Lettere al Giornale

Lettera di un medico dell’ospedale di Lecco agli italiani

di Andrea Granata, Medico Divisione Cardiologia Ospedale di Lecco

Lettera di un medico dell’ospedale di Lecco agli italiani
Lecco e dintorni, 26 Marzo 2020 ore 19:16

Sono un medico dell’ospedale di Lecco, uno dei tanti impegnati in questo difficile momento ad affrontare una sfida imprevista e minacciosa che è costata al nostro Paese tanti sacrifici e, purtroppo, tante vite umane.

Lavorare oggi dentro i nostri ospedali, ormai completamente trasformati in reparti per i malati colpiti dal virus Covid 19, genera emozioni nuove, che non avevamo mai provato prima con la medesima intensità ed immediatezza.

C’è lo stupore per l’Imprevisto, la cosa fuori controllo che ti detta il ritmo delle cose da fare e che puoi solo inseguire; c’è la tristezza e  il dolore di vedere tante persone soffrire e anche morire; c’è la paura di ammalarci e di trasmettere la malattia ai nostri cari. Tuttavia, in qualche modo, siamo anche professionalmente preparati ad affrontare queste situazioni e le emozioni che ne conseguono.

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Quando però torni a casa, ti lasci un po’ alle spalle il lavoro e ti connetti con l’esterno (TV, media in generale) per avere notizie e sentire cosa si dice, ti imbatti in qualcosa a cui personalmente non sono preparato e verso cui mi accorgo di essere diventato intollerante. Cerco di sintetizzare:

  • Il mito dell’”eroe”: la storia italiana è piena di eroi (Pietro Micca, Carlo Pisacane, Enrico Toti, Salvo d’ Acquisto tanto per dirne alcuni); anche altre nazioni hanno espresso nel recente passato impressionanti dimostrazioni di eroismo (penso ai kamikaze giapponesi ad esempio) ma a guardare bene l’eroe, al di là dell’indubbio coraggio personale e della forte ideologia, è una figura tragica che emerge in situazioni in cui rimane solo il gesto dell’estremo sacrificio, laddove tutto il resto ha fallito… e spesso anche così non si può invertire il cammino storico che ormai ha preso una direzione opposta (i kamikaze non hanno modificato il corso della guerra, la stampella di Toti non ha arrestato l’avanzata austriaca, il nobile sacrificio di d’Acquisto non ha mitigato la ferocia nazista, ecc..). Ecco allora che, quando sento in TV ricorrere spesso la parola ”eroe”, usata ed abusata anche dalla politica, mi domando se ci si rende conto che quel paese che ha bisogno di eroi per tirare a campare non è per niente messo bene, poiché sta dando fondo alle sue risorse migliori senza nulla avere fatto per prevenire le difficoltà! Si dirà: ma chi può prevedere con certezza tutte le disgrazie? Il più delle volte esse sono tali proprio perché improvvise ed inaspettate (terremoto, terrorismo, Covid 19). Ciò è vero, ma è altrettanto vero che esiste non a caso la parola “prevenzione”; non posso prevedere se prenderò l’influenza, ma se esco a maniche corte d’inverno sto facendo di tutto per prenderla. Non posso prevedere un terremoto, ma una politica di incentivi per una edilizia antisismica nelle zone a rischio è quanto di meglio posso fare per evitare una tragedia non totalmente prevedibile (e qui si configura una chiara responsabilità del mio agire personale nel determinare il rischio degli eventi). 
  • Il mito de ”il popolo italiano dà il meglio di sé nelle difficoltà…”: ma un popolo che aspetta che la casa gli cada sulla testa per dare il meglio di sè, è davvero così furbo come pensa di essere? O non sarebbe maggiore furbizia il fare quotidianamente qualcosa per evitare che il tetto cada? Immancabilmente, invece, aspettiamo l’ennesimo terremoto, crollo di ponte, epidemia (volete altri indizi o bastano?) per poi autoconsolarci rispolverando il buon mito del patrio eroismo nelle difficoltà, cercando di dimenticare (invece di imparare) il più in fretta possibile. E se i soldi per ”prevenire anziché curare” non ci sono? Bé, se è proprio così, non si può fare più nulla, ma allora sarebbe dignitoso e giusto che i politici, come ogni buon padre di famiglia farebbe, si presentassero davanti al popolo italiano dicendo la verità, senza la quale nessuna azione correttiva sensata (ivi compresa la rassegnazione) potrà mai essere intrapresa. Se invece qualche soldo ancora c’è, allora va cercato, ma va cercato bene: possibile che gli sprechi in sanità allignino soltanto fra il personale medico ed infermieristico e mai in qualche ufficio o burocrate di troppo? (vi risulta che i malati si possano curare a colpi di carte bollate?). Alle volte la verità sta in mezzo alle cose: il problema del personale medico/infermieristico non è sempre dicotomico (troppo/troppo poco), talvolta è solo mal distribuito, con una medicina di base carente di risorse per gestire bene malati cronici complessi che richiedono cure sempre più assidue e continue, e Pronto Soccorso sempre più affollati da una miriade di malati che cercano anche piccole cose che incredibilmente non trovano altrove.

     C’è voluta una epidemia con migliaia di morti perché a qualcuno venisse in mente di creare un codice digitale da spedire con SMS per fare una ricetta elettronica spendibile in farmacia senza passare sempre dal medico curante. Se ogni buona idea deve costare 4000 morti, pagheremo assai caro il nostro futuro sviluppo (già, dimenticavo… noi diamo il meglio solo nelle disgrazie).

  • Detto questo, consapevole che la natura umana è quella che è (compresa la mia), ripongo scarsa fiducia nel fatto che, passata l’epidemia, se ne traggano i dovuti insegnamenti, e mi aspetto piuttosto una corsa a riprendere la vita di prima  (frenetica ma anche un po’vuota) e dimenticare in fretta. Sento perciò il bisogno di esternare i miei pensieri nella speranza che, almeno una volta nella storia, noi italiani ci guardiamo serenamente e consapevolmente dentro, e decidiamo cosa vogliamo fare… da grandi, abbandonando i populismi d’accatto, i messaggi ”alla pancia della gente” (dalla quale pancia, permettetemi di dirlo da medico, escono sempre e solo rumori poco gradevoli) e ricominciando a usare l’unica risorsa naturale che abbiamo:  la nostra testa. 

Un abbraccio forte a tutti gli Italiani

P.S.: noi siamo sempre quelli di prima, né eroi né meritevoli di essere picchiati. 

Andrea Granata, Medico Divisione Cardiologia Ospedale di Lecco

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