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Cremeno, la minoranza attacca: «Il Cas va chiuso nei piccoli Comuni»

Dopo il trasferimento di un ospite dalla struttura di Ballabio, Matteo Bergamaschi e Paolo Terzaghi di “LA VOCE” tornano a contestare un’accoglienza diventata permanente. «Servono soluzioni eque e diffuse»

Cremeno, la minoranza attacca: «Il Cas va chiuso nei piccoli Comuni»
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È affidato ai social e alla pagina Facebook ufficiale della lista civica indipendente “LA VOCE” il duro sfogo dei consiglieri di minoranza del Comune di Cremeno, Matteo Bergamaschi e Paolo Terzaghi. A riaccendere la miccia del dibattito sull’accoglienza in Valsassina è stato un recente fatto di cronaca avvenuto nel vicino comune di Ballabio: un violento litigio tra due ospiti del CAS locale, sfociato nell’allontanamento di uno dei due soggetti e nel suo successivo trasferimento proprio presso la struttura di Cremeno.

 

Cremeno, la minoranza attacca: «Il Cas va chiuso nei piccoli Comuni»

L’episodio ha fatto da detonatore a un malcontento che affonda le radici in una situazione ormai decennale. Il Centro di Accoglienza Straordinaria di Cremeno, situato nella frazione di Maggio, è infatti operativo dal lontano settembre 2014: una presenza ritenuta insostenibile per un piccolo borgo di soli 1.800 abitanti. Abbiamo raggiunto telefonicamente il consigliere comunale Paolo Terzaghi per approfondire i contenuti della presa di posizione diffusa online dal gruppo civico.

“La vicenda di Ballabio dimostra come si preferisca spostare i problemi da un paese all’altro della valle piuttosto che affrontarli alla radice” spiega Terzaghi durante l’intervista telefonica.

“Ciò che contestiamo con forza sulla nostra pagina Facebook e nelle sedi istituzionali è la trasformazione di una struttura nata per risposte “straordinarie” in un presidio permanente a carico dei cittadini. A Cremeno il CAS è aperto da oltre dieci anni: per un comune di 1.800 abitanti sostenere questa situazione rappresenta una scelta insostenibile”.

Terzaghi ha ricordato anche le proposte avanzate nel tempo per superare l’attuale modello: “Già nell’agosto del 2024 abbiamo inoltrato un’istanza formale, supportata dai report pubblicati sui nostri canali social, chiedendo l’attuazione di un’accoglienza davvero diffusa. Ripartendo gli ospiti presenti nella provincia di Lecco tra le 89 parrocchie dei decanati lecchesi, si otterrebbe una presenza media di appena 5 o 6 persone per comunità. Questo permetterebbe un’integrazione reale, un controllo efficace e non andrebbe a gravare in modo sproporzionato sui singoli paesi”.

Sia nel post diffuso su Facebook sia durante la conversazione telefonica, Terzaghi e il gruppo “LA VOCE” rivolgono critiche severe alla gestione politica a tutti i livelli istituzionali, dalla Provincia alla Regione, fino al Governo centrale.

Terzaghi conclude: “I cittadini pagano i costi economici e sociali di questo sistema attraverso le proprie tasse,» conclude Terzaghi ai nostri microfoni. «È tempo che le istituzioni intervengano con coraggio per giungere alla chiusura dei CAS nei piccoli comuni, adottando soluzioni eque e sostenibili per i territori e per le comunità locali”.

“La palla” passa ora alle istituzioni territoriali e sovracomunali, chiamate a raccogliere il monito che arriva dalla Valsassina. Tra dinamiche d’emergenza ormai cronicizzate e la richiesta di un modello più distribuito ed equo, il caso Cremeno riporta al centro del dibattito locale un tema cruciale: come coniugare il dovere dell’accoglienza con la sostenibilità sociale dei piccoli borghi.

Antonello Volpe