Mercoledì 25 2026 febbraio i soci del Rotary Club Lecco si sono riuniti per una serata di approfondimento dedicata al tema della sanità del futuro: un modello di assistenza integrata capace di rispondere in modo concreto all’aumento delle patologie croniche e all’invecchiamento della popolazione.
Protagoniste dell’incontro Maria Cristina Messa, già Ministro dell’Università e della Ricerca nel Governo Draghi (2021–2022), oggi Direttore Scientifico della Fondazione Don Carlo Gnocchi IRCCS e autrice di oltre 180 pubblicazioni scientifiche, e Francesca Baglio, neurologa e ricercatrice presso la stessa Fondazione.
Tra gli ospiti presenti: Don Vincenzo Barbante, Presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi IRCCS; Vico Valassi, Presidente di UniverLecco; Paola Gabaldi, Direttore Operativo Area Ricerca; Marco Tarabini, Prorettore della sede di Lecco del Politecnico di Milano; Francesco Converti, Direttore Generale della Fondazione.
Andare nei territori per intercettare i bisogni
Nel corso della serata è stata ribadita con forza la vocazione della Fondazione: andare nei territori, intercettare i bisogni emergenti e coniugare clinica e ricerca per garantire accessibilità e rapidità di intervento.
Uno degli ambiti più promettenti è quello delle neuroscienze applicate al decadimento cognitivo. Oggi è possibile predire precocemente l’Alzheimer, anche se le terapie farmacologiche risultano efficaci solo in una minoranza di casi, intorno al 10%. Diventa quindi fondamentale puntare su studi e programmi capaci di rallentare l’evoluzione della malattia, intervenendo sugli stili di vita, sulla stimolazione cognitiva e sulla riabilitazione.
Perché questi modelli funzionino, è indispensabile sperimentarli sul territorio, creando esperienze replicabili anche in altre realtà.
Più longevità, più cronicità: la sfida della riabilitazione
Nel suo intervento, Francesca Baglio ha sottolineato come in quattro generazioni l’aspettativa di vita sia raddoppiata. Un traguardo straordinario che, tuttavia, ha comportato un aumento delle malattie croniche e delle disabilità, con una conseguente crescita della necessità di percorsi riabilitativi.
Oggi una persona su tre avrebbe bisogno di riabilitazione, ma spesso questo bisogno resta insoddisfatto. La riabilitazione non è un atto isolato, bensì un processo complesso che richiede presa in carico continuativa e setting diffusi.
Grazie alla teleriabilitazione, al monitoraggio da remoto e alla telemedicina è possibile raggiungere il paziente a domicilio, costruendo un modello di cura realmente integrato tra ospedale e territorio. L’obiettivo è una personalizzazione totale, mantenendo standard clinici elevati ma affiancando sempre l’umanità alla tecnologia.
Digital therapeutics e nuove frontiere della cura
La ricerca della Fondazione si concentra anche sulle digital therapeutics: nuove terapie digitali basate sull’analisi dei dati e sullo sviluppo di software innovativi.
Il cervello può essere visto come un hardware fatto di neuroni e sinapsi, ma serve anche un “software”, ovvero l’insieme delle nostre risorse funzionali. Durante la vita costruiamo molte strade neurali; se una viene danneggiata dobbiamo essere in grado di percorrerne un’altra. Il programma riabilitativo diventa così uno strumento per allenare e riorganizzare queste risorse.
Gli approcci devono essere multidimensionali, coinvolgendo aspetti fisici, cognitivi e sociali. Tra i progetti illustrati, un programma di salute mentale basato su avatar digitali ed esperienze immersive che, attraverso musica, danza e ambientazioni virtuali, stimolano funzioni cognitive e benessere emotivo.
Il territorio di Lecco è stato indicato come particolarmente ricettivo per sperimentare questi interventi, integrando la dimensione digitale con momenti di incontro in presenza per condividere le esperienze svolte a casa.
Una missione che guarda al futuro
Francesco Converti ha evidenziato come la Fondazione sia chiamata a rispondere a esigenze sempre più complesse e come il binomio clinica e ricerca rappresenti la chiave per garantire accessibilità e tempestività delle cure.
Don Vincenzo Barbante ha ricordato che, a settant’anni dalla morte di Don Carlo Gnocchi, la missione resta quella di accompagnare le persone fragili e custodirne la qualità di vita. In un Paese che invecchia rapidamente, la prevenzione diventa una sfida centrale.
Nel dibattito finale è emerso con forza il tema demografico: la popolazione italiana sarà sempre più anziana e più sola. Oggi gli over 65 rappresentano circa il 25% della popolazione e questa percentuale è destinata a crescere, con un impatto diretto sui ricoveri ospedalieri e sulla spesa sanitaria.
Intercettare precocemente l’insorgenza delle malattie e promuovere un invecchiamento in buona salute diventa quindi essenziale per evitare che i costi diventino insostenibili e per garantire non solo più anni di vita, ma più vita agli anni.