Da 40 giorni, un piccolo scricciolo che alla nascita pesava solo un chilogrammo lotta per crescere all’Ospedale Manzoni di Lecco. Con lui c’è sua mamma: insieme rappresentano un piccolo miracolo reso possibile grazie a un innovativo servizio sanitario, che l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha definito oggi, venerdì 16 gennaio 2026 a Lecco, “le cicogne del nuovo millennio”.
Si tratta del progetto Eli-STAM, attivo al Presidio Ospedaliero Manzoni di Lecco in collaborazione con AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza), elaborato insieme alla Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia e al Comitato Percorso Nascita. L’iniziativa mira a garantire maggiore sicurezza e tempestività nel trasferimento delle pazienti ostetriche tra ospedali, soprattutto in aree montane o difficilmente raggiungibili, rafforzando la rete dei punti nascita e l’assistenza alle gravidanze a rischio.
Le strutture coinvolte nella sperimentazione sono: AREU, ASST Lecco – Presidio Ospedaliero Manzoni, ASST Valtellina e Alto Lario. Il progetto è attivo tra l’alta Valtellina, compreso Livigno, e Lecco. Proprio dalla Valtellina provengono la mamma e il suo piccolo, così come altre donne incinte che, durante questa prima fase sperimentale, sono state trasportate a Lecco e salvate grazie al servizio.
Storicamente, prima dell’avvio di Eli-STAM, i trasporti neonatali dalla Valtellina verso Lecco erano già avvenuti in ambulanza: nel 2024 erano state trasferite 24 donne con gravidanze a rischio e nel 2025 altre 31, ma tutti i trasporti erano stati effettuati senza l’uso dell’elicottero, limitando la tempestività in situazioni critiche.
Eli-STAM ha già salvato tre mamme e tre bambini: un piccolo nato a 29 settimane lotta al Manzoni
“Questo progetto nasce su forte mandato della Regione Lombardia per il trasporto delle donne a rischio critico dalla Valtellina verso Lecco – ha spiegato il dottor Roberto Bellù, Direttore del Dipartimento Area della Donna e Materno Infantile e della Terapia Intensiva Neonatale (TIN) e Pediatria dell’ASST di Lecco – Il trasporto neonatale esiste dal 1991; nel 2019 è nato STAM, caposaldo della cura perinatale. Ma il servizio che offriamo ora ha grandi elementi di novità che rappresentano una vera rivoluzione: non più lo spoke che manda la donna, ma l’hub che si muove in elicottero per andare a prendere la donna incinta a rischio nel luogo dove si trova. La letteratura evidenzia che il trasporto tempestivo è un elemento fondamentale. È la prima volta che in Italia viene realizzato un progetto pilota di questo tipo: se funzionerà, come indicano i primi dati, segnerà un cambio di mentalità, con l’obiettivo di essere più vicini alle famiglie e a chi ha bisogno”.
Per arrivare a questo progetto è stata indetta una manifestazione di interesse per selezionare il personale ispettivo. Grazie alla grande partecipazione, sono state individuate 24 ostetriche che hanno seguito due percorsi formativi: a Milano Bresso per il volo diurno e a Villa Guardia per il volo anche notturno. “Dopo la formazione, i 24 professionisti erano pronti e, tre giorni dopo, lo scorso novembre è arrivata la prima chiamata per i primi interventi – ha spiegato Elisabetta Nelli, Responsabile Amministrativo Delegato del Reparto Materno Infantile di Lecco – Un ringraziamento speciale va ad AREU per la formazione e ad ASST Valtellina e Alto Lario per il supporto. Grazie anche alle ostetriche, veri punti di riferimento per le donne di Lecco e Valtellina, che continuano a seguirle anche dopo l’intervento. Questo rappresenta un sistema virtuoso, capace di andare oltre l’individualismo delle singole strutture”.
Come detto, sono stati tre i primi trasporti effettuati da Sondalo a Lecco uno il 27 novembre 2025, il secono il 5 dicembre e il terzo il 2 gennaio 2026, tutti di donne incinte di circa 29 settimane che presentavano gravidanze a rischio. Il primo trasporto è avvenuto con il volo dell’elicottero Eli Como, portando la donna che poi ha dato alla luce il piccolo a Lecco. Negli altri due casi, il trasporto delle donne, una delle quali con placenta previa (ancora ricoverata a Lecco), ha permesso di proseguire la gravidanza in sicurezza. Due voli sono avvenuti di notte e, in uno dei casi, in condizioni estremamente difficili a causa della neve, dimostrando l’efficacia e la tempestività del servizio.
