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Separazione delle carriere, a Lecco nasce il Comitato “Sì Separa”

Costituzione, due Csm distinti e Alta Corte disciplinare: il comitato territoriale sostiene la riforma in vista del referendum

Separazione delle carriere, a Lecco nasce il Comitato “Sì Separa”

In vista del referendum confermativo sulla separazione delle carriere del 22-23 marzo 2026, anche a Lecco è nato il Comitato “Sì Separa”, articolazione locale della realtà civica promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi e guidata dall’ex presidente dell’Unione Camere Penali, Gian Domenico Caiazza. Il comitato raccoglie adesioni trasversali di professionisti ed ex parlamentari sia del centrosinistra sia del centrodestra.

«Il comitato territoriale nasce grazie alla preziosa collaborazione con l’associazione lecchese L’Asino di Buridano», spiegano i promotori locali.

Secondo i membri del comitato, votare Sì non significa sostenere il Governo attuale, ma scegliere «una giustizia davvero terza, in cui chi accusa e chi giudica percorrono strade diverse, con responsabilità chiare e non sovrapponibili». La riforma, sottolineano, «mette in Costituzione la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti: due percorsi distinti che si incontrano solo nel processo, nel rispetto dei ruoli, per garantire al cittadino un giudice imparziale e un pubblico ministero forte e autonomo».

Separazione delle carriere, a Lecco nasce il Comitato “Sì Separa”

«È una scelta di civiltà istituzionale», aggiungono, «pensata per restituire fiducia nella giustizia senza indebolire l’azione penale».

La nuova architettura si basa su due Consigli superiori distinti, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. «Non c’è frattura dell’ordine giudiziario, ma un rafforzamento della sua autonomia interna», affermano i promotori. «La massima Istituzione di garanzia resta al vertice, mentre ciascun Consiglio si occupa della propria funzione, con regole disegnate per evitare sovrapposizioni e zone d’ombra».

Il comitato spiega che la riforma introduce anche meccanismi di sorteggio per gli incarichi dei Consigli. «La componente laica nasce da una rosa di professori di diritto e avvocati che il Parlamento individua in seduta comune; la componente togata è estratta tra i magistrati delle rispettive carriere. Anche il vicepresidente proviene dall’elenco parlamentare. Non è arbitrio, ma una tecnica costituzionale per rendere gli incarichi meno prevedibili e quindi meno condizionabili».

Anche la disciplina interna viene rafforzata: «La giurisdizione disciplinare viene affidata a un’Alta Corte autonoma, composta da quindici giudici con requisiti rigorosi e una presenza significativa di magistrati di comprovata esperienza. Le decisioni sono appellabili davanti alla stessa Corte in diversa composizione, così da assicurare il doppio grado senza interferenze esterne».

Infine, la riforma riorganizza la gestione delle carriere in modo trasparente. «Ai Consigli vengono affidati assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. Meno alchimie, più criteri chiari; meno appartenenze, più qualità del servizio reso ai cittadini».

Per i membri del Comitato, il Sì rappresenta «un investimento nella fiducia pubblica, un modo per dire basta alle opacità che hanno logorato l’immagine della giurisdizione e aprire una stagione in cui terzietà, merito e responsabilità tornano ad essere parole concrete».

«Due carriere per una giustizia più giusta; due Consigli per un’autonomia più solida; un’Alta Corte per una disciplina più credibile», concludono. «Per queste ragioni, al referendum costituzionale, noi e gli italiani sceglieremo Sì».