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Elezioni Lecco 2020, solo 11 vie lecchesi intitolate a donne. Ambientalmente lancia un flash mob

"A Lecco ben 233 vie sono dedicate a UOMINI (di cui 18 personaggi dei promessi sposi) e solamente 11 vie sono dedicate a figure FEMMINILI (di cui 6 personaggi dei Promessi sposi)"

Elezioni Lecco 2020, solo 11 vie lecchesi intitolate a donne. Ambientalmente lancia un flash mob
Lecco e dintorni, 08 Settembre 2020 ore 16:38

Un falsh mob per intitolare una via di Lecco a una donna. Questa la proposta lanciata da Ambientalemnte, lista civica che sostiene la candidatura di Mauro Gattinoni alle prossime elezioni Lecco 2020. Un iniziativa intitolata “Via la discriminazione di genere” che nasce da una semplice… conta.

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Elezioni Lecco 2020, solo 11 vie lecchesi intitolate a donne.

 

“In vista delle elezioni amministrative del 20-21 settembre abbiamo deciso, come gruppo giovani della lista civica AmbientalMente Lecco, di mettere in atto un flash mob per sottolineare il valore che diamo al concetto di sostenibilità sociale, tradotto in questo frangente nella parità di genere spiegano da Ambientalmente –  Contando le vie di Lecco, basandoci sul libro “Lecco, il significato delle vie dalla A alla Z”, abbiamo riscontrato che ben 233 vie sono dedicate a UOMINI (di cui 18 personaggi dei promessi sposi) e solamente 11 vie sono dedicate a figure FEMMINILI (di cui 6 personaggi dei Promessi sposi). Se da una parte la distribuzione dei toponimi può essere un problema di relativa importanza rispetto ad azioni più concrete, pensiamo che sottolineare questa discrepanza possa aiutare a comprendere un problema reale della nostra società che affonda le radici in una cultura dove spesso l’uomo è portato ad esempio e la donna deve saper “stare un passo indietro”.

Ambientalmente lancia un flash mob

Sa qui l’idea.  “Chiediamo quindi di scegliere, tra queste dieci donne che vi proponiamo, quella a cui vorreste dedicare una via della nostra città. Alle prime tre classificate assegneremo simbolicamente tre vie di Lecco e per scoprire le vincitrici basterà seguirci su Instagram!”

A quale di queste donne dedichereste una via della città di Lecco? CLICCA QUI PER VOTARE

“Le candidate”

