geopolitica

Confindustria Lecco, allarme energia e futuro dell’industria

Il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio Marco Campanari e l’analista Sergio Giraldo a confronto sugli scenari internazionali. «La globalizzazione come l’abbiamo conosciuta finora è finita»

Confindustria Lecco, allarme energia e futuro dell’industria

L’energia, la geopolitica internazionale e le trasformazioni che stanno ridisegnando gli equilibri economici mondiali. Sono stati questi i temi al centro della riunione del Consiglio Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, che si è tenuta martedì 15 settembre  2026 nella centrale idroelettrica di Corenno Plinio a Dervio. Dopo l’apertura del presidente Marco Campanari, l’incontro è stato arricchito dall’intervento di Sergio Giraldo, Energy & Commodity Advisor, che ha proposto un’analisi degli scenari globali e delle loro ricadute sul sistema industriale.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’associazione, che ha introdotto l’ospite sottolineando l’importanza dei temi affrontati. «Desidero in primis ringraziare Sergio Giraldo per la sua presenza. Analista indipendente ed esperto di mercati energetici e di politiche industriali, il nostro ospite affronterà oggi questioni di rilevanza strategica per il sistema industriale e per il Paese».

Confindustria Lecco, allarme energia e futuro dell’industria

Il tema dell’energia ha offerto a Campanari lo spunto per una riflessione sulle scelte compiute dall’Unione Europea e sulle conseguenze per le imprese. «Il tema dell’energia – ha proseguito Marco Campanari – offre lo spunto per una riflessione su come l’Unione Europea abbia avuto la capacità di auto-imporsi molte complicazioni: vale la pena parlarne, anche se non possono essere tutte affrontate in una serata».

Il presidente ha quindi affrontato il tema dei costi energetici e delle conseguenze delle scelte compiute sul fronte degli approvvigionamenti. «Cominciamo col dire che si è fatto in modo che il gas diventasse costosissimo: la guerra è un elemento che ha indiscutibilmente influenzato queste dinamiche, ma non dimentichiamo che, a fronte della decisione di non usare più i gasdotti per non comprare più gas russo, contemporaneamente diversi paesi europei hanno continuato a comprarne moltissimo, in quel caso sotto forma di GNL, di fatto sempre dalla Russia».

«La conseguenza è che abbiamo reso l’Europa intera strutturalmente più dipendente dal GNL; inoltre, si è puntato sul concetto dei prezzi spot, invece di puntare sui contratti a lungo termine, e questo di certo non è un metodo che aiuta la situazione a stabilizzarsi».

Nel suo intervento Campanari ha criticato anche le scelte adottate in materia di produzione energetica e transizione. «Il mainstream ha portato paesi come la Germania a mettere costantemente in discussione i propri metodi di produzione energetica, fino a decidere di chiudere prima il nucleare, poi il carbone».

«Tutti, in Europa, sono stati incentivati a installare pannelli fotovoltaici e ad introdurre l’eolico, importando però la maggior parte dei componenti dalla Cina: di fatto, un trasferimento verso la manifattura cinese. Un discorso simile vale per l’elettrificazione dei consumi energetici nei trasporti, e lo abbiamo detto tante volte: ha finito per avvantaggiare lo sviluppo dell’auto elettrica cinese a scapito dell’industria automobilistica europea».

«Il Green Deal ha prodotto giganteschi danni»

Nel finale del suo intervento, il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio ha richiamato la necessità di tutelare la capacità produttiva dei territori, invitando al tempo stesso a una riflessione sulle politiche industriali europee.

«Per fortuna – ha concluso il Presidente Campanari – i nostri territori tengono, cercano di avere la capacità di resistere, di guardare avanti, di andare avanti. Ma è necessario essere cauti anche nelle richieste che a volte facciamo: quanto più continuiamo ad auspicare una politica industriale europea, tanto più compiamo l’errore di non renderci conto che rischiamo di scontrarci con l’imposizione, tramite direttive e regole, di politiche nefaste e controproducenti».

«Ricordo che la politica industriale europea che ha impegnato le ultime due Commissioni europee… è il Green Deal, che ha prodotto i giganteschi danni oggi sotto gli occhi di tutti, per la filiera dell’automotive e per tanti altri importanti settori dell’industria di base di cui siamo andati a minare non solo la sopravvivenza ma perfino l’esistenza».

«La globalizzazione come l’abbiamo conosciuta è finita»

A seguire, Sergio Giraldo ha proposto un’analisi ampia degli scenari mondiali, soffermandosi sulle dinamiche che stanno modificando gli equilibri economici e geopolitici. «È in atto un cambiamento molto rapido – ha evidenziato – con eventi che nessuno avrebbe immaginato; è quindi importante dare un senso a tutte queste variabili, capendo quali siano le implicazioni per noi e per le nostre aziende, nella realtà».

Secondo Giraldo, il quadro internazionale è segnato da una trasformazione profonda dei rapporti tra le principali potenze economiche. «Possiamo dire che la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta finora è finita – ha proseguito Sergio Giraldo -: si tratta di un’idea condivisa ormai da molti osservatori».

«Gli Stati Uniti e la Cina stanno perseguendo una politica di potenza, anche economica. La Cina spinge il proprio export sui mercati mondiali con la sua potenza commerciale; gli Stati Uniti rispondono cercando l’indipendenza energetica, con una risposta di potenza altrettanto decisa, per separarsi il più possibile dalla Cina».

L’analista ha quindi portato l’attenzione sulla strategia commerciale cinese e sul settore automobilistico. «Per la Cina ciò che conta è conquistare mercati, anche in perdita dal punto di vista strettamente economico, e il settore automobilistico ne è l’esempio più chiaro, con un conseguente eccesso di produzione che ha inondato i mercati mondiali di auto cinesi a basso costo. Questo è un fatto storico con cui dobbiamo confrontarci».

«L’Europa è arretrata rispetto a ciò che accade nel mondo»

Nel corso dell’intervento, Giraldo ha affrontato anche il ruolo dell’Unione Europea nello scenario internazionale, soffermandosi sulle difficoltà nel definire strategie industriali condivise tra Paesi con interessi differenti.

«L’Unione Europea – ha detto Giraldo – è arretrata rispetto a ciò che accade nel mondo e intorno a noi, e questo limita la sua capacità di influire sugli eventi. Anche le sue posizioni in politica industriale sono il risultato di negoziati tra Paesi e interessi diversi, che non portano necessariamente alla soluzione migliore. Anzi, spesso ne risulta una soluzione mediana, lontana dalle esigenze delle imprese».

Ampio spazio è stato dedicato ai prezzi dell’energia, ai meccanismi che regolano il mercato e alle dinamiche che determinano disponibilità e costi di gas ed energia elettrica. Un approfondimento particolarmente rilevante per le imprese, chiamate quotidianamente a confrontarsi con l’incidenza dell’energia sui costi e sulla competitività.

L’incontro si è svolto nella centrale idroelettrica di Corenno Plinio, il centenario impianto recentemente valorizzato grazie a un innovativo progetto di illuminazione architetturale.