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L'intervento

Petizione con il comitato “Salviamo il Magnodeno”

"Chiediamoche l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini si concentri su una montagna spesso sacrificata che riteniamo debba poter costituire ancora, e di più, un luogo di cui tutti possano beneficiare".

Petizione con il comitato “Salviamo il Magnodeno”
Politica 18 Marzo 2021 ore 13:42

Di Comitato “Salviamo il Magnodeno”

Siamo il Comitato “Salviamo il Magnodeno”, un gruppo apartitico di cittadini della provincia di Lecco impegnati attivamente nella salvaguardia di un monte già fortemente colpito da un’attività di escavazione quasi secolare, ora nuovamente esposto a un ennesimo allargamento dell’area di escavazione. Tra pochi giorni, in data 31 marzo, si terrà la Conferenza dei Servizi in cui la Provincia di Lecco deciderà se autorizzare o meno la ditta Unicalce spa, società attiva nella cavazione del monte Magnodeno, ad allargare di 2.791.000 metri cubi il fronte di cava di Vaiolo Alta (delle tre cave, quella situata più in alto).

 

Due sono le vie su cui ci stiamo muovendo: da una parte vogliamo che le osservazioni del Comitato su alcune problematicità specifiche dell’attività di escavazione nell’area del Magnodeno vengano prese in attenta e seria considerazione da parte degli amministratori provinciali coinvolti nella decisione, allo scopo di bloccare l’autorizzazione; dall’altra siamo convinti della necessità di rendere note al numero più ampio di persone possibile le motivazioni profonde e la varietà dei fattori che ci spingono a chiedere con forza che si metta definitivamente fine all’escavazione. 

 

A questo proposito, data l’impossibilità di raggiungere i concittadini con una campagna di piazza in un periodo di pandemia, abbiamo deciso di favorire la diffusione dei contenuti che ci spingono a batterci per un tema tanto rilevante per la vita di tutti i cittadini attraverso la creazione di una petizione online per mezzo della piattaforma change.org, che ad oggi supera le 27 000 firme.  

 

L’escavazione del Magnodeno presenta conseguenze gravi su svariati fronti, come sottolineato attentamente nel testo della petizione; per la salute pubblica e dell’ecosistema: il processo di combustione della roccia calcarea cavata al fine di ricavarne la calce genera emissioni di CO2 elevatissime, 200 000 tonnellate all’anno (ben superiori alle già consistenti 130 000 del forno inceneritore di Valmadrera); per la tenuta idrogeologica dell’area e per la qualità dell’acqua dei torrenti, minacciati dall’inquinamento industriale; per l’inquinamento acustico e delle polveri; per il paesaggio e la natura, fortemente compromessi, insieme con la flora e la fauna autoctone, colpite da tagli continui che portano a una conseguente perdita della biodiversità e degli habitat naturali; infine, per la sopravvivenza di nuclei dotati di storia e ricchi di ricordi per ognuno di noi come Neguggio, Campo dei Boi, Carbonera e Piazzo.

 

Determinati dalla volontà di bloccare il via libera ai cavatori per i prossimi tredici anni, vogliamo spingerci ancora oltre: obiettivo del Comitato è fare sì che anche quell’area del Magnodeno torni ad essere, da spazio inaccessibile e degradato nelle sue potenzialità naturali e paesaggistiche, un’area di cui la collettività possa fruire nella sua totalità, riappropriandosi di un bene privato per troppo al beneficio di tutti. 

Per restituire quest’area ai cittadini e perché possa avere luogo il necessario ripristino ambientale, è imprescindibile porre fine all’escavazione una volta per tutte: non ci soddisfano i camuffamenti spacciati per ripristini, almeno quanto non basta disinfettare una ferita e poi disinteressarsene; occorre spendersi con ogni mezzo e forza per richiuderla: in questo crediamo che le autorità pubbliche debbano prendere posizione senza recedere di fronte agli interessi dei cavatori. 

In tal senso, ribadiamo che non scorgiamo altra strada se non quella di cessare l’attività di cavazione sul Magnodeno; lungi dall’essere la nostra una posizione che dimentica i lavoratori, sottolineiamo che le poche decine di persone attive nella cava sarebbero necessariamente reimpiegate nelle attività di recupero ambientale, salvifico per la montagna, fondamentale per i cittadini, doveroso secondo la legge. 

 

Chiediamo pertanto che l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini si concentri su una montagna spesso sacrificata che riteniamo debba poter costituire ancora, e di più, un luogo di cui tutti possano beneficiare.

Il Magnodeno ha già dato troppo ai cavatori, ha donato le sue membra per arricchire pochissime persone. 

Crediamo dunque che sia giunta l’ora di difendere questa montagna da un’ulteriore aggressione sconsiderata, consapevoli che ne va del nostro futuro e della qualità della nostra vita, ma soprattutto di quella dei nostri figli e nipoti che vivranno questo territorio. 

Per questo vi invitiamo nuovamente a leggere e a firmare la nostra petizione!

 

Comitato “Salviamo il Magnodeno”

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