IRMA BANDIERA – Nata nel 1915 in una benestante famiglia bolognese, il suo amore per la libertà la spinse a schierarsi contro gli oppressori. Divenne presto un’audace combattente, pronta alle azioni più rischiose. Fu catturata dai nazifascisti mentre si apprestava a rientrare a casa. Con sé Irma aveva dei documenti compromettenti e per sei giorni i fascisti la seviziarono, senza riuscire a farle confessare i nomi dei suoi compagni di lotta. L’ultimo giorno la portarono di fronte a casa sua: “Lì ci sono i tuoi – le dissero – non li vedrai più, se non parli”, ma Irma non parlò. I fascisti infierirono ancora sul suo corpo martoriato, la accecarono e successivamente le scaricarono addosso i loro mitra. Il corpo di quella che, nella motivazione della massima onorificenza militare italiana, è indicata come “Prima fra le donne bolognesi ad impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà… “, fu lasciato come ammonimento per un intero giorno sulla pubblica via.
VERA CAO PINNA – Indiscussa e coraggiosa pioniera dell’econometria italiana, ricordata come una donna gentile, riservata, forte e anticonvenzionale, Vera Cao Pinna nacque il 23 dicembre 1909 a Siliqua, un piccolo paesino in provincia di Cagliari. Si dedicò all’applicazione dei metodi statistici all’analisi della condizione economica italiana con particolare interesse per gli stili di vita delle classi sociali più svantaggiate. Nonostante l’attestato di stima di un premio nobel, e il fatto che nell’ambiente scientifico e accademico internazionale fosse ben più nota di molti suoi colleghi titolari di una cattedra, Cao Pinna in Italia fu messa ai margini del mondo accademico, il muoversi in un universo fortemente maschilista, e il mancato sostegno da parte dei colleghi fecero la loro.
FRANCESCA CICERI – Nata a Lecco nel 1904, rimasta orfana di padre, iniziò a lavorare in fabbrica all’età di dieci anni. Dall’età di quindici anni iniziò a frequentare i sindacati partecipando all’occupazione delle fabbriche durante gli scioperi del 1919-1920. Fu in questo periodo che conobbe Gaetano “Nino” Invernizzi, che presto divenne suo compagno nella militanza politica e nella vita privata. Costretti ad emigrare a Parigi, iniziarono un lungo periodo di impegno politico nel gruppo di lingua italiana del Partito Comunista Francese. Tornata in Italia fu arrestata nel 1936 con l’accusa di cospirazione contro lo Stato e ricostituzione del Partito Comunista, fu incarcerata presso il penitenziario femminile di Perugia, dove scontò quattro anni e uscì, in seguito a un’amnistia, nel 1941. Tornò quindi a Lecco e, dopo la caduta di Mussolini, riprese le sue attività politiche, alternando il lavoro in clandestinità alla lotta partigiana in montagna. Il 9 settembre 1943 Francesca partecipò alla costituzione ai Piani d’Erna della banda partigiana “Carlo Pisacane”, ebbe così inizio la Resistenza sulle montagne del Lecchese.
LAURA CONTI – Nata a Udine nel 1921, è stata una partigiana, medico, ambientalista, politica e scrittrice italiana, considerata la madre dell’ecologismo italiano. L’ambientalismo di Laura Conti aveva una componente antica, una componente di forte umanità che affondava le sue radici nell’esperienza della Resistenza. Queste radici erano condivise con un’altra figura della Milano “illuminata”: Ercole Ferrario. Vite parallele, le loro, con una comunanza di attenzione all’uomo e alla natura. Laura Conti è stata una divulgatrice infaticabile. Le piaceva ripetere: “Non sono una scienziata, ma una studiosa dei problemi ecologici. Pur trovando affascinante lo studio, penso che sia importante anche agire ed operare. Per questo motivo ho deciso di fare politica: non basta studiare, bisogna anche darsi da fare”.
LEA GAROFALO – Testimone di Giustizia, vittima di mafia si ribellò alla cultura di mafia e scelse la via della legalità, pagando con la vita. Cresciuta in un ambiente dominato da uno scenario di ingiustizia, morte, vendetta, in cui la strada pareva definitivamente tracciata, Lea si ribellò, rifiutando di accettare la regola del silenzio omertoso. Divenne Testimone di Giustizia, decidendo di riferire all’Autorità Giudiziaria quanto aveva appreso e conosciuto sui collegamenti tra le famiglie malavitose appartenenti alla ‘ndrangheta che, trasferitesi a Milano, comandavano il territorio di Petilia Policastro attraverso il controllo del mercato della droga, condizionando l’economia e lo sviluppo sociale e civile. Entrò nel sistema di protezione per i collaboratori di giustizia. Costantemente in pericolo, si spostò, insieme alla figlia Denise, in diverse città italiane. Affrontò la solitudine, la paura e la difficoltà economica, lottò perché la figlia potesse studiare e costruirsi un progetto di vita. Nel novembre del 2009, fu sequestrata e uccisa dalla famiglia del compagno e padre di Denise.
