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Venturini e la parabola dell'assessore più naïf della storia di Lecco L'EDITORIALE

Venturini e la parabola dell'assessore più  naïf della storia di Lecco L'EDITORIALE
Politica Lecco e dintorni, 14 Ottobre 2018 ore 14:52

Ezio Venturini, politico lecchese, da poco ex assessore, per qualche mese “sceriffo dei rifiuti”, non ha preso bene la defenestrazione senza troppi complimenti dalla giunta Brivio.

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La carriera politica di Venturini

Ma per arrivare all’oggi, alla cronaca di un siluramento annunciato, qui ci tocca l’impresa improba di provare a tracciare il percorso politico della più sbarazzina zazzera che ha solcato la politica locale.
Tutto iniziò nel 2010 quando il corvino Ezio si ritrovò sui banchi del consiglio comunale a Lecco nelle file del partito di Di Pietro, a quei tempi ruspante speranza della politica nazionale. Ebbe lo scranno con una trentina di voti di preferenza, non quello che si direbbe un diluvio, e solo perché il compagno di lista - Ivano Donato - gli donò il posto consigliare essendo assurto al soglio di assessore della prima giunta Brivio. Già in quegli anni si mostrò, tra le file della maggioranza, una presenza critica e irrequieta, spesso e specialmente nei confronti del “suo” assessore, che non gradì affatto. A punto che le strade si separarono, mentre “L’Italia dei Valori” si stava rapidamente svalutando.

La lista civica

E così nel 2015 troviamo il Venturini nientemeno come promotore di una lista civica di sua invenzione a sostegno della ricandidatura di Brivio. Tutti, giudicando il soggetto bizzarro quanto enigmatico, fecero spallucce immaginando un flop. Fu, al contrario, un buon gruzzolo di voti che permise al sindaco uscente di rimanere a Palazzo Bovara; quasi un 3% che provocò gastriti alla blasonatissima e chiccosa lista di Appello per Lecco che dopo anni di prosopopea, inaugurazioni e comunicati stampa, fece poco più del doppio dei voti di questo improvvisato caravan delle cenerentole.
Forte di questo contributo e forse ebbro di una risicata cinquantina di preferenze, Ezio chiese pretese ed ottenne un assessorato di peso (ambiente e trasporti) nella seconda giunta Brivio, quella che “il meglio doveva venire” ma lo stiamo ancora aspettando.

Giustiziere del... pattume

Ha aspettato poco, al contrario, l’assessore Venturini per dare prova di sè. Ricordiamo un solo episodio, per darci una dimensione del soggetto. Nel bel mezzo di un complicato cambio nella raccolta rifiuti che lasció la città invasa di immondizia come una bidonville, con l’aggiunta della beffa di aumento Tari, il nostro si improvvisó implacabile giustiziere del sacco multi leggero, con tanto di ispezioni e sopralluoghi, dentro il cuore del pattume, finché non acciuffó il marrano che aveva cestinato un cavo elettrico nel sacco sbagliato. “Le regole sono regole” sentenziò il Torquemada della differenziata, dichiarando di aver comminato multe ad ogni bidone in base al regolamento comunale. Regolamento che però si era dimenticato non essere ancora nè vigente nè approvato. Il tutto finì con le pubbliche scuse, sue, e le risate, altrui, e con l’ammissione funambolica che no, le multe non c’erano, il regolamento nemmeno, ma almeno dell’argomento si era discusso. Voleva fosse una campagna d’Africa, memore dei suoi trascorsi lavorativi nel continente nero, ma si rivelò per lui quella di Russia.

Uno spiraglio di luce e di civiltà nel suo curriculum

Alla voce “trasporti” invece, Deo Concedente, si segnala nulla, non perché Lecco non abbia bisogno di interventi, ma perché su quel fronte l’Assesore non ha provato a far peggiorare le cose.
Eppure, a voler grattare, qualcosa dobbiamo pur concedere all’assessore più naïf che la città ricordi: suoi sono la campagna e il divieto dei mozziconi a terra, iniziativa non da tutti. E soprattutto segno di civiltà non irrilevante, che fu, ed è, l’unico spiraglio di sole per una Lecco inesorabilmente inondata di rifiuti sul far della sera.

Giancarlo Ferrario