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Natura e ambiente

Riqualificazione forestale del Parco Monte Barro, se ne parla in un incontro web

L'appuntamento è lunedì 22 febbraio 2021 alle 18, l'evento sarà trasmesso su Microsoft teams

Riqualificazione forestale del Parco Monte Barro, se ne parla in un incontro web
Eventi Lecco e dintorni, 17 Febbraio 2021 ore 12:11

Il Parco Monte Barro organizza una conferenza online per illustrare le motivazioni e le finalità naturalistiche e forestali dei progetti di riqualificazione forestale sul versante nord del Monte Barro.

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Come partecipare

L’incontro si svolgerà via web, mediante Microsoft Teams, nel rispetto delle procedure per il contenimento dell’epidemia da coronavirus.

L’appuntamento è per lunedì 22 febbraio 2021 alle 18. Per partecipare occorre aprire questo link.

I relatori della conferenza

Durante la conferenza web saranno presenti la presidente del Parco Paola Golfari, il direttore Mauro Villa ed il tecnico forestale Michele Cereda. Modera l’incontro Antonio Bossi.

I partecipanti potranno formulare domande e richiedere chiarimenti in diretta utilizzando la chat della piattaforma. Si evidenzia che l’evento sarà registrato per futuri utilizzi nell’ambito delle attività istituzionali del Parco.

I boschi nel versante nord del Monte Barro

Il versante nord del Monte Barro ospita superfici forestali di notevole interesse, soprattutto nella Valle del Faè, nel Comune di Valmadrera.

Qui la difficile morfologia e la scarsa accessibilità hanno consentito di conservare boschi con una rilevante presenza di faggio, querce ed altre latifoglie, talora di grandi dimensioni, in una cornice di grande fascino paesaggistico.
Anche sul resto del versante gli ecosistemi forestali si stanno lentamente ricostituendo, come effetto della cessazione delle pratiche di taglio che fino al secondo dopo guerra venivano praticate, sempre molto intense, e testimoniate dalla frequente presenza di “fili” per il trasporto a valle del legname.
Si tratta di un processo che nel corso di diversi decenni potrà consentire l’aumento delle dimensioni del bosco, che sarà costituito da piante di maggiori dimensioni, e la diffusione di specie forestali più esigenti rispetto a quelle ora più ampiamente rappresentate.

Gli interventi del Parco Monte Barro

In questo lungo cammino sarà essenziale un’attenta vigilanza contro gli incendi, che in passato hanno frequentemente percorso questi versanti difficilmente accessibili, con danni tuttora ben visibili.
Il Parco Monte Barro è tenuto ad operare per la conservazione e la riqualificazione di questi sistemi, in coerenza con tutti i documenti di pianificazione gestionale, sia di tipo naturalistico (Piano di Gestione dei siti di Rete Natura 2000, con riferimento quindi agli impegni di conservazione nei confronti dell’Unione Europea) che di tipo forestale (Piano di Indirizzo Forestale).
L’attenzione si deve concentrare su tre dei principali pericoli che minacciano la conservazione della natura a livello planetario: l’isolamento degli ecosistemi, la loro frammentazione e la diffusione delle specie esotiche invasive.

La conurbazione che cinge il Monte Barro impedisce qualsiasi possibilità di connessione con i sistemi del gruppo dei Corni di Canzo, ed isola gli ecosistemi forestali dell’area protetta, che devono quindi essere rafforzati.
I boschi del Barro non posso quindi mai essere estesi, perché concentrati in una superficie modesta; questa frammentazione degli habitat è inoltre aggravata dalla presenza di nuclei di specie esotiche arboree infestanti, per i quali la pianificazione e la normativa, forestale e naturalistica, prescrivono interventi di “eradicazione”, che l’Ente Parco sta ora doverosamente mettendo in atto.

La quercia rossa andrà eliminata dall’habitat

È particolarmente rilevante l’intervento che sta portando all’eliminazione del nucleo di quercia rossa (Quercus rubra) presente nel Comune di Valmadrera, costituito da piante di grandi dimensioni.
La quercia rossa è una specie di origine nordamericana che a partire dagli anni ’20 del secolo scorso venne impiantata in diverse aree del nord Italia, soprattutto fra Lombardia e Piemonte, per la produzione di legname da opera. È caratterizzata da una crescita più veloce rispetto alle querce indigene, anche grazie alla scarsità di parassiti.
Come accade per molte altre specie, la sua presenza non consente la costituzione di un “vero” ecosistema forestale, complesso e ricco di specie.
La grande capacità di disseminazione e fruttificazione della quercia rossa comporta la scomparsa di ogni altra specie vegetale. Il fogliame, ricco di tannino, altera le condizioni del suolo, rendendolo inospitale per diverse specie vegetali e animali.
Per tali motivi l’eliminazione di questa specie è oggi resa obbligatoria dalla normativa, ed è oggetto di contributi nell’ambito dei programmi di miglioramento forestale da parte della Regione, ma anche da parte dell’Unione Europea (Progetto LIFE).

Nessun ricorso a finanziamenti

La rilevante dimensione delle piante che vengono ora tagliate ha consentito al Parco di operare senza il ricorso a finanziamenti, ma anzi con un introito proveniente dalla vendita del legname, sia pur modesto considerando le difficoltà per l’esbosco (cioè per il trasporto del legname fino alla strada).

I futuri interventi primaverili

Al termine dell’intervento, che si concluderà entro l’inizio della primavera, sarà necessario verificare le modalità di risposta dell’ecosistema forestale.
Le superfici in cui si interviene sono infatti circondate dai boschi, e sarà quindi possibile l’insediamento di specie ecologicamente coerenti, non più limitate dalla quercia rossa.
Il processo di rinnovazione naturale del bosco che così si realizza permette la costituzione di sistemi più resistenti, e deve assolutamente essere preferito agli impianti artificiali, che sono però da considerare indispensabili per reintrodurre o potenziare le specie assenti scarsamente rappresentate, perché eliminate o fortemente limitate dalle intense attività d taglio del passato.
Sarà quindi probabilmente necessario procedere all’impianto di tigli, ciliegi, olmi, aceri, carpini bianchi, querce (farnia e rovere), maggiociondoli, ed inoltre sostenere la rinnovazione naturale di faggi, frassini, castagni, sorbi montani e di molte specie arbustive già presenti ai margini dell’area di intervento, pronte ad entrarvi.
Si dovrà inoltre procedere nell’azione di eliminazione delle molte piantine di quercia rossa ancora presenti e che si origineranno dalle ghiande ora al suolo, e limitare la diffusione delle specie erbacee infestanti e del rovo, che trarranno vantaggio dall’elevata fertilità del suolo.

Richiesto un finanziamento a Regione Lombardia

Per realizzare questa azione di controllo l’Ente Parco ha già presentato richieste di finanziamento a Regione Lombardia, ed opererà inoltre con risorse proprie.
Tali interventi si sommano ad altri già in atto su una superficie complessiva di circa 25 ettari, realizzati grazie a contributi del GAL dei 4 Parchi, e finalizzati ad un aumento della stabilità dei boschi.