Ex Ilva: sindacato in ansia per le ricadute sul metalmeccanico lecchese

"Il dramma legato all’ex Ilva si tradurrebbe in un miliardo di pil bruciato nel Nord del Paese, ovvero a tantissimi posti di lavoro che andrebbero in fumo".

Ex Ilva: sindacato in ansia per le ricadute sul metalmeccanico lecchese
Lecco e dintorni, 06 Novembre 2019 ore 15:14

Ex Ilva: sindacato in ansia per le ricadute sul metalmeccanico lecchese e per i distretti industriali dell’intera Lombardia che potrebbero risentire pesantemente delle decisioni di Arcelor Mittal.  “La crisi a seguito del ritiro di Arcelor Mittal dal perfezionamento dell’acquisto dell’Ilva rischia di travolgere l’industria metalmeccanica lombarda, già affaticata dal calo del mercato dell’auto e alla frenata della Germania. Colpire l’industria siderurgica ex Ilva equivale a danneggiare a cascata tutta la filiera, perché renderà complicato l’approvvigionamento di acciaio e costringerà le nostre imprese a rifornirsi dall’estero, con gravi contraccolpi in termini di posti di lavoro anche nel settore metalmeccanico lombardo. La vertenza è una battaglia anche dei metalmeccanici di questa Regione”. Così Andrea Donegà, segretario generale Fim Cisl Lombardia.

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Ex Ilva: sindacato in ansia per le ricadute sul metalmeccanico lecchese

“Siamo molto preoccupati – aggiunge Donegà -. Innanzitutto per le possibile ricadute sui lavoratori delle sedi Arcelor di Milano e hinterland, sui dipendenti della controllata Innse Cilindri di Brescia, ma non solo. Pensiamo per esempio ai vari distretti industriali: la meccanica strumentale di Bergamo e Brescia e la metalmeccanica di Lecco, con il rischio di spostare all’estero la catena dei fornitori, con ripercussioni sulla competitività e conseguente perdita di valore e posti di lavoro, impoverendo tutto il tessuto produttivo”

 

Un miliardo di pil bruciato nel Nord del Paese

“Il dramma legato all’ex Ilva si tradurrebbe in un miliardo di pil bruciato nel Nord del Paese, ovvero a tantissimi posti di lavoro che andrebbero in fumo”. “Non possiamo mettere a rischio la nostra indipendenza industriale che aprirebbe le porte a una nuova crisi in una regione dove l’industria metalmeccanica mostra segnali preoccupanti” conclude . “Terremo monitorata la situazione e, se necessario, attiveremo forme di mobilitazione per contrastare chi ha in mente un paese che non prevede un ruolo centrale per il lavoro”.

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