Lecco

Deposito di inerti nella cava di Chiuso: dopo il no del Comune arriva il sì della Provincia

E' stato deciso nell’ultima conferenza dei Servizi (organizzata in videoconferenza) a seguito del parere favorevole di tutti gli enti (Arpa compresa), escluso il Comune di Lecco.

Deposito di inerti nella cava di Chiuso: dopo il no del Comune arriva il sì della Provincia
Lecco e dintorni, 23 Maggio 2020 ore 08:33

Deposito di inerti nell’ex cava di Chiuso: la Provincia ha detto sì. Così è stato deciso lunedì nell’ultima conferenza dei Servizi (organizzata in videoconferenza) a seguito del parere favorevole di tutti gli enti (Arpa compresa), escluso il Comune di Lecco. Quindi a breve partiranno i lavori per la realizzazione di un nuovo impianto di stoccaggio dei rifiuti inerti nell’ex cava attualmente sede di attività della «Pozzi Virginio Strade». La Conferenza dei servizi tuttavia ha ridotto la superficie dell’area che passa dai 1800 mq previsto nel progetto a circa 700 mq. Il parere favorevole di Palazzo Locatelli arriva dopo un anno e mezzo di travagliato iter burocratico.

Deposito di inerti nella cava di Chiuso: dopo il no del Comune arriva il sì della Provincia

Dopo diversi passaggi in Conferenza dei servizi, con la valutazione tecnica dell’impatto ambientale a cura dei vari enti preposti (Arpa in primis), la V Commissione consigliare si era trovata a discutere la richiesta nell’ultima seduta di anno 2019. Chi pensava di liquidare il punto all’ordine del giorno in pochi minuti sbagliava di grosso.
Da quel momento in poi c’è stata una vera e propria levata di scudi da parte delle opposizioni e del Comitato di Chiuso, complice la campagna elettorale che ha inasprito ancora di più gli animi.

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L’area della Pozzi Strade nella Cava di Chiuso

Il problema è che l’area in questione, interna alla proprietà della Pozzi Virginio Strade, risulta azzonata come residenziale nel vigente Pgt, anche se da sempre è utilizzata per fini artigianali-produttivi. L’intervento richiesto, definito di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza (soprattutto del versante montano), riguardava nel progetto iniziale una superficie di poco più di 1800 mq poi ridotta a 700 mq nel corso della Conferenza dei servizi di lunedì mattina. Si trova nella parte superiore della proprietà (che consta di oltre 20mila metri quadrati). Qui, sui sedimi di vecchi terrazzamenti, sarà realizzato un piazzale di stoccaggio di rifiuti inerti, provenienti da demolizioni e scavi.

L’incontro alla Casa sul Pozzo

Il 9 gennaio il Comitato di Chiuso aveva indetto una riunione alla Casa sul Pozzo durante la quale i residenti avevano espresso il loro no deciso alla richiesta. Così aveva dichiarato il sindaco Virginio Brivio quella sera: «Il parere del Comune dovrebbe essere prevalentemente tecnico, ma in questo caso dovrà essere anche politico. Il Consiglio comunale quando ha pianificato il Pgt, aveva deciso che per quell’area era meglio uno sviluppo di natura urbanistica piuttosto che un’attività produttiva. Ora la Pozzi chiede di congelare per dieci anni (ovvero per la durata dell’autorizzazione) lo sviluppo edilizio dell’area. Dobbiamo tenere conto che la Pozzi è un’attività esistente che ha bisogno di stoccare qualche quantitativo di materiale inerte (che non verrà trattato) ma con maggiore ordine. Il Consiglio deve essere responsabile».

La petizione e il Consiglio comunale

La decisione dell’assise era prevista per il 27 gennaio, giorno in cui è stata protocollata a Palazzo Bovara una petizione di 500 residenti a Chiuso. I firmatari chiedevano al Comune di non dare via libera alla variante del Pgt, tenuto conto che «le norme tecniche di attuazione del Piano delle regole, allo stato attuale non prevedono la realizzazione dell’intervento proposto dalla società in assenza dello strumento di attuazione dell’Ambito di trasformazione urbana (Atu)». Inoltre «prospettandosi tale richiesta come nuovo impianto chiediamo che non venga modificato il vigente Piano e che venga dato seguito a quanto già previsto presso l’Atu, con particolare riferimento alla riqualificazione ambientale dell’area di cava all’interno di un contesto urbano residenziale ai margini di un’area pedemontana, individuata come di interesse paesaggistico anche dal Parco Adda Nord».
Nella petizione si chiedeva inoltre di provvedere «all’allargamento della strada locale di via ai Molini, alla realizzazione di un’area a parcheggio pubblico, al prolungamento del marciapiede esistente, al recupero ambientale delle aree individuate a verde ecologico territoriale, potenzialmente oggetto di “manomissioni e trasformazioni” previste dal progetto della società interessata». Brivio aveva rinviato il punto all’ordine del giorno che era stato riportato in Consiglio la settimana successiva.

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No al cambio di destinazione

Il 14 febbraio la questione era tornata in Commissione V. «L’Amministrazione – aveva spiegato l’assessore all’Urbanistica Gaia Bolognini – non darà il via libera al cambio di destinazione dell’ex cava e quindi alla richiesta della Pozzi Virginio Strade srl di realizzare un deposito di inerti nell’area di via Ai Molini». Un passo indietro confermato nel Consiglio comunale del 24 febbraio dove era stato espresso un no unanime alla richiesta. Ma gli altri enti, in Conferenza dei servizi, hanno deciso diversamente.

Micaela Crippa

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