Rapporto povertà

In tre mesi 9mila impoveriti dal Covid nella diocesi VIDEO

Il lecchese Gualzetti: "Se non vogliamo che la crisi sociale esploda in maniera conflittuale dovremo rivedere il sistema di aiuti"

Lecco e dintorni, 29 Ottobre 2020 ore 10:04

In tre mesi 9mila impoveriti dal Covid nella diocesi.

Sono quasi 9mila gli impoveriti da Covid che si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas Ambrosiana nella diocesi di Milano nei tre mesi del lockdown. Sono per lo più donne, immigrati, hanno un’età compresa tra i 35 e i 54 anni e una bassa scolarità. Un terzo di loro non è stato in grado di assolvere alle necessità familiari più elementari, dalla spesa alimentare al pagamento di bollette e affitti, anche se ha avuto diritto alla cassa integrazione. È quanto emerge da una proiezione di un’indagine contenuta nell’ultimo rapporto “La povertà nella Diocesi ambrosiana” che è stato presentato ieri, mercoledì 28 ottobre nel corso di un incontro on line.

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In tre mesi 9mila impoveriti dal Covid nella diocesi

Secondo i dati della Caritas Ambrosiana,  diretta dal lecchese Luciano Gualzetti, tra il 25 marzo e il 31 luglio 2020 si sono presentati in 84 centri di ascolto della Caritas Ambrosiana 1774 persone che hanno visto drammaticamente peggiorare la loro condizione a causa delle misure contenimento del virus. “Proiettando questo numero sul totale dei centri di ascolto (390) è possibile stimare che siano poco meno di 9mila (8.870) le vittime collaterali del lockdown che devono ricorrere alla rete di assistenza della Caritas” spiegano dalla Caritas.

Chi sono

Analizzando il campione emerge il profilo degli “impoveriti da Covid”. Le donne sono il 59,3%, gli immigrati il 61,7%. La fascia di età maggiormente rappresentata è quella tra i 35 e i 54 anni (58,4%). La maggioranza (55%) è costituita da coniugati, da persone con bassa scolarità (62,9%). I disoccupati rappresentano il 50%, gli occupati il 34%. “Proprio quest’ultimo dato è il più rilevante. Infatti, mentre tra gli utenti dei centri di ascolto i titolari di un contratto di lavoro sono in media un quinto (nel 2019, il termine di paragone più vicino, erano il 19%), durante il lockdown sono saliti a un terzo (33,4%) per lo più a causa del ricorso al sistema di aiuti della Caritas da parte degli occupati titolari di cassa integrazione. Il significativo aumento dei cassaintegrati è dovuto, da un lato, al ritardo con cui sono arrivati gli indennizzi, dall’altro dagli importi modesti delle stesse indennità calcolate su stipendi base troppo scarsi rispetto al costo della vita soprattutto nelle aree metropolitane della diocesi”.

Gualzetti: “Rivedere il sistema di aiuti”

“Dopo quella del 2008, le cui conseguenze sono ancora visibili, questa nuova crisi sta mostrando l’estrema fragilità del nostro sistema economico e sociale. Da anni accettiamo passivamente la presenza di sacche di marginalità e povertà nei nostri territori e diamo per scontato che lo sviluppo abbia come inevitabile corollario la precarietà e l’assenza di diritti e tutele. Se vogliamo andare avanti senza lasciare indietro nessuno non potremo più accettarlo – , osserva il direttore Gualzetti – Gli ammortizzatori sociali si sono rivelati strumenti troppo deboli e inefficienti. Le indennità sono arrivate troppo tardi e sono state comunque troppo modeste per il costo della vita specie a Milano. In vista di nuove chiusure che si profilano per contenere la nuova ondata di contagi andrà tenuto presente. Se non vogliamo che la crisi sociale esploda in maniera conflittuale dovremo rivedere il sistema di aiuti”

 

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