Cristina Sanvito, ostetrica che ha effettuato uno dei , si è detta convinta che Eli-STAM rappresenti un “vero valore aggiunto della nostra attività professionale. La tempestività è fondamentale per la salute della mamma e del bambino, sia nel breve che nel lungo termine. Operiamo in vari ambiti: reparto, sala operatoria e pronto soccorso. Quando sono stata chiamata, era notte e ci dirigevamo verso Sondalo: l’emozione è stata grande, ma ci siamo subito sentite a casa grazie al supporto del gruppo AREU che ci ha accolto. Nonostante la neve, abbiamo effettuato la prima valutazione e il trasporto. Speriamo che questo intervento diventi presto un servizio consolidato e previsto”.
“Fino a ora il servizio era condotto esclusivamente da AREU – ha aggiunto Francesca Di Mola dell’Eli Como – La donna gravida rappresenta un caso delicato che richiede alta preparazione specialistica: la presenza di un’equipe dedicata a questo ambito è stata accolta da noi con grande entusiasmo. I nostri compiti iniziali sono stati formare le ostetriche, prima a distanza e poi in presenza. I primi tre interventi si sono svolti con buona collaborazione e hanno avuto buon esito”.
Dello stesso avviso il collega Roberto Cappelletti: “Abbiamo avviato la formazione e ci siamo coordinati rapidamente per far partire il progetto. Lo scetticismo iniziale è stato subito superato grazie alla grande solidarietà professionale”.
“Si parla molto di elicotteri ultimamente, per vicende come quelle illustrate oggi sicuramente molto belle, stimolanti e interessanti. Purtroppo, come abbiamo visto la settimana scorsa, ci sono vicende anche estremamente tristi e drammatiche, in cui AREU ha svolto un ruolo essenziale, come è accaduto nella tragedia di Crans Montana – ha chiosato l’assessore Bertolaso – Tutti i ragazzi che abbiamo riportato a casa sono stati trasportati dai vari ospedali della Svizzera con i nostri elicotteri. Gli stessi elicotteri sono stati utilizzati anche per soccorrere future mamme con problemi ginecologici e ortopedici, che dovevano essere assistite in tempo reale. L’esperienza che vi raccontiamo oggi è ancora limitata, ma comprende tutte e tre le operazioni effettuate in questo contesto. Abbiamo voluto lanciare questa iniziativa qui in Regione Lombardia perché sappiamo che solo qui è possibile portare avanti operazioni di questo tipo. Non pensiate che nel resto del Paese un intervento simile possa essere altrettanto semplice. Innanzitutto, la maggior parte delle operazioni si è svolta di notte, e il volo notturno rappresenta già una specializzazione particolare all’interno di un’attività di per sé complessa. In Lombardia il volo notturno per soccorso urgente è garantito, mentre in molte altre regioni italiane non è possibile, sia per la carenza di piloti addestrati, sia per la mancanza di elicotteri idonei, sia per la scarsità di piazzole di emergenza. Qui, invece, abbiamo creato una rete che ci permette di intervenire in qualsiasi momento. In una delle tre operazioni, abbiamo operato non solo di notte, ma anche in condizioni particolarmente difficili. Volare in elicottero in mezzo alla neve, vi garantisco, è estremamente complesso e pericoloso, anche per chi ha esperienza di volo. L’elicottero è molto sensibile alle condizioni climatiche, al ghiaccio e alla neve, quindi un’operazione in queste condizioni è di altissima complessità, soprattutto perché si tratta di un intervento ospedaliero. Non date per scontato il livello di precisione e professionalità che queste operazioni richiedono. A bordo abbiamo coinvolto le vere protagoniste di queste esperienze, le ostetriche, che rappresentano le ‘cicogne del terzo millennio’, avvalendosi della tecnologia a disposizione. Il fattore tempo è fondamentale, soprattutto in aree geograficamente difficili o in contesti dove, per motivi di sicurezza, dobbiamo chiudere punti nascita con pochi parti. Tenerli aperti sarebbe più rischioso. Questo è il modello che vogliamo esportare in altre zone della Lombardia. Non vogliamo minimamente rischiare di perdere una mamma o un bambino a causa dei tempi. Grande ammirazione, stima e affetto va alle ostetriche che rendono tutto possibile”.
Oggi, la presentazione ufficiale del progetto al Manzoni ha messo in luce non solo l’importanza delle nuove tecnologie e procedure, ma anche la dedizione del personale medico e ostetrico, che rende possibili storie come quella di questo piccolo e coraggioso neonato.






