Playoff Serie C

Il Lecco pareggia, a Catania serve l’impresa

Il ritorno al Civoli mercoledì 21 maggio

Il Lecco pareggia, a Catania serve l’impresa

Finisce 0 a 0 il match d’andata del turno dei playoff tra lecco e Catania. Al Rigamonti ceppi questa sera, domenica 17 maggio 2026, una bella partita dei blucelesti. E mercoledì 21 maggio il ritorno. Serve un’impresa.

Il Lecco pareggia, a Catania serve l’impresa

Testa alta, petto in fuori, applausi finali. Un pari a reti bianche e persino una punta (o più di una?) di rammarico. Ma tant’è. Nell’andata dei quarti di finale playoff, il Lecco ha svariati meriti. Due su tutti, aver dipinto d’orgoglio la propria prestazione, non disunendosi mai in novanta minuti, e aver definitivamente passato il testimone più delicato, quello della pressione per il risultato, al proprio avversario, chiamato all’impresa nel clima rovente del Massimino tra poco più di 48 ore. Squadra diversa, allenatore e società differenti, persino il meteo non è certo quello, burrascoso, dell’ultimo quarto di finale vissuto alle latitudini lecchesi (Lecco – Pordenone, ndr); tutto cambia, meno l’inconfondibile profumo di 2023.

Riportato l’ordine nelle vie limitrofe allo stadio, il duello a colpi di cori tra tifoserie è la cornice pittoresca che impreziosisce Lecco – Catania. E mentre il Rigamonti – Ceppi vibra di «voce» propria, le Aquile artigliano l’avvio con leggiadria, cavalcando la scarica di adrenalina generata dal liberatorio rigore di Sipos datato 96 ore prima. Lo squillo iniziale promana dal mancino di Romani, appena a lato.

Il Lecco non riaggancia, né resta in attesa del proprio avversario; con voce alta e sicura, recita il copione dell’approccio ideale. Pochi, gli ingredienti occorrenti per sporcare i guantoni di Dini: nove minuti sul cronometro, un cross di Battistini, le movenze mai banali di Konaté e un colpo di testa lento ma angolato. Fallito il primo tentativo, l’attaccante italo-ivoriano ci riprova di piede, senza però trovare potenza e angolatura necessarie.

Lecco ficcante e volitivo. Ma il Catania? Come un impiegato al rientro dalle ferie d’agosto, la formazione sicula necessita di tempo per rimettere insieme i pezzi, sotto il duplice piano del ritmo e delle trame di gioco; ma se il primo aspetto è connaturato all’inattività prolungata, ed è quindi difficilmente evitabile, il secondo è alimentato dalle insidie «nascoste» della gara: dalle difficoltà (per chiunque) nell’acclimatarsi in casa dei blucelesti all’organizzazione provetto delle Aquile. Se Bonaiti è la carta ideale per un certosino lavoro di rottura, Mallamo viaggia a orario continuato sulla linea del centrocampo. Basta un lieve calo di intensità, uno soltanto per tremare; un contrasto perso da Zanellato è alla radice della traversa colpita da Forte, unica occasione etnea della prima frazione.

Sarà la palla gol siciliana, saranno i primi mugugni di serata, ma al rientro dall’intervallo il numero 5 riprende colore. E classe. Una gemma del suo repertorio, un filtrante per Konaté, propizia la prima palla gol della ripresa; sulla respinta di Dini, la palla danza in area, il Rigamonti – Ceppi trattiene il respiro ma Sipos manca di lucidità per convertire l’occasione in gol. Il Lecco si rammarica ma non si scompone.

Per il centravanti croato, però, il tempo per trovare la via della rete è finito; dentro Parker, per sparigliare le carte. Detto, fatto. Peccato solo che il colpo di testa dell’ex Pergolettese, passata la mezz’ora, sia fuori misura. Poco prima, il Lecco rischiava grosso con il tap-in di Cicerelli su ribattuta in volo plastico di Furlan.

Brividini a parte, la gara corre sul binario a lei più congegnale; quello dell’intensità. Da vendere. Finita la benzina per Zanellato, Valente sacrifica la qualità per il dinamismo, inserendo un Pellegrino rivelatosi brillante. All’alba del recupero, ci prova un Forte costantemente in agguato ma Furlan c’è. Idem D’Ausilio, alla curva prima del traguardo; l’estremo difensore bluceleste chiude la porta a tutti. Servirà un’impresa? Evidente. Ma come recita una formula proverbiale tanto cara al popolo bluceleste in tempi di playoff: «Non succede, ma se succede…».

Federico Pozzoni