiamo integralmente il discorso del sindaco di Lecco Mauro Gattinoni in occasione della festa patronale di San Nicolò, pronunciato prima dell'assegnazione delle Benemerenze cittadine.

San Nicolò: il sindaco ai lecchesi

 

Buongiorno a tutti e grazie della vostra presenza a questa Festa di San Nicolò, patrono della nostra città di Lecco.

Desidero innanzitutto rivolgere un saluto alle Autorità presenti a partire da Sua eccellenza il Prefetto, ai rappresentanti delle forze dell’ordine, alle autorità civili e religiose che con la loro presenza dimostrano anche oggi la propria appartenenza attiva alla vita della nostra città. Un caro saluto a tutti i sindaci miei predecessori, al Presidente del Consiglio comunale, ai Vice Presidenti e ai Capigruppo, a tutti i componenti del Consiglio comunale. Un saluto ed un ringraziamento particolare agli Assessori, una bella squadra con cui condividiamo le scelte, le fatiche, e le sfide di governo della città. Un saluto particolare ai nostri cittadini benemeriti, alla carissima Anna Maria Formigoni, Giuliano Maresi e Mario Romano Negri, cui oggi verrà conferito il più alto riconoscimento civico, per le motivazioni note e unanimemente condivise della apposita Commissione Consigliare, e che tra poco ufficialmente ricorderemo. Un saluto, soprattutto, ai cittadini  lecchesi, a coloro presenti in sala e a quelli che ci seguono in diretta da casa.

È bello poter finalmente ritrovarsi di persona per celebrare insieme la Festa di San Nicolò dopo tanti mesi di distanziamento sia fisico che sociale: in quasi due anni di pandemia Lecco ha saputo dimostrare quel volto di responsabilità e di solidarietà concreta, proprio della nostra comunità, lavorando insieme per affrontare le conseguenze del Covid, per non lasciare indietro nessuno sul piano economico e sociale. Questo impegno è stato riconosciuto lo scorso anno dal conferimento a tutta la Comunità lecchese della civica benemerenza (oggi la medaglia d’oro è ben visibile sul gonfalone comunale, a fianco della medaglia d’argento per la Resistenza conferita alla Città da Sandro Pertini nel 1976.). Ora siamo tra le prime province in Italia per numero di vaccinati (superiore al 95%) grazie ad un eccellente polo vaccinale cittadino, potenziatosi in queste ore con nuove linee presso l’ospedale, e a brevissimo con delle ulteriori, speciali linee, dedicate ai bambini. 

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Oggi vorrei condividere con voi alcuni pensieri dopo il primo anno da sindaco.

Ci siamo posti l’obiettivo strategico per il decennio 2020-2030 di una città più bella, solidale, sostenibile e grande. Bene, se c’è una cosa certa per il prossimo decennio, essa è il cambiamento, un rapido cambiamento, che non solo non deve spaventare, ma non può che essere la norma. Sarà necessario cambiare per accompagnare le repentine evoluzioni sociali ed economiche che si manifestano, e ancor più si manifesteranno, spinte dagli impulsi tecnologici e dalle grandi sfide globali. La velocità con cui sapremo rispondere ai bisogni è un’esigenza concreta di cittadini, famiglie e imprese. In altri termini la velocità è un bene pubblico, la velocità è democratica.

Se, dunque il fattore tempo è dirimente, è onesto chiedersi che cosa abbiamo fatto nel primo anno di mandato e che cosa ci apprestiamo a fare. Ciò, come vedrete, non tanto per compilare l’inventario di fine anno, ma per programmare da qui in avanti la nostra agenda, per sincronizzare gli orologi. 

Tra i primi risultati mi piace ricordarne alcuni, tra cui del primo gruppo operativo dei Cantonieri di Comunità, dove l’inserimento sociale incontra la cura della città; il nuovo servizio post-scuola gradito da molte mamme lavoratrici che possono meglio conciliare famiglia e professione, o l’accordo con Ast per la presenza di un medico di famiglia in ogni rione garantendo il diritto alla prossimità dei più fragili nei quartieri; la rivoluzione del “Ti porto io”, con quasi 3000 abbonamenti gratuiti per i nostri ragazzi fino a 19 anni per viaggiare sui bus cittadini. Penso al tema del turismo con l’individuazione del gestore dell’ostello cittadino (operativo dalla prossima Pasqua) all’apertura del Sentiero del Viandante; penso alle risorse a sostegno del post covid, ai bandi integrati per le associazioni, il terzo settore, le attività economiche, ma anche al sostegno diretto per le emergenze psicologiche dei nostri ragazzi.    

