La finestra di Marco Calvetti

Quelli che “con la cultura non si mangia”

"Al netto del voto ho ragione di credere che la cultura farà un notevole passo avanti e continuerà a nutrire lo spirito dei lecchesi, a catturare l'entusiasmo dei giovani, a dimostrare che il territorio del ferro e del formaggio non fa a pugni con la cittadella del sapere, del vedere, dell'ascoltare, ma anzi è pronta per una fusione calda."

Quelli che “con la cultura non si mangia”
Lecco e dintorni, 08 Settembre 2020 ore 14:44

di Marco Calvetti

Con la cultura non si mangia. La fesseria pronunciata qualche anno fa e inutilmente smentita è lontana mille miglia dai programmi e dai propositi dei quattro candidati sindaco di Lecco. Lo hanno ribadito nella giostra dei confronti elettorali, specie in quello promosso in Piazza Garibaldi dal Giornale di Lecco con Confindustria Lecco-Sondrio.

Il vulcanico prevosto, Don Davide Milani, che sembra posseduto dal demone dell’arte e che non perde occasione per promuovere Lecco oltre i ponti con eventi di sicura presa e di spessore certo. Il festival del cinema, la rassegna dei film nella settimana della Pasqua e il Tintoretto, sono solo esempi di un fervore del quale potranno giovarsi i futuri amministratori, senza gelosie né scambio di ruoli.

È bene che tra pubblico e privato si instauri una netta distinzione di compiti e responsabilità: un rapporto equivoco giocato al tavolo dei quattrini può produrre uno spettacolo “una tantum”, mentre la nostra città può ambire per storia e tradizione a divenire una roccaforte della cultura, come Matera, Mantova, Ferrara ed altre realtà che sono salite agli onori della cronaca. Ci si deve intendere sul metodo, prima che sui protocolli e la fantasia non deve sconfinare nell’improvvisazione.

Il Comune deve garantire le condizioni perché i progetti si realizzino senza costringere gli operatori alla solita gincana burocratica, fornendo altresì i servizi necessari perché gli utenti siano invogliati ad uscire di sera e a muoversi di giorno senza perdere ore in cerca di parcheggio, o peggio, del luogo dell’avvenimento. Occorre trovare un nobile compromesso tra le diverse espressioni culturali: l’alto e il basso, come si usa dire, hanno pari dignità e insieme garantiscono una continuità che a Lecco è sempre mancata.

Non dico che si debba arrivare a un calendario comune, ma almeno a una agenda del Comune per evitare dannose concomitanze ed piccinerie infantili. Da tempo sostengo, non senza subire e critiche più o meno velate del cenacolo ereditario, che non mi scandalizza l’idea di vedere le filodrammatiche sul palco del Teatro della Società. E i gruppi musicali, apprezzati anche oltre i confini nazionali, diventare “profeti in patria”.

Al netto del voto ho ragione di credere che la cultura farà un notevole passo avanti e continuerà a nutrire lo spirito dei lecchesi, a catturare l’entusiasmo dei giovani, a dimostrare che il territorio del ferro e del formaggio non fa a pugni con la cittadella del sapere, del vedere, dell’ascoltare, ma anzi è pronta per una fusione calda.

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