Confindustria Lecco - Sondrio

Il Covid rallenta l’economia lecchese, ma non l’affossa

"Le previsioni formulate per il secondo semestre permangono negative, sempre a causa della forte incertezza che sta ancora caratterizzando i mercati, ma è riscontrabile un miglioramento rispetto ai dati del primo semestre: se non possiamo dirci usciti dalla crisi, dobbiamo sperare in questi segnali e basarci su di essi per il rilancio”.

Il Covid rallenta l’economia lecchese, ma non l’affossa
Lecco e dintorni, 06 Agosto 2020 ore 13:41

Il Covid rallenta l’economia lecchese, ma non l’affossa. E’ quanto emerge dai  dati dell’Osservatorio Congiunturale  di Confindustria Lecco – Sondrio sui primi sei mesi del 2020  che delineano uno scenario in decelerazione che interessa tutti gli indicatori; sono però rilevabili rallentamenti meno marcati rispetto a quelli registrati dalla media dei tre territori globalmente considerati e comprendendo quindi anche la provincia di Como.  Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato registrano una decelerazione, rispetto ai livelli del periodo luglio-dicembre 2019, che si attesta in media al -10,9%.Il raffronto ad un anno rispetto ai livelli del corrispondente semestre 2019 si rivela maggiormente penalizzato, con una diminuzione media per i tre indicatori pari al 16,6%. Incerte e negative anche le previsioni per la seconda metà dell’anno in corso, con una diminuzione media attesa pari al 4,8% per ordini, produzione e fatturato. Il tasso medio di utilizzo degli impianti produttivi evidenzia una sensibile contrazione rispetto a quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio passando dal 75,7% del secondo semestre 2019 al 62,4%, uno scarto di oltre tredici punti percentuali. All’interno del campione resta differenziato l’impiego della capacità produttiva; le realtà di medie dimensioni, con oltre 50 occupati, comunicano un utilizzo degli impianti (66,6%) più elevato rispetto a quanto esaminato per le imprese piccole, per le quali si registra un tasso del 59,5%. Suddividendo invece le aziende in base al settore merceologico di appartenenza, è riscontrabile un utilizzo maggiore per le realtà metalmeccaniche (64,8%) e degli altri settori (65,3%), che considerano anche le produzioni alimentari e medico-farmaceutiche, rispetto a quelle tessili (52,7%).

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Il Covid rallenta l’economia lecchese, ma non l’affossa

“Le variazioni rilevate per il primo semestre scontano, evidentemente, gli effetti determinati dalla pandemia e dal periodo di lockdown, che hanno costretto molte aziende a sospendere o comunque a rallentare le attività tra la fine di marzo e l’inizio di maggio” – sottolinea il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva. “Già l’inizio dell’anno – continua – aveva visto una situazione internazionale caratterizzata da turbolenze di mercato e tensioni commerciali, alla quale il Covid19 ha aggiunto criticità. L’attività produttiva è calata non solo in settori come l’automotive ma in linea generale, pagando il prezzo della ridotta fiducia riguardo ai consumi e agli investimenti. Anche l’export, una delle maggiori leve strategiche che hanno spinto la crescita delle aziende dei nostri territori, è diminuito nella prima metà dell’anno. Le previsioni formulate per il secondo semestre permangono negative, sempre a causa della forte incertezza che sta ancora caratterizzando i mercati, ma è riscontrabile un miglioramento rispetto ai dati del primo semestre: se non possiamo dirci usciti dalla crisi, dobbiamo sperare in questi segnali e basarci su di essi per il rilancio”.

Il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori

“Nel quadro di rallentamento tracciato per il primo semestre 2020 rileviamo purtroppo anche giudizi di diminuzione dell’occupazione delle aziende dei nostri territori – commenta il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori – con oltre una realtà su cinque che indica livelli in contrazione, a fronte di una percentuale più bassa di imprese che segnala un’espansione in questo senso. Significativo, naturalmente, il ricorso alla cassa integrazione, mentre anche le previsioni vedono risaltare il segno negativo rispetto a quello positivo, in un quadro dove prevale comunque la stabilità. Tuttavia, speriamo che gli elementi attualmente incerti, comprese le misure ancora da definire da parte del Governo, si possano tramutare in fattori positivi sui quali fare leva per la ripartenza: il manifatturiero del nostro territorio è pronto ed ha già dimostrato più volte di saper fronteggiare situazioni difficili”.

Domanda

Gli ordini delle imprese di Lecco e Sondrio descrivono, nei primi sei mesi dell’anno, dinamiche in linea con quanto esaminato a livello generale e mostrano riduzioni per entrambi gli orizzonti temporali di analisi. La variazione congiunturale rispetto allo scorso semestre luglio-dicembre si attesta al -7,7%. Il confronto tendenziale con il corrispondente semestre 2019 rivela invece una diminuzione più marcata, pari al 14,2%. Le aspettative formulate per l’andamento della domanda nella seconda metà dell’anno restano negative, attestandosi in media al -3,2%.

