Il forte vento caldo e sferzante che nel pomeriggio di oggi, domenica 28 giugno 2026 si è abbattuto su Lecco, in un contesto di allerta meteo gialla per possibili temporali, ha imposto alcune modifiche al programma della 70ª Festa del Lago e della Montagna, senza però intaccarne il significato religioso e identitario.
Lecco, la Festa del Lago e della Montagna tra vento e fede: 70 anni di tradizione che non si fermano
La tradizionale processione in Lucia non si è potuta svolgere per ragioni di sicurezza. Il prevosto e i fedeli hanno quindi raggiunto il simulacro di San Nicolò, patrono della città, a piedi, mantenendo intatto il momento di preghiera.
Le celebrazioni sono iniziate alle 16.30 in Basilica con l’esibizione del coro Shekinah, seguita dalla messa solenne presieduta dal prevosto di Lecco, monsignor Bortolo Uberti, alla presenza delle autorità civili e militari. In prima fila il prefetto Paolo Ponta, il questore Stefania Marrazzo, la presidente della Provincia Alessandra Hofmann, il sindaco di Lecco Filippo Boscagli, insieme a numerosi rappresentanti della nuova giunta.
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Nel corso dell’omelia, monsignor Uberti ha proposto una riflessione sul significato del cammino nella vita cristiana, richiamando la figura di Abramo e il viaggio di Gesù verso Gerusalemme come segni di libertà e fiducia nel disegno di Dio. Il prevosto ha poi sottolineato il valore del territorio lecchese, la sua bellezza e la responsabilità di custodirlo per le generazioni future, ricordando anche i venti del lago, il Tivano e la Breva, come elementi identitari profondamente radicati nella vita della comunità.
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Al termine della messa solenne si è poi svolta una processione a piedi, in sostituzione della tradizionale navigazione in barca, resa impossibile dal vento. Il corteo religioso ha attraversato la città fino a raggiungere la statua dorata del Santo Patrono, dove si è concluso il momento di preghiera. Davanti alla statua di San Nicolò, monsignor Bortolo Uberti ha affidato ai fedeli un’ultima e intensa riflessione sul senso della comunità e del cammino condiviso: «Custodire questo momento significa portare tra le mani la forza e la vita di questo lago, di questo vento, di questa terra, e riconoscerne il coraggio e la determinazione. Chiediamo che possa essere così anche per la nostra vita: che non si ceda mai alla noia, allo sconforto, al pessimismo, ma che si custodisca sempre il desiderio di camminare con decisione. Con la forza di questo vento, di queste acque e la solidità di queste montagne, possiamo diventare una comunità capace di stimarsi reciprocamente, di progettare e guardare avanti insieme, di volersi bene fino a diventare testimonianza per chi ci incontra. Chiediamo che questa forza diventi coraggio di scelte importanti, il coraggio di assumersi la responsabilità della vita. Chiediamo la benedizione di Dio perché possiamo camminare così, sostenuti da questa natura e custoditi dalla sua mano. Il coraggio che chiediamo è quello di camminare insieme nella gioia reciproca, nella bellezza e nella forza di questa terra che ci accompagna».
Settant’anni dopo la prima edizione della manifestazione, la Festa del Lago e della Montagna si conferma così non solo uno degli appuntamenti più sentiti dell’estate lecchese, ma anche un momento identitario che unisce fede, istituzioni e comunità, rinnovandosi ogni anno nello stesso spirito originario. E tutto questo in attesa di capire se ci sarà o meno il gran finale. Al momento sembra che la consueta regata delle lucie, valida per il Trofeo Arnaldo Mondonico verrà annullata mentre dovrebbe essere confermato lo spettacolo degli sbandieratori di Primaluna. E i Fuochi? Sarà necessario attendere almeno fino alle 21.30 per capire se le condizioni meteo consentiranno o meno l’esecuzione dello spettacolo pirotecnico.
Mario Stojanovic