 

E poi accenno all’impegno per la sostenibilità ambientale che ha visto l’adozione del “sacco rosso” (per abbandonare materialmente della logica del “rifiuto”, dello “scarto”, a favore di quella della “risorsa”), e l’imminente avvio dei lavori per il teleriscaldamento (contro lo spreco di energia termica e a favore di una circolarità delle risorse sul territorio).

Pronunciare (come ho fatto) la parola Sostenibilità, e quindi adottarne le azioni conseguenti, significa compiere scelte radicali e integrate, sia sul piano politico, sia sul piano amministrativo sia su quello delle scelte private e dei comportamenti personali. La sostenibilità economica, sociale ed ambientale maturerà  in un contesto in cui le tecnologie offriranno grandi opportunità per chi saprà coglierle.

Sostenibilità e tecnologie sono dunque le parole chiave che compiono la cerniera tra presente e futuro, aprendo lo sguardo sul 2022.

Il prossimo anno offrirà infatti nuove prospettive per la città: le risorse annunciate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, affiancate dalle progettualità locali che sapremo mettere in campo, potranno condurre Lecco a una svolta epocale, se saremo capaci di massimizzare degli investimenti strutturali in relazione al beneficio sociale che gli stessi saranno in grado di generare. 

Il primo banco di prova di questa capacità progettuale sarà la revisione del Piano di Governo del Territorio. Ridisegnando gli spazi di sviluppo urbano e calibrando i servizi di cui le persone hanno bisogno, metteremo le basi per la città di domani, e lo faremo non solo limitandoci al nostro perimetro amministrativo, ma guardando almeno alle esigenze e alle potenzialità espresse anche dai comuni limitrofi secondo il moderno concetto di area urbana. Lecco sta maturando la consapevolezza del proprio ruolo di comune capoluogo, del lavoro che deve svolgere insieme e a servizio degli altri comuni del territorio, in collaborazione con tutti i livelli istituzionali e attraverso quegli strumenti operativi, come le società partecipate, intesi quali soggetti attuatori di politiche pubbliche ispirate alla transizione ecologica (nei ciclo dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia) che diviene anche transizione economica.

Saremo quindi chiamati a sancire delle opzioni di fondo, ad esempio, sul piano produttivo-industriale e sulle traiettorie commerciali e turistiche, sulle scelte di residenzialità per i giovani e di housing sociale per le persone più fragili, su quelle, difficilissime, volte a favorire una mobilità integrata che offra alternative concrete e più vantaggiose rispetto all’uso dell’auto privata. Altrimenti andremo comunque, per inerzia, spontaneamente, incontro a congestioni di traffico crescenti, ancor maggiori rispetto alla già critica situazione attuale senza considerare l’ulteriore impatto dell’incidentalità ormai quotidiana e dei necessari futuri cantieri già programmati. In tutto ciò una robusta infrastruttura digitale urbana, l’ossatura della “smart city”, costituirà una opzione tecnologica realmente abilitante dalle politiche pubbliche. 

Come ormai risulterà chiaro, scegliere un futuro sostenibile è un processo irreversibile che richiede anche una fondamentale scelta di metodo: quello della partecipazione. In sostanza, dobbiamo metterci in gioco tutti: amministrazione, cittadini, associazioni, partiti, università, famiglie, ordini professionali, parrocchie, esperti. I grandi cambiamenti per essere effettivi, non possono collocarsi solo nell’ordine delle grandi idee o, peggio ancora, delle imposizioni dall’alto,  ma necessitano di un processo di condivisione con chi abita la città, con chi ogni giorno vive il territorio. Un processo di confronto ampio, paziente e articolato, fatto di ascolto attento e di visione. 

Già, visione. 

Perché qualsiasi sarà l’esito di questo processo, l’unico vero errore imperdonabile sarebbe quello dell’autoreferenzialità: è il rischio, non da poco, di progettare una città che sia già vecchia nel suo pensiero, che replichi le cose già viste, incapace di guardare al di fuori dei propri confini, incapace di intercettare, accogliere e valorizzare su questo nostro fazzoletto di terra quei cambiamenti già in atto nel resto del mondo. 

