Servizi sociali

Retesalute appesa a un filo, i dipendenti minacciano lo sciopero: “Delusi da CdA e sindaci”

La crisi dell'azienda speciale del Meratese e Oggionese preoccupa fortemente le tre sigle sindacali.

Retesalute appesa a un filo, i dipendenti minacciano lo sciopero: “Delusi da CdA e sindaci”
Oggionese, 02 Luglio 2020 ore 14:25

Delusione nei confronti del CdA e dell’assemblea dei sindaci: sono questi i sentimenti che emergono dalla durissima nota diffusa dai sindacati a nome dei lavoratori di Retesalute, l’azienda speciale che eroga servizi alla persona ai comuni del Meratese e a parte dell’Oggionese. Come noto, infatti, in virtù del maxi debito da 4 milioni di euro emerso lo scorso mese di aprile, una vera e propria tegola caduta tra capo e collo delle Amministrazioni comunali, sono in corso una serie di ragionamenti che stanno anche generando tensioni tra sindaci. Due le ipotesi: ripianare il debito e salvare l’azienda oppure rifondarla. Un’ipotesi, la seconda, che vedrebbe la polverizzazione di un territorio da sempre molto unito in tema di servizi sociali, ma soprattutto farebbe addensare nuvole nere sul futuro degli 80 dipendenti.

Crisi Retesalute, la lettera dei sindacati

Riportiamo integralmente il comunicato diffuso dalle tre sigle sindacali.

“E’ un senso di profonda delusione verso il CDA e verso l’Assemblea dei Soci di Retesalute quello che si respira all’interno dell’auditorium del Comune di Merate durante l’assemblea unitaria organizzata da FP CGIL LECCO, CISL FP MBL e UIL FPL DEL LARIO per dar voce ai dipendenti dell’Azienda Speciale, amareggiati per un mancato confronto, reale e concreto, con i vertici aziendali rispetto alla grave situazione economico finanziaria che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della più grande Azienda Pubblica erogatrice di servizi sociali sul Meratese, oltre che sul Casatese e sull’Oggionese.

Amarezza che si accompagna allo sgomento di fronte alle azioni avviate sino ad oggi per salvare l’Azienda. Ma forse sarebbe meglio parlare di “non azioni”, visto che la mancanza di prese di posizione chiare e definite da parte dell’Assemblea dei Soci rispetto alle richieste di ripianamento formulate dal CDA rappresentano il denominatore comune degli incontri che si sono susseguiti negli ultimi mesi proprio tra il CDA e l’Assemblea dei Soci: atteggiamento che ha condannato Retesalute e i suoi dipendenti a vivere in un limbo, nella speranza che ci sia una luce in fondo al tunnel.

Una lenta agonia proprio nel momento topico dell’anno nel quale si dovrebbe programmare l’assistenza educativa scolastica, in vista della ripresa dell’attività didattica in presenza, dopo mesi di sospensione a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19; il tutto contornato dalla necessità di garantire il medesimo livello qualitativo dei servizi erogati sino ad oggi proprio su mandato degli stessi Comuni che oggi non prendono una posizione definitiva rispetto al futuro dell’Azienda, che da un momento all’altro rischia il default finanziario.

Con quale spirito dovrebbero affrontare la quotidianità amministrativi, psicologi, assistenti sociali, educatori e OSS, che vivono ogni giorno nell’incertezza di quello che succederà nel prossimo futuro?

Tra il personale serpeggia l’angoscia di fronte ai possibili scenari che potrebbero aprirsi nell’ipotesi, sempre più concreta, che il piano di ripianamento proposto dall’attuale CDA non venga approvato dall’Assemblea dei Soci di Retesalute, condannando l’Azienda alla messa in liquidazione.

Il nuovo soggetto che verrebbe designato per l’erogazione dei servizi prestati sino ad oggi da Retesalute sarebbe in grado di garantire la tenuta occupazionale? A quali condizioni?

Retesalute applica attualmente ai propri dipendenti il Contratto Nazionale delle Funzioni Locali: il nuovo soggetto, eventualmente deputato, sarebbe in grado di preservarne la piena applicazione anche nel futuro, a tutela dei diritti maturati dai medesimi dipendenti sino ad oggi? Oppure si sta pensando ad una “gestione privatistica” dei servizi sociali che mette in discussione il “modello di gestione pubblica” adottato sino ad oggi?

Uno scenario devastante che ha visto l’allontanamento dall’azienda dell’ex Direttore di Retesalute, Simona Milani, in un momento in cui anche le posizioni organizzative cominciano a vacillare sotto il peso di una responsabilità non indifferente.

E’ giunto il momento della verità: per tutto quanto sopra esposto, i dipendenti di Retesalute, alla ricerca di risposte chiare e definite da parte degli organi decisionali (CDA e Assemblea dei Soci), conferiscono mandato ufficiale alle Organizzazioni Sindacali affinché venga proclamato lo stato di agitazione del personale dipendente di Retesalute e vengano espletati tutti i passaggi istituzionali davanti al Prefetto finalizzati al perseguimento delle procedure di raffreddamento, in assenza delle quali verrà proclamata una giornata di sciopero con la conseguente interruzione di tutti i servizi resi”.

Teresa Elmo (Fp Cgil Lecco), Enzo Cerri (Cisl Fp Mbl), Italo Bonacina (Uil Fpl del Lario)

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