la reazione

ANPI Lecco contro il divieto della manifestazione pro Palestina

L'associazione interviene sulla decisione della Questura di vietare il presidio del 7 ottobre organizzato da “Lecco antisionista”: «Motivazioni troppo generali e generiche»

ANPI Lecco contro il divieto della manifestazione pro Palestina

«Preoccupazione» per una decisione che, secondo l’ANPI provinciale di Lecco, rischia di tradursi in una limitazione del diritto a manifestare garantito dalla Costituzione. La Segreteria provinciale dell’Associazione nazionale partigiani interviene sul divieto disposto dalla Questura di Lecco nei confronti della manifestazione pro Palestina organizzata dall’associazione “Lecco antisionista” per il 7 ottobre 2026.

L’ANPI richiama innanzitutto gli articoli 17 e 21 della Costituzione, sottolineando come la manifestazione fosse stata «regolarmente comunicata alle autorità competenti secondo le regole vigenti».

ANPI Lecco contro il divieto della manifestazione pro Palestina

A preoccupare l’associazione è soprattutto la motivazione alla base del provvedimento della Questura, che fa riferimento alla «considerazione del contesto internazionale» e al rischio di reazioni, ritenute potenzialmente violente, da parte di «appartenenti ad altre ideologie».

Secondo l’ANPI Lecco, si tratta di motivazioni «francamente troppo generali e generiche», che «potrebbero essere applicate quasi sempre e configurare un sostanziale divieto a manifestare».

L’associazione pone quindi una questione precisa rispetto alla gestione dell’ordine pubblico: «Inoltre, se il rischio di ‘reazioni’ fosse concreto, la Questura dovrebbe impedirle e non compromettere i diritti politici garantiti dalla Costituzione».

Una posizione che, precisano dall’ANPI, non rappresenta una critica generalizzata all’operato della Questura. «In altre occasioni, abbiamo condiviso le modalità con cui la Questura ha gestito situazioni potenzialmente problematiche», ricorda infatti l’associazione.

Questa volta, però, il giudizio è differente: «In questo caso, invece, vediamo un’estensione indebita del criterio di prevenzione, che porta a divieti non giustificati dalla necessità di difendere l’ordine democratico».

L’ANPI entra poi anche nel merito della scelta della data del 7 ottobre, pur distinguendo nettamente il giudizio sulla manifestazione da quello relativo alla libertà di manifestare. «Nel merito della manifestazione, considerato che, purtroppo, dal 1948 a oggi le date che hanno tristemente segnato la lunga Resistenza Palestinese contro la politica colonialista di Israele siano molte, non ritieniamo quella del 7 ottobre 2023 la data più “limpida” per sostenere la causa palestinese (anche per le ultime e sempre più evidenti e dirette implicazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu)».

Infine, l’ANPI riconosce esplicitamente la gravità dell’attacco del 7 ottobre 2023 e le sue conseguenze sulla stessa causa palestinese: «Siamo consapevoli che il 7 ottobre 2023 Hamas abbia compiuto un’orribile strage, danneggiando così anche la giusta lotta per i diritti del popolo palestinese».