Bufera di vento: “Raffiche fortissime che hanno spaventato gli animali, poi il tetto è volato via”

Si aggrava sempre di più il bilancio dei danni

Bufera di vento: “Raffiche fortissime che hanno spaventato gli animali, poi il tetto è volato via”
Lecco e dintorni, 06 Febbraio 2020 ore 17:30

Anche l’agricoltura paga cara la bufera di vento. Eolo che soffia fortissimo per tutta la mattinata e, a continuare, nel pomeriggio: poi, verso le 15, una serie di raffiche ancor più intense, che spaventano gli animali e fanno volare via i tetti di diversi edifici. Lo racconta Angelo Bossetti da Cassago Brianza, uno degli imprenditori agricoli danneggiati dalla bufera di vento che ha sferzato buona parte del territorio lariano, da Canzo a Erba e lungo tutta la fascia pedemontana.

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Como-Lecco, anche l’agricoltura paga cara la bufera di vento

I danni? Davvero ingenti, anche oltre 10 mila euro per ciascuna delle diverse imprese che si sono ritrovate con le proprie strutture danneggiate: la furia del vento, infatti, non ha risparmiato le coperture di stalle e capannoni, che sono letteralmente volate via, senza contare le piante cadute e le strade poderali e intercomunali interrotte. Le testimonianze si  susseguono dalla Brianza Lecchese a Caslino d’Erba, dove un’azienda conta danni a quattro zeri, anche qui con stalla e magazzino scoperchiati dalle forti raffiche.

Colpa del clima impazzito

“E’ un riflesso evidente del cambiamento del clima in atto, in un anno che ha visto 673 tempeste di vento colpire l’Italia con un aumento del 44% rispetto al periodo precedente, con danni ai campi, agli alberi e alle strutture agricole” rileva Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco, nel ricordare come “lo scorso anno, l’agricoltura lariana abbia pagato a carissimo prezzo gli effetti di un clima impazzito. Basti pensare alle disastrose bombe d’acqua alternate a lunghe fasi siccitose, e alle repentine inversioni termiche che si fanno ancor più marcate nelle nostre zone a ridosso della catena alpina. Ricordiamo tutti, poi, quanto accaduto la scorsa estate in Valsassina, quando il territorio fu martoriato da frane e esondazioni. I timori per il 2020? Ci sono, e questo inizio d’anno non induce certamente all’ottimismo”. I dati sono confermati da una analisi della Coldiretti su dati ESWD, la banca dati degli eventi meteo estremi in Europa, in relazione all’ultima ondata di maltempo con raffiche fino a 190 chilometri orari che hanno spazzato la penisola da nord a sud.

Le pesanti conseguenze

Le tempeste di vento hanno provocato un doppio fronte di danni per l’agricoltura: da una parte la violenza del vento ha danneggiato tetti delle stalle, scoperchiato capannoni e serre e fatto cadere alberi nelle due province lariane e in Lombardia; sull’altro fronte – evidenzia la Coldiretti – il crollo delle temperature a causa delle correnti artiche ha gelato mandorle e mimose che erano già fiorite in Liguria, Puglia, Sicilia e Sardegna per l’inganno della falsa primavera dei giorni della merla che ha creato problemi anche a serre, frutteti e noccioleti dal Piemonte all’Emilia fino all’Abruzzo.

Ora – precisa la Coldiretti – rischia di ripetersi quanto già avvenuto nell’inverno 2018 in cui si è verificato un crollo del 15% della produzione di albicocche e del 15% per le pesche secondo l’Istat. Una situazione a macchia di leopardo che però conferma purtroppo i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con una marcata tendenza agli eventi atmosferici estremi: dalle bufere con venti violentissimi in grado di devastare campi, stalle ma anche boschi, agli sbalzi termici con crolli repentini delle temperature dal caldo al freddo e viceversa con escursioni anche di dieci gradi in 24 ore

 

 

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