Dopo la grave aggressione avvenuta sabato sera al Pronto Soccorso dell’ospedale Manzoni di Lecco, arriva oggi, martedì 1 settembre 2026 anche la presa di posizione della FP CGIL Lecco, che esprime solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti e lancia un vero e proprio grido d’allarme sulla sicurezza degli operatori sanitari.
L’episodio ha visto un minorenne dare in escandescenze all’interno del Pronto Soccorso, ferendo una dottoressa e un’infermiera e coinvolgendo nella sua furia anche altri operatori sanitari impegnati nel servizio.
Per la Cgil si tratta di un episodio «gravissimo, purtroppo tutt’altro che isolato», avvenuto in un presidio ospedaliero pubblico che rischia sempre più frequentemente di diventare il punto di raccolta di un disagio sociale al quale non vengono date risposte adeguate.
«La solidarietà, però, da sola non è più sufficiente», sottolineano Teresa Elmo e Luca Graziuso, della Segreteria FP CGIL Lecco.
Il sindacato evidenzia come da tempo il personale sanitario, sociosanitario e amministrativo sia sempre più esposto a situazioni di tensione, aggressività e violenza. Il Pronto Soccorso, per le sue caratteristiche, rappresenta uno degli ambienti maggiormente a rischio, ma secondo la Cgil il problema riguarda più in generale tutti quei servizi nei quali lavoratrici e lavoratori si trovano quotidianamente a gestire fragilità sociali, disagio psichico, emarginazione e grave marginalità.
«È inaccettabile che una lavoratrice o un lavoratore debba recarsi al lavoro con la paura di poter essere insultato, minacciato o aggredito fisicamente», denunciano Elmo e Graziuso.
«Servono interventi urgenti sulla sicurezza»
La FP CGIL Lecco chiede quindi all’ASST di Lecco di intervenire con urgenza e di verificare concretamente l’efficacia delle misure attualmente adottate per prevenire e gestire le aggressioni.
Nel mirino ci sono in particolare le procedure per la gestione delle persone in evidente stato di agitazione o aggressività, gli strumenti di prevenzione, i sistemi di allarme e richiesta di aiuto e le modalità di attivazione tempestiva delle Forze dell’Ordine.
Secondo il sindacato occorre inoltre verificare se l’organizzazione del personale e la formazione garantita agli operatori siano adeguate per consentire di lavorare in sicurezza nei servizi maggiormente esposti.
La Cgil chiede inoltre di aprire immediatamente un confronto con ASST Lecco, RLS e RSPP, affinché la prevenzione delle aggressioni non resti soltanto un principio inserito nei documenti di valutazione dei rischi, ma si trasformi in misure organizzative, preventive e di tutela concrete.
Tra le proposte c’è anche quella di valutare la presenza delle Forze dell’Ordine nelle fasce orarie e nei luoghi maggiormente esposti, così da garantire un intervento tempestivo in caso di emergenza.
«Una proposta che, a nostro avviso, deve essere discussa senza ulteriori ritardi, coinvolgendo tutte le istituzioni competenti e considerando complessivamente la situazione dei presidi ospedalieri del territorio», sottolineano Elmo e Graziuso.

Il Pronto Soccorso non può diventare lo «sfogatoio» del disagio sociale
Ma per la FP CGIL la questione della sicurezza è soltanto una parte del problema. Gli operatori sanitari e amministrativi si trovano infatti sempre più spesso a gestire situazioni che non sono esclusivamente sanitarie: persone senza dimora, condizioni di grave fragilità sociale, marginalità e persone che, in stato di agitazione, confusione o grave disagio, finiscono per rivolgersi al Pronto Soccorso perché non esistono, o non vengono attivati tempestivamente, altri servizi in grado di offrire una risposta adeguata.
«Non possiamo accettare che il Pronto Soccorso e l’ospedale diventino l’unico luogo nel quale far confluire ogni forma di disagio sociale», affermano i rappresentanti della FP CGIL.
Una situazione definita insostenibile dal sindacato: da una parte gli operatori della sanità vengono caricati di responsabilità e problematiche che non possono essere affrontate esclusivamente attraverso gli strumenti sanitari; dall’altra, le persone fragili rischiano di essere considerate semplicemente come un problema di ordine pubblico o di sicurezza.
«Non è questa la risposta che una comunità dovrebbe dare alla fragilità», evidenziano Elmo e Graziuso.
La FP CGIL Lecco chiede quindi l’apertura di un confronto con i Servizi Sociali dei Comuni, l’Ambito territoriale, ATS e tutte le istituzioni competenti, con l’obiettivo di costruire percorsi concreti per la presa in carico delle persone senza dimora e delle situazioni di grave marginalità sociale.
L’obiettivo, spiegano, deve essere quello di creare una rete territoriale capace di intervenire prima che il disagio esploda, mettendo in relazione servizi sanitari, sociali e territoriali e definendo responsabilità e modalità di intervento adeguate.
«La violenza contro chi lavora nella sanità non è inevitabile»
Il sindacato chiede infine che quanto accaduto sabato non venga archiviato come l’ennesimo episodio inevitabile.
«La violenza contro chi lavora nella sanità non è inevitabile.»
Per la FP CGIL è necessario intervenire contemporaneamente sull’organizzazione del lavoro, sulla prevenzione, sulla sicurezza e sulla rete dei servizi territoriali, perché nessun singolo servizio può essere lasciato solo a gestire problemi che richiedono risposte integrate.
Alle lavoratrici aggredite la Cgil ribadisce la propria vicinanza e a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori dell’ASST di Lecco assicura il proprio sostegno nella richiesta di condizioni di lavoro sicure, dignitose e rispettose della professionalità di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della sanità pubblica.
«La sicurezza di chi cura è un diritto. La dignità di chi vive una condizione di fragilità è un dovere della comunità. Nessuno deve essere lasciato solo».