Protezione civile

La toccante testimonianza di un volontario “al fronte”

"I volontari, tolta la divisa possono essere lavoratori, studenti, pensionati, mamme o papà"

La toccante testimonianza di un volontario “al fronte”
Cronaca Lago, 06 Gennaio 2021 ore 08:25

E’ davvero toccante e pregna di significato la testimonianza di uno dei volontari del Gruppo Alpini Bellano – Squadra Protezione Civile ANA che nel 2020 è sceso in campo nella gestione dell’emergenza coronavirus. Una testimonianza raccolta e condivisa in occasione dell’annale bilancio dell’attività della sezione.

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La toccante testimonianza di un volontario “al fronte”

In pieno lockdown la macchina operativa nata dalla collaborazione tra la Squadra do Protezione Civile, Amministrazione e dipendenti comunali ha subìto una grande pressione data dal numero sempre crescente di richieste da soddisfare. In quei giorni un volontario ha deciso di raccontare una giornata tipo al COC di Bellano 

“Bellano 19 aprile 2020

Suona la sveglia: inizia una nuova giornata al COC di Bellano per i Volontari della locale Squadra dell’Unità di Protezione Civile “A. Merlini” ANA Sezione di Lecco.

Ci si prepara per uscire: divisa, guanti e mascherina tutto indossato rigorosamente fuori dall’appartamento, lì dove era stato lasciato la sera prima.

Arrivati in comune si inizia con un breve briefing guidato dal Sindaco e dal Caposquadra, poi, sotto con il lavoro!

I telefoni iniziano subito a squillare: “Buongiorno vorrei ordinare la spesa… Avrei bisogno di un’informazione… Come posso fare per avere le mascherine?… Posso muovermi se…? Ho un parente ricoverato, avrei bisogno di portare medicinali e vestiti puliti in ospedale… Posso chiedere a voi anche per le medicine?… Ecc.”

Le telefonate sono molto varie e, oltre alla presa in carico degli ordini, rappresentano anche momenti di dialogo con chi è a casa ormai da più di un mese, spesso da solo. Parole, ma anche silenzi, avvicinano Volontari e cittadini per qualche istante, anche attraverso un semplice telefono.

Intanto si smistano le richieste per organizzare le squadre e i viaggi da fare subito o dal primo pomeriggio. Dall’inizio di questa emergenza i numeri sono sempre in crescita, il primo giorno i servizi sono stati 26, venerdì scorso 118.

Il mattino è dedicato anche a gran parte del lavoro d’ufficio, essenziale per poter essere sempre operativi ed efficienti sul territorio: c’è chi organizza i servizi catalogandoli per tipologia in format digitali creati ad hoc, semplici e standardizzati al fine di poter essere leggibili per tutti i volontari che si susseguono di giorno in giorno. Qualcuno prepara le buste con guanti e mascherine, altri controllano la contabilità, lo stato dei mezzi utilizzati e i turni dei volontari.

Arrivata l’ora di mangiare ci si sposta nella grande sala da pranzo: vista mozzafiato sul lago, lampadari a gocce, tavolo d’epoca… anche la Sala Consiliare del Municipio si è dovuta adattare alle nuove esigenze! Questa, però, non è esattamente una “pausa” pranzo: il telefono infatti continua a squillare, e spesso capita di dover mangiare di fretta per l’insorgere di consegne urgenti per gli ospedali di Lecco e Gravedona.

Nel primo pomeriggio, organizzate le squadre, si inizia con la consegna prima delle spese e poi dei medicinali sul nuovo e vasto territorio comunale: è un ambiente familiare ma al contempo estraneo perché a nessuno è mai capitato di poter ammirare un tramonto sul lago, a fine turno, completamente solo, senza persone, auto o battelli. Inoltre è anche l’occasione per scoprire, o riscoprire, luoghi, scorci e panorami quasi dimenticati.

Nonostante l’uso delle mascherine, al momento della consegna, gli sguardi dei volontari si incrociano con quelli dei cittadini; anche in questo caso un silenzio può realmente valere più di mille parole, in altri casi ci si scambia qualche parola di conforto, coraggio, ringraziamento…

Terminate tutte le consegne si rientra in municipio: riconsegna del materiale, sanificazione dei mezzi e delle divise, relazione sul lavoro della giornata, conteggio dei servizi, debriefing con il Sindaco e si torna a casa.

Ci si toglie la divisa, sempre fuori dall’appartamento, e si cena. È ormai tardi: in molti casi si mangia da soli perché il resto della famiglia ha già fatto… alcuni sono anche bambini.

Non è ancora ora di andare a letto: bisogna comunicare le attivazioni alla Sala Operativa Provinciale, organizzare i volontari del giorno successivo, relazionare sulla giornata e, per qualcuno, è arrivato il momento di lavorare, studiare o vivere la famiglia. I volontari, infatti, tolta la divisa possono essere lavoratori, studenti, pensionati, mamme o papà.

Un volontario”

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