Domande al Sindaco

Mauro Gattinoni risponde alle nostre domande in vista del ballottaggio

L'esito del primo turno, l'astensione, le critiche e molto altro

Mauro Gattinoni risponde alle nostre domande in vista del ballottaggio

Abbiamo sentito il primo cittadino di Lecco uscente su alcuni temi importanti in vista del prossimo ballottaggio del 7 e 8 giugno 2026.

1) Come commenta l’esito del voto del 24 e 25 maggio?

Lo commento con grande rispetto per il voto dei lecchesi. La città si è espressa e il risultato ci consegna una sfida aperta, molto simile a quella di sei anni fa. Qualcuno immaginava una spallata già al primo turno, ma quella spallata non c’è stata: siamo al ballottaggio e ora si apre una partita nuova. Naturalmente il dato va letto con lucidità. C’è un risultato da recuperare, c’è un messaggio da ascoltare
e c’è soprattutto un 40% di cittadini che non è andato a votare. Questo, per me, è il dato politico più importante: tanti lecchesi non hanno ancora scelto, forse sono delusi, forse chiedono più chiarezza, forse vogliono essere convinti da proposte concrete e non da slogan. È esattamente quello che intendiamo fare in questi giorni.

Mauro Gattinoni risponde alle nostre domande in vista del ballottaggio

2) In che modo cercherà di intercettare gli indecisi e quel 40% di lecchesi che non si è recato alle urne?

Con il metodo che ho sempre cercato di seguire: ascolto, presenza, concretezza. Non penso che chi si è astenuto vada inseguito con promesse facili o frasi ad effetto. Penso che vada rispettato e convinto spiegando bene qual è la scelta davanti alla città.
Da una parte c’è una proposta che conosce la macchina amministrativa, ha portato avanti opere difficili, ha ottenuto risorse, ha riaperto luoghi importanti, ha investito su scuole, cultura, sport, ambiente, welfare e futuro. Dall’altra c’è una proposta che parla molto di cambiamento, ma deve ancora dire con precisione cosa cambierebbe, con quali risorse, con quali tempi e con quali conseguenze.
Agli indecisi e a chi non ha votato voglio dire questo: il ballottaggio non è un secondo primo turno, è una scelta secca sul futuro della città. Io chiedo di giudicarci per quello che abbiamo fatto, ma soprattutto per quello che siamo pronti a fare nei prossimi cinque anni.

3) Farà un accordo con le altre forze politiche rimaste escluse dal ballottaggio?

Credo prima di tutto negli accordi con i cittadini e con la città. Poi, in democrazia, si dialoga con tutte le forze che hanno a cuore Lecco e che condividono valori di fondo: serietà amministrativa, attenzione ai più fragili, sostenibilità, europeismo, qualità dei servizi, sviluppo equilibrato. Mi interessano convergenze chiare sui contenuti. Al secondo turno la domanda diventa semplice: quale
idea di Lecco vogliamo sostenere?

4) Qual è la critica durante la campagna elettorale che le ha dato più fastidio?

Le critiche fanno parte della politica e, quando sono sincere, aiutano anche a migliorare. Quello che mi ha dato più fastidio è stato raccontare Lecco come una città pericolosa, abbandonata o amministrata senza cura. È una rappresentazione che non riconosco e che considero ingenerosa verso il lavoro di tanti: amministratori, dipendenti comunali, associazioni, scuole, imprese, volontari, cittadini. I problemi ci sono, i disagi anche, e non li ho mai nascosti. Ma trasformare ogni difficoltà nella prova che tutto sia sbagliato non aiuta Lecco. La città merita verità, non caricature.

5) Quanto ha speso per la campagna elettorale?

La campagna è stata e sarà condotta nel pieno rispetto dei limiti e delle regole previste dalla legge. Tutte le spese saranno rendicontate nelle forme e nei tempi stabiliti dalla normativa. Quello che posso dire è che la nostra è una campagna fatta soprattutto di persone: candidati, volontari, incontri nei rioni, dialogo con cittadini, associazioni e categorie. Una campagna certamente organizzata, ma senza effetti speciali: il cuore resta il confronto diretto con la città.

6) Secondo lei come andrà questo ballottaggio?

Sarà una sfida aperta, impegnativa, da giocare voto per voto. Partiamo da un risultato che ci chiede di recuperare terreno, ma anche dalla consapevolezza che al ballottaggio cambia tutto: cambiano le motivazioni, cambia la partecipazione, cambia il tipo di scelta.
Io sono fiducioso perché conosco i lecchesi. Sono persone serie, che magari si arrabbiano, protestano, chiedono di più, ma poi sanno valutare. In queste due settimane voglio parlare proprio a loro: a chi ha dubbi, a chi ci ha votato, a chi non ci ha votato, a chi è rimasto a casa. La fiducia non si pretende: si riconquista. Ed è quello che faremo fino all’ultimo giorno.

7) Un appello al voto: perché votare lei?

Chiedo il voto perché Lecco ha bisogno di continuità nelle cose giuste e di coraggio nelle cose nuove. In questi anni abbiamo avviato un lavoro grande: opere pubbliche, servizi, cultura, ambiente, sport, scuola, politiche sociali, rigenerazione urbana. Molte cose sono già visibili, altre stanno arrivando, altre ancora hanno bisogno di essere completate.
Votare me significa scegliere un’amministrazione che conosce la città, che non promette miracoli, che si assume responsabilità, che guarda avanti e che vuole una Lecco più forte, più vivibile, più giusta, più attrattiva.
Al ballottaggio non si decide solo chi farà il sindaco. Si decide quale direzione prenderà Lecco. Io chiedo ai cittadini di non lasciare che siano altri a scegliere al posto loro. Il 7 e 8 giugno andiamo a votare: per Lecco, per il suo futuro, per una città che cresce senza perdere la propria anima.