L’ultima intervista del Giornale a Giarletta, vittima della valanga in Grignetta

Il giovane soccorritore aveva raccontato l'impresa in Patagonia.

L’ultima intervista del Giornale a Giarletta, vittima della valanga in Grignetta
Lecco e dintorni, 16 Febbraio 2018 ore 20:16

Riportiamo integralmente l’ultima intervista che il Giornale aveva fatto a Giovanni Giarletta, 37 anni, una delle due vittime della valanga in Grignetta. Intervista pubblicata il 28 gennaio nella quale Giarletta raccontava con orgoglio ma allo stesso tempo con modestia, l’impresa sul Cerro Torre.

Valanga in Grignetta fatale per il giovane soccorritore

Ecco le parole del vice capo stazione della Diciannovesima Delegazione Lariana del Soccorso Alpino pochi giorni dopo aver raggiunto la vetta della montagna in Patagonia.

“Siamo partiti il 20 gennaio dal villaggio di El Chalten e l’avvicinamento è durato due giorni. Arrivati a Circo de Los Altares, abbiamo scavato una truna (un buco nella neve) per dormire e riparaci dal vento fortissimo che si sarebbe portato via la tenda”. I tre alpinisti per tutta la giornata di lunedì 22 gennaio avevano dovuto restare rintanati nella truna a causa della tormenta che imperversava sulla montagna.

“La mattina del 23 il tempo ha iniziato a migliorare, anche se le condizioni non erano ottimali a causa della neve abbondante caduta in quei giorni. In ogni caso abbiamo deciso di tentare così nel primo pomeriggio siamo saliti fino ad un colletto, a lato del Colle della Speranza, dove abbiamo scavato un’altra truna per passare la notte”.

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“Inizialmente hanno provato gli americani, poi hanno tentato la scalata i romeni che hanno avuto l’intuizione di scavare un varco con la nostra pala a metà muro finale”. Alla fine sul Cerro sono saliti tutti quanti. “La pala che avevamo è servita per ripararci dal freddo che per pulire il ghiaccio del fungo terminale. E’ stata una bella collaborazione tra cordate: è prevalso l’obiettivo comune della cima piuttosto che l’individualità”.

Raggiunta la cima si è alzato nuovamente il vento. “Abbiamo collaborato anche per la discesa iniziata verso le 15 e conclusasi alla prima truna, la sera tardi. Tra l’altro io ero piuttosto dolorante perché a 300 mt dalla cima un pezzo di ghiaccio mi era caduto sulla gamba e il dolore mi ha molto rallentato nella discesa. Abbiamo toccato con mano l’impresa dei ragni del 1974. Il Cerro Torre è una montagna unica nel suo genere per l’ambiente e le sue conformazioni di petali di neve e ghiaccio che di anno in anno assumono forme diverse. E poi quest’anno in Patagonia ci sono condizioni meteo difficili pochi giorni prima una spedizione coreana aveva dovuto desistere”.

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