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Bione, scintille al confronto tra candidati sindaci: «Il progetto va rifatto da capo»

I 5 candidati sindaci alle amministrative 2026 si sono confrontanti su un tema molto risentito sia dal territorio che dalla comunità lecchese

Bione, scintille al confronto tra candidati sindaci: «Il progetto va rifatto da capo»

Il futuro del Centro Sportivo «Al Bione» incendia il dibattito politico che si è tenuto ieri sera, martedì 12 maggio 2026, nella sede della Camera di Commercio di Lecco. Il confronto organizzato da Confindustria Lecco e Sondrio e ALPL – Associazione Libere Professioni Lecco ha acceso uno dei temi più divisivi della campagna elettorale: la riqualificazione del principale polo sportivo lecchese.

Moderati da Rachele Grassini e Andrea Pagliuca, i candidati sindaci si sono confrontati su sicurezza, viabilità, turismo e servizi, ma è stato il Bione a monopolizzare il dibattito, con critiche durissime all’attuale progetto sostenuto dall’amministrazione uscente.

Bione, scintille al confronto tra candidati sindaci: «Il progetto va rifatto da capo»

Tra gli interventi più articolati, quello di Filippo Boscagli, che ha legato il destino del centro al valore educativo dello sport cittadino.

«Il Bione è la casa delle nostre società sportive. Lecco ha un patrimonio educativo straordinario rappresentato dalle associazioni sportive di ogni rione. È lì che i ragazzi imparano il sacrificio, il rispetto delle regole, il rapporto sano con allenatori e compagni. È lì che nascono reti di inclusione e accoglienza, anche per giovani con disagi o figli di famiglie straniere. Per questo abbiamo contrastato il progetto dell’amministrazione attuale: non tanto per i 30 milioni di costo, ma perché non metteva al centro le società sportive e il loro ruolo. Quindi il tema era quello di riprendere il progetto integralmente, dialogando con le società sportive che il Bione lo vivono ogni giorno. Partendo dai fondi già presenti in bilancio, ristruttureremo il centro sportivo con un nuovo progetto costruito insieme alle associazioni».

Sulla stessa linea anche Mauro Fumagalli, che ha criticato duramente l’impostazione economica del piano attuale:

«Condivido pienamente quanto detto da Boscagli sull’importanza dello sport e delle società sportive. Il progetto immaginato finora non risponde alle esigenze della città, dei giovani e delle associazioni. Così com’è non va bene e va chiuso il prima possibile. Bisogna riprendere in mano il progetto e costruirlo attraverso un partenariato pubblico-privato vero, nel quale il privato metta risorse concrete e si assuma davvero i rischi dell’operazione. Diversamente, tutto rimarrebbe sulle spalle dell’amministrazione pubblica. Qualche anno fa esisteva una proposta che guardava all’intera area del centro sportivo, con un importante intervento di A5 e investimenti molto più significativi. Quando si analizzeranno i numeri si vedrà la sproporzione tra le due ipotesi. Dobbiamo ripartire da quella logica, anche perché il tema delle risorse sarà decisivo non solo per il Bione ma per tutta la città».

Molto diretto anche Giovanni Colombo, che ha utilizzato toni provocatori per descrivere la situazione attuale dell’impianto.

«Io, nella mia campagna, ho dimostrato come si possa fare una piscina da 50 metri e sistemare il Bione che oggi, a mio modo di vedere, è un “cesso”. È un posto bruttissimo e deve diventare bello come la nostra città. Si può fare con un intervento privato: il privato deve guadagnare, ma esistono i modi e le risorse per realizzare una riqualificazione seria».

A difendere la situazione attuale e l’operazione è stato il sindaco uscente Mauro Gattinoni, che ha rivendicato il lungo percorso amministrativo compiuto negli ultimi anni.

«Questo progetto così criticato è il frutto di quattro anni di procedura complessa, perché un centro sportivo vecchio di cinquant’anni deve essere completamente rifatto. Attraverso un partenariato pubblico-privato oggi abbiamo una proposta da 26 milioni e 300 mila euro che prevede tre piscine, due palestre fitness, una palestra corsi, un centro ristoro, campi da tennis, campi da calcio, il rifacimento delle tribune dell’atletica, campi da baseball, padel e un campo coperto polivalente per tennis, beach volley e calcetto. Il modello prevede una maxi rata iniziale da 10 milioni di euro già accantonata dal Comune e poi un contributo annuale da un milione per vent’anni. Dove troviamo queste risorse? Dal 30 giugno scade un mutuo ventennale da 2 milioni e 400 mila euro all’anno: una parte di quella cifra verrà utilizzata per sostenere il project leasing».

Critiche pesanti anche da Francesca Losi, che, oltre alla battuta sarcastica iniziale in risposta al primo cittadino, non si è fatta mancare un attacco all’amministrazione sulla capacità di ottenere finanziamenti esterni, in particolare dalla Regione:

«Mi verrebbe da dire: “E io pago”. Dietro la vicenda del Bione ci sono degli indizi su com’è andata davvero la faccenda: il Comune di Lecco, nel bando di Regione Lombardia “Impianti sportivi 2025”, si è classificato al 193esimo posto, dietro piccoli comuni da poche migliaia di abitanti, come Olgiate o Santa Maria Hoè. Per anni abbiamo mancato bandi sportivi regionali e nazionali, compresi quelli del credito sportivo. Altri comuni sono riusciti a portare a casa milioni di euro dentro la “cariola” e noi siamo rimasti a bocca asciutta. Questo dimostra un problema serio nella capacità di ottenere finanziamenti. Il Comune di Lecco ha la dirigenza e l’avvocatura e potrebbe appaltare all’esterno le consulenze. Questa attività andava fatta molto prima».

Il confronto ha mostrato una netta frattura politica sul destino del centro sportivo lecchese. Da una parte l’amministrazione uscente difende il project financing già avviato, dall’altra quasi tutti gli sfidanti chiedono di fermare l’iter e ripartire da zero.