piani per il futuro

Clinica San Martino raddoppia gli spazi e inserisce nuove specialità

La struttura lecchese, privata e convenzionata con assicurazioni private, prepara un piano quinquennale: ventimila metri quadrati, nuove tecnologie e discipline finora poco presenti nel privato

Clinica San Martino raddoppia gli spazi e inserisce nuove specialità

Ventimila metri quadrati entro cinque anni, il doppio della superficie attuale, e l’ingresso di discipline ad alta complessità. Sono queste le coordinate del piano di sviluppo con cui Clinica San Martino si prepara a una nuova fase. Fondata nel 2012, la struttura lecchese conta oggi oltre cento dipendenti, cinquecento specialisti e circa 150 mila accessi all’anno. Nel 2025 il fatturato ha raggiunto i 22 milioni di euro e, secondo le previsioni, nel 2026 dovrebbe attestarsi tra i 26 e i 27 milioni. A guidare il percorso è il direttore generale Alberto Pedretti, classe 1991, che indica come traguardo quello di «diventare una struttura ospedaliera completa».

Nuovi spazi e investimenti

Il punto di partenza è l’acquisizione dell’immobile che già ospita la clinica, sviluppata su una superficie di circa 10 mila metri quadrati. Il direttore generale la definisce «un passaggio chiave» e illustra la tabella di marcia:

«Entro un anno ne aggiungeremo altri mille e, nell’arco di cinque anni, prevediamo di arrivare complessivamente a 20 mila».

L’ampliamento, spiega, serve ad aumentare la capacità operativa e a estendere l’offerta. Si tratta, secondo Pedretti, di:

«un investimento di medio-lungo periodo che rafforzerà la nostra posizione nel mercato sanitario lombardo».

Le nuove specialità

Il potenziamento riguarderà soprattutto le discipline ad alta intensità di cura.

«Attiveremo aree ad alta complessità, tra cui quella cardiovascolare, la neurochirurgia, la medicina del lavoro e la radiologia interventistica», anticipa il direttore generale, che esclude invece l’ambito dell’emergenza e del trauma.

La direzione indicata è quella dei servizi avanzati, sostenuti da investimenti nella diagnostica, negli ultrasuoni e nella robotica, dopo le tecnologie già introdotte nell’ultimo anno in ginecologia e prevenzione. L’obiettivo dichiarato è «migliorare ulteriormente la qualità clinica e la competitività della struttura».

Una rete costruita attorno al paziente

Sullo sfondo del progetto, Pedretti colloca una riflessione sul sistema sanitario nel suo complesso, sostenendo la necessità di

«superare la tradizionale contrapposizione tra pubblico e privato».

Il nodo, secondo il direttore generale, non è chi finanzia la prestazione, ma la capacità del sistema di accompagnare la persona lungo l’intero percorso di cura: Servizio sanitario nazionale, spesa privata e coperture assicurative, osserva, dovrebbero agire come:

«componenti di una rete integrata, costruita attorno ai bisogni della persona».

Una richiesta che, aggiunge, arriva anche dai pazienti, oggi meno disposti a tollerare ritardi e passaggi complessi:

«La vera sfida è offrire non soltanto una prestazione, ma una risposta completa, affidabile e costruita intorno alla persona».