emozione e formazione

Legalità e scuola: all’Istituto comprensivo Marco d’Oggiono ospite la vedova Lucia Di Mauro

La toccante testimonianza della donna che si è riconciliata con l’assassino di suo marito, vittima della camorra

Legalità e scuola: all’Istituto comprensivo Marco d’Oggiono ospite la vedova Lucia Di Mauro

Sabato 7 febbraio nell’auditorium dell’Istituto comprensivo Marco d’Oggiono, a Oggiono, a conclusione della settimana dedicata alla legalità, la comunità scolastica ha incontrato Lucia Di Mauro, vedova dell’agente Gaetano Montanino, vittima innocente di camorra, che ha presentato il libro “Storia di un abbraccio”. Nel pubblico presenti anche i rappresentanti delle Amministrazioni comunali di Annone, Dolzago, Ello e Oggiono, i professori e gli studenti; sul palco, gli alunni dell’indirizzo musicale che hanno accompagnato l’intervento con un brano di apertura e uno in chiusura.

La preside Pierina Lucia Montella e Lucia Di Mauro

Un lungo applauso ha accolto l’arrivo di Di Mauro, rimasta vedova il 4 agosto 2009, quando il marito perse la vita durante una sparatoria in Piazza Mercato a Napoli. Dopo il tragico evento, sono trascorsi mesi difficilissimi, di profondo dolore, come lei stessa ha raccontato ai ragazzi, poi la svolta: “Ho deciso di intrapreso un percorso di giustizia riparativa, incontrando il giovane killer, Antonio, nel carcere di Nisida e accompagnandolo nel suo cammino di riabilitazione”. Questa storia di “riconciliazione e non perdono”, come ha specificato lei stessa, è stata possibile soprattutto grazie all’incontro con i familiari di altre vittime di mafia (decisiva la conoscenza di Anna Maria Atria, sorella della vittima di mafia Rita Atria) per credere che dal dolore possa nascere una scelta di umanità. Una possibilità che permette di offrire uno spazio di dialogo anche con chi ha commesso il male.

Il racconto di Di Mauro ha emozionato tutti i presenti, come detto dalla preside: “Siamo onorati e felici di aver avuto Lucia come nostra ospite. Quelle come la sua sono testimonianze ed esperienze di cui abbiamo bisogno e che servono per tutta la comunità. Servono anche per i nostri studenti che non sono pozzi da riempire ma fari da accendere”.