La Valsassina diventa laboratorio di una nuova idea di assistenza agli anziani grazie a Safe at Home – Sicuri a casa, progetto del programma Interreg Italia‑Svizzera sostenuto da Regione Lombardia e dalle istituzioni del Canton Ticino. L’iniziativa nasce dalla volontà di superare un modello di cura basato esclusivamente sui grandi presidi ospedalieri, puntando invece sulla costruzione di reti territoriali capaci di accompagnare le persone fragili direttamente nelle loro case, soprattutto nei paesi più distanti dai servizi. Il progetto è stato presentato questa mattina, 31 agosto 2026, in Auser a Lecco da Raffaella Gaviano di Consolida.
Safe at Home, Valsassina e valli lecchesi al centro di un nuovo modello di cura che unisce sociale e sanitario
Nel Lecchese il progetto coinvolge Consolida, capofila dell’intervento, la cooperativa di medici COSMA, la cooperativa sociale L’Arcobaleno e Auser Leucum. La collaborazione tra queste realtà mette in evidenza quanto la sicurezza domestica richieda competenze diverse e un forte radicamento comunitario. Le attività si concentrano in Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e alta Val San Martino, territori dove l’età media è elevata e la distanza dai presidi sanitari può trasformarsi in isolamento e vulnerabilità.
Safe at Home prevede una presa in carico sociosanitaria personalizzata: infermieri e operatori sociali raggiungono gli utenti al domicilio, effettuano check‑up, attivano interventi di prevenzione e utilizzano strumenti di telemedicina per monitorare parametri clinici come pressione, frequenza cardiaca e saturazione dell’ossigeno. Per chi vive da solo o necessita di un controllo costante è disponibile anche un bracciale intelligente in grado di segnalare cadute o malesseri, garantendo un ulteriore livello di protezione. L’obiettivo è permettere alle persone di restare nella propria casa, riducendo accessi impropri al pronto soccorso e ricoveri non necessari.
Il progetto coinvolge oggi una dozzina di professionisti tra medici, infermieri e operatori sociali e ha già raggiunto oltre duecento beneficiari. Le segnalazioni arrivano principalmente dai medici di medicina generale, ma anche dai Comuni e dai cittadini che hanno partecipato agli incontri pubblici organizzati nei paesi della valle. L’esperienza sta producendo dati e evidenze utili per definire le soluzioni tecnologiche più efficaci e per costruire procedure condivise che facilitino la collaborazione tra sanitario e sociale, un passaggio fondamentale per garantire continuità e qualità dell’assistenza.
La sfida più importante riguarda il futuro: trasformare la sperimentazione, che si concluderà nel giugno 2027, in un modello stabile sostenuto dalle istituzioni. Il lavoro con le amministrazioni comunali va proprio in questa direzione, affinché quanto costruito non resti un episodio isolato ma diventi una risposta strutturale ai bisogni delle aree interne. L’ambizione del progetto è dimostrare che integrare la precisione del sanitario con la vicinanza del sociale non solo è possibile, ma rappresenta una strada decisiva per garantire dignità, sicurezza e prospettive alle comunità più remote.
Safe at Home si presenta così come una delle esperienze più significative nel panorama lecchese: un tentativo concreto di ripensare la cura, portandola dove serve e quando serve, mettendo al centro la persona e il suo ambiente di vita.
Raffaella Gaviano di Consolida che ha presentato il progetto in conferenza stampa questa mattina nella sede di Auser a Lecco.