GRAZIA DELEDDA – Nata a Nuoro nel 1871, è stata una scrittrice italiana vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926. È ricordata come la seconda donna, dopo la svedese Selma Lagerlöf, a ricevere questo riconoscimento, e la prima italiana. La sua narrativa muove dal verismo a fondo regionale e folcloristico: cronache e leggende paesane, storie di passioni elementari e di esseri primitivi; ma a un mondo del peccato e del male, sentito come fatalità, e rappresentato con cupi accenti, si accompagnano o piuttosto si contrappongono un’ansia di liberazione e di riscatto, un estroso e romantico senso della vita, che trovano espressione soprattutto nella leggerezza idillica e trasognata del paesaggio.
NILDE IOTTI – Nata a Reggio Emilia nel 1920, è stata una combattente della resistenza durante la seconda guerra mondiale, diventando una delle figure politiche femminili più importanti del dopoguerra italiano. Da molti considerata madre fondatrice della Repubblica italiana e forse “la miglior presidente della Camera dei deputati che l’Italia abbia mai avuto”, Nilde Iotti fu un membro della Commissione alla quale, nel 1946, fu assegnato il compito di redigere la nuova costituzione del paese. Due anni dopo fu eletta alla Camera dei deputati, di cui divenne la presidente per ben 13 anni, un primato rimasto ineguagliato. Europeista convinta, nel 1969 Nilde Iotti divenne membro del Parlamento europeo, mantenendo il seggio fino al 1979. Nel 1997 fu eletta vicepresidente del Consiglio d’Europa.
ANTONIETTA NAVA – Nata nel 1911, ricordata per lo spirito di servizio che l’ha animata nel tempo, è stata insegnante e preside per 45 anni, nonché vicesindaco e assessore comunale all’istruzione dal 1957 al 1970. E’ scomparsa nel 2005. L’impegno che caratterizza Antonietta Nava è stata la scuola, dove ha iniziato a insegnare giovanissima e dove, nella città di Lecco, è stata la prima preside del Liceo Scientifico Grassi e poi del Liceo Classico Manzoni. Nella scuola è entrata il 1 ottobre 1934, un mese prima di laurearsi e ha concluso la sua carriera scolastica il 12 settembre 1979. In un’ intervista al Giornale di Lecco dichiarò: “Ho amato tutti i miei studenti, ho creduto e credo nella scuola”.
ANTONIA POZZI – Nata a Milano nel 1912, è stata una poetessa italiana. Una vita breve, di appena 26 anni, silenziosa e infelice; una morte senza spiegazioni, un suicidio, vicino all’Abbazia di Chiaravalle. La sua passione era lo sci e l’alpinismo (sulle Dolomiti oppure sulle Grigne, vicino Lecco) ma anche i fiori, la letteratura, la fotografia e ovviamente scrivere. Appartenente all’alta borghesia milanese, frequentò gli ambienti culturalmente più vivi della città degli anni Venti e Trenta. Viaggiò molto in Europa, ma il suo luogo preferito rimase Pasturo, dove è sepolta. Delle poesie che scrisse non ne pubblicò nessuna in vita. Alcune, molto censurate e stravolte, furono pubblicate dal padre dopo la sua morte. Poi il suo nome cadde nel dimenticatoio e, a parte Vittorio Sereni, già suo amico, l’apprezzò Thomas S. Eliot e Montale, che scrisse l’introduzione per una piccola raccolta nel ’48. Poi, negli anni ‘80, alcune ricerche portarono alla luce l’intero corpus dei suoi scritti.
CICELY SAUNDERS – Nata a Barnett nel 1918, è stata un’infermiera, medico e filosofa britannica di religione cristiana. Ha dato vita alla diffusione degli Hospice, sottolineando l’importanza delle cure palliative nella medicina moderna, assistendo i malati terminali fino alla fine della loro vita nel modo più confortevole possibile. Una figura straordinaria tanto nelle scoperte tecnico-scientifiche della cura del dolore, quanto come figura spirituale e “filosofica”. Cicely Saunders, dapprima studentessa di filosofia, poi infermiera e assistente sociale, infine medico. Attraverso la cura dei pazienti raggiunse la consapevolezza di quella che era la sua idea di medicina, che deve aiutare i pazienti a vivere la vita fino in fondo, accompagnarli sulla soglia, senza “procrastinare il vivere” ma aiutare ciascuno “a trovare la sua strada”.
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