A Malgrate, lo scorso mercoledì, non è andato in scena il solito convegno istituzionale. L’appuntamento, promosso da Netweek, dal titolo «Dall’Automotive alle Zone di Innovazione e Sviluppo», ha acceso i riflettori sulle paure e le strategie di un settore oggi a un bivio decisivo, quello dell’automotive italiano. Da un lato i numeri di una filiera vitale – 346 miliardi di fatturato e quasi 1,3 milioni di addetti in Italia – dall’altro la percezione che la transizione ecologica europea stia favorendo i competitor asiatici a scapito della propria industria. Imprenditori e istituzioni hanno discusso senza filtri di competitività, dazi e nuove strategie territoriali, come le ZIS, le Zone di Innovazione e Sviluppo, lo strumento sperimentale della Regione Lombardia per attrarre investimenti. Ospite d’eccezione, è stato Guido Guidesi, assessore allo sviluppo economico di Regione Lombardia.

La sfida dell’automotive
Gli interventi hanno messo in discussione la narrazione europea sulla transizione ecologica, evidenziando paradossi come quello dei dazi: l’Europa tassa le materie prime necessarie alle proprie fabbriche, ma consente l’ingresso di prodotti finiti dai Paesi che le controllano. È stato ricordato come l’industria europea dei motori a combustione, eccellenza mondiale per efficienza, sia stata penalizzata per un «decimale di inquinamento», favorendo di fatto i colossi cinesi dell’elettrico. Non si tratta di rifiutare il futuro, ma di capire le regole del gioco, oggi spesso decise dall’alto «dai grandi player globali», mentre l’Italia fatica a incidere a Bruxelles. Per affrontare la concorrenza sleale, molti sottolineano l’importanza di puntare sulla qualità delle relazioni industriali, fondamentali contro il dumping (pratica commerciale scorretta) asiatico. Una battaglia confermata dal Sottosegretario regionale Mauro Piazza, che ha rivendicato i risultati della Lombardia: la Regione ha saputo difendere un settore strategico spesso dimenticato a livello nazionale.
La ricetta di Guidesi: neutralità tecnologica e sano realismo
A tirare le fila del discorso politico è stato ovviamente Guido Guidesi, che ha ribadito la linea della Lombardia e dell’Alleanza delle Regioni dell’Automotive. Un intervento netto, che ha definito l’obbligo dell’elettrico «un errore storico, quasi un suicidio economico». Al centro, il principio della neutralità tecnologica: l’obiettivo della sostenibilità è condiviso, ma non può essere imposto per legge. «Se c’è una sola tecnologia, vince chi costa meno. E non siamo noi», ha spiegato Guidesi, rivendicando la libertà per le imprese di innovare con qualsiasi soluzione capace di ridurre le emissioni. «L’omologazione distrugge il mercato. E, se accettata, finirà per colpire anche altri settori».
ZIS e talenti: la risposta parte dal territorio
Di fronte a uno scenario macroeconomico complesso, la risposta locale punta a essere concreta: durante l’incontro, infatti, è stato presentato il modello delle ZIS. Non un semplice acronimo, ma un piano operativo per creare ecosistemi in cui imprese, università ed enti pubblici collaborano. L’obiettivo? Attrarre capitali e talenti. È qui che «l’ecosistema lecchese» ha mostrato la sua compattezza. Per il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni le persone restano la «risorsa sacra» su cui investire, mentre il mondo accademico ha risposto presente. Vico Valassi (presidente di UniverLecco) ha garantito il pieno supporto operativo al progetto, e Marco Tarabini (prorettore del Polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano) ha sottolineato l’importanza degli atenei come poli attrattivi per i talenti capaci di fare la differenza.

In un’epoca di intelligenza artificