La finestra di Marco Calvetti

Quelli che “con la cultura non si mangia”

"Al netto del voto ho ragione di credere che la cultura farà un notevole passo avanti e continuerà a nutrire lo spirito dei lecchesi, a catturare l'entusiasmo dei giovani, a dimostrare che il territorio del ferro e del formaggio non fa a pugni con la cittadella del sapere, del vedere, dell'ascoltare, ma anzi è pronta per una fusione calda."

Quelli che “con la cultura non si mangia”
Aggiungi Prima Lecco alle tue fonti preferite

di Marco Calvetti

Con la cultura non si mangia. La fesseria pronunciata qualche anno fa e inutilmente smentita è lontana mille miglia dai programmi e dai propositi dei quattro candidati sindaco di Lecco. Lo hanno ribadito nella giostra dei confronti elettorali, specie in quello promosso in Piazza Garibaldi dal Giornale di Lecco con Confindustria Lecco-Sondrio.

Il vulcanico prevosto, Don Davide Milani, che sembra posseduto dal demone dell’arte e che non perde occasione per promuovere Lecco oltre i ponti con eventi di sicura presa e di spessore certo. Il festival del cinema, la rassegna dei film nella settimana della Pasqua e il Tintoretto, sono solo esempi di un fervore del quale potranno giovarsi i futuri amministratori, senza gelosie né scambio di ruoli.

È bene che tra pubblico e privato si instauri una netta distinzione di compiti e responsabilità: un rapporto equivoco giocato al tavolo dei quattrini può produrre uno spettacolo “una tantum”, mentre la nostra città può ambire per storia e tradizione a divenire una roccaforte della cultura, come Matera, Mantova, Ferrara ed altre realtà che sono salite agli onori della cronaca. Ci si deve intendere sul metodo, prima che sui protocolli e la fantasia non deve sconfinare nell’improvvisazione.

Il Comune deve garantire le condizioni perché i progetti si realizzino senza costringere gli operatori alla solita gincana burocratica, fornendo altresì i servizi necessari perché gli utenti siano invogliati ad uscire di sera e a muoversi di giorno senza perdere ore in cerca di parcheggio, o peggio, del luogo dell’avvenimento. Occorre trovare un nobile compromesso tra le diverse espressioni culturali: l’alto e il basso, come si usa dire, hanno pari dignità e insieme garantiscono una continuità che a Lecco è sempre mancata.

Non dico che si debba arrivare a un calendario comune, ma almeno a una agenda del Comune per evitare dannose concomitanze ed piccinerie infantili. Da tempo sostengo, non senza subire e critiche più o meno velate del cenacolo ereditario, che non mi scandalizza l’idea di vedere le filodrammatiche sul palco del Teatro della Società. E i gruppi musicali, apprezzati anche oltre i confini nazionali, diventare “profeti in patria”.

Al netto del voto ho ragione di credere che la cultura farà un notevole passo avanti e continuerà a nutrire lo spirito dei lecchesi, a catturare l’entusiasmo dei giovani, a dimostrare che il territorio del ferro e del formaggio non fa a pugni con la cittadella del sapere, del vedere, dell’ascoltare, ma anzi è pronta per una fusione calda.