E’ un lavoro enorme, non derubricabile a semplice procedura tecnica interna così come non riducibile alla sommatoria dei micro interessi privati; occorre guardare oltre, aprendosi e facendosi aiutare da chiunque abbia qualcosa da dire e da dare per il bene della collettività: perché “la comunità è più grande del Comune”, il respiro della comunità è più ampio e più profondo delle funzioni di un’amministrazione.

Cito alcuni temi su cui saremo presto chiamati a discutere. Parto dalle tre Piattaforme strategiche. -1) La Piccola dove abbiamo appena inaugurato il parcheggio grazie a Linee Lecco e dove in primavera partiranno i lavori per ristrutturare dei due magazzini ferroviari creando in uno un mercato coperto ed un ristorante, nell’altro uno spazio multi funzione per giovani, cultura, attività sociali. Dobbiamo però progettare già il passo successivo, quello cioè che trasformerà la Piccola nel 15° rione della città rivolto a giovani, cultura, famiglie, innovazione; 2) il lungolago: sta procedendo la progettazione definitiva per cui autunno vedremo l’inizio dei cantieri per il primo lotto tra piazza Cermenati e Piazza Stoppani; 3) i Piani d’Erna, sarà la sfida più complessa, per una montagna di prossimità, attrattiva e inclusiva. Alle tre piattaforme voglio aggiungere due interventi a lungo attesi: il restauro del Teatro della Società e il rifacimento del centro sportivo del Bione, che riscosso l’interesse di quattro proponenti per una riqualificazione sostanziale. Si tratta di due luoghi ovviamente diversissimi, ma emblematici per Lecco perchè Teatro e Bione segneranno una rinascita per la città. Ultimo punto, la sfida della rigenerazione urbana, cioè quella trasformazione di aree o edifici dismessi per cui l’intervento economico ed edilizio verrà incentivato se sarà capace di generare valore sociale, storico, culturale, ambientale per la comunità. Rigenerazione urbana significa restituzione sociale

In questo senso il Comune deve riposizionare profondamente il proprio ruolo, da ente normativo e prescrittivo, a strumento capace di moltiplicare le possibilità. Come ha ricordato il Presidente Draghi, “se il settore pubblico funziona, funziona anche la società. In caso contrario, la società diventa più fragile, più ingiusta”. Con una metafora, il Comune deve passare dall’essere un semaforo, all’essere un faro: non più limitarsi a dare indicazioni del tipo “vai/stop” “Si-no”, permesso/vietato”, ma costituire quel punto fermo, visibile anche da lontano, che permetta a ciascun soggetto di progettare la propria rotta di navigazione con sicurezza di riferimenti, che manifesti in continuazione il proprio servizio tanto più prezioso quanto più avverse saranno le condizioni, e più complesso il tragitto.

Ecco dunque il punto focale e conclusivo di questa riflessione. Lecco, nel suo essere faro capace di orientare il futuro, sente la maggiore responsabilità nei confronti delle giovani generazioni e di quelle che saranno le giovani famiglie. Dall’infanzia all’università, dobbiamo offrire una scuola di qualità, capace di evolversi, capace di affiancare le famiglie nelle scelte di orientamento scolastico e professionale in questo contesto di grande mutamento. Non basterà solo investire, ma occorrerà sovra-investire in formazione e scommettere sul talento dei giovani: dallo sport all’arte, dal volontariato alla creazione di start up, investire e sovra-investire sui giovani significa offrire loro quegli strumenti nuovi con cui saranno in grado di concretizzare quelle azioni sostenibili senza cui non vi sarà futuro. Sono convinto che questa scommessa sui giovani, da noi proposta nel “Patto per una comunità educante”, vada nella direzione auspicata dai nostri comparti economici e possa trovare un’alleanza ampia presso i soggetti attivi nel campo della formazione e dell’educazione.

Permettetemi di concludere con un augurio esplicito ai giovani, prendendo in prestito le parole che Maria, mamma di Chiara Papini tragicamente scomparsa, ha rivolto ai giovani della nostra città: “Attraversate il vostro tempo con cura, con responsabilità, scoprite la vostra strada e percorretela il meglio possibile, guardate l’orizzonte senza porvi limiti facendo un passo in avanti per avvicinarlo. Vivete il tempo con rispetto perché implacabile, perchè avete imparato che l’esistenza è preziosa. Osate e siate essenziali come i colori per un artista o la preghiera per un credente. Fate della vostra vita un’opera d’arte.”

Buona Festa di San Nicolò a tutti!

 

Il Sindaco
Mauro Gattinoni