Attività produttiva

A livello lecchese e sondriese i dati riguardanti l’attività produttiva delineano un quadro che si sovrappone sostanzialmente a quello rilevato per i tre territori.La produzione mostra, come esaminato per il campione complessivo, variazioni di segno ed entità coerenti con quanto registrato per l’indicatore associato alla domanda, diminuendo sia sul fronte tendenziale, sia sul versante congiunturale.Nel dettaglio, il raffronto con il primo semestre dello scorso anno evidenzia un rallentamento del 13,7%, mentre il confronto con il periodo luglio-dicembre 2019 rivela una diminuzione della congiuntura pari all’8,9%.Anche in questo caso, le previsioni riguardanti l’andamento dell’attività per la seconda metà del 2020 risultano negative, indicando una variazione media attesa pari al -2,7%.Il grado di utilizzo degli impianti di produzione si attesta in media, nel primo semestre 2020, a quota 66,4%. Il dato, che risulta superiore a quanto esaminato a livello congiunto per i tre territori (62,4%), rivela al contempo una contrazione di quasi dodici punti percentuali rispetto a quanto le realtà di Lecco e di Sondrio avevano comunicato per la seconda metà del 2019 (78,2%).Il contributo della produzione non realizzata internamente ma gestita attraverso subfornitori incide per un’ulteriore quota del 5,2% di attività; l’outsourcing continua a coinvolgere prevalentemente soggetti nazionali (4,8%).

Fatturato

L’indicatore associato al fatturato delle imprese di Lecco e di Sondrio registra una decelerazione su entrambi gli orizzonti temporali di analisi, seguendo sostanzialmente quanto esaminato per la domanda e l’attività produttiva.In coerenza con quanto rilevato per il campione dei tre territori, le vendite mostrano variazioni negative di entità inferiore a quanto esaminato per gli ordini e la produzione.A livello congiunturale il fatturato evidenzia una diminuzione del 5,9%, disattendendo appieno le previsioni formulate nell’ambito del precedente Osservatorio (+4,2%).Sul versante tendenziale è riscontrabile invece una diminuzione del 12,5% rispetto al corrispondente semestre 2019.Per il secondo semestre 2020 le realtà lecchesi e sondriesi del campione comunicano di attendere un’ulteriore diminuzione, più limitata rispetto a quanto esaminato per la prima parte dell’anno, che si attesta mediamente al 2,6%.Oltre due quinti (41%) del fatturato realizzato dalle imprese di Lecco e Sondrio nel corso dei primi sei mesi del 2020 è legato a clienti esteri, a conferma delle notevoli competenze tecniche e capacità di internazionalizzazione.Oltre la metà delle esportazioni è diretta nei paesi dell’Europa Occidentale, mercato che assorbe una quota pari al 20,8% del fatturato totale. L’Est Europa (5,3%) e gli Stati Uniti (5,1%) rappresentano altre aree di notevole interesse per le imprese lecchesi e sondriesi; sono tuttavia considerati importanti anche gli scambi con l’Asia Occidentale (2,5%), i BRICS (2,4%) e l’America Centro-Meridionale (1,3%). Analizzando i giudizi qualitativi espressi riguardo l’andamento del fatturato nei mesi finali del semestre, in particolare tra aprile e giugno 2020, emerge un quadro in rallentamento sia a livello domestico sia per l’export, che risulta coerente con le variazioni assunte dall’indicatore a livello congiunturale. In linea con quanto rilevato per il campione dei tre territori, oltre tre imprese su cinque comunicano infatti di aver sperimentato una diminuzione delle vendite. Nel dettaglio, il fatturato in Italia è considerato in diminuzione per il 65,8% delle imprese, resta su livelli stabili per il 13,5% mentre è in crescita per il 20,7%. Per quanto riguarda le vendite all’estero, invece, il 60,1% del campione indica una contrazione, il 16,9% stabilità mentre il restante 23% un aumento.

Scenario occupazionale

L’occupazione delle realtà lecchesi e sondriesi mostra, nei primi sei mesi del 2020, andamenti sovrapponibili a quanto riscontrato per il campione dei tre territori.Il giudizio prevalentemente formulato è quello di mantenimento dei livelli che vengono indicati in oltre due terzi dei casi (67,4%).È però elevata la quota di soggetti che comunica una riduzione dei propri organici (22,7%), mentre quella delle realtà che segnalano un aumento si attesta al 9,9%.Sul giudizio di stabilità influisce il ricorso agli ammortizzatori sociali che, nel primo semestre dell’anno, sono stati utilizzati dall’80,1% del campione.In media le imprese aderenti all’Osservatorio hanno rivelato di aver richiesto 8,5 settimane di cui ne sono state effettivamente utilizzate 7 (6,9). Le aspettative riguardo lo scenario occupazionale per il semestre luglio-dicembre 2020 non evidenziano una sostanziale modifica rispetto a quanto rilevato per la prima parte dell’anno: a fianco del 71% di soggetti che comunicano stabilità, si continua a rilevare una maggiore incidenza di indicazioni di diminuzione (19,1%) rispetto a quelle di aumento (9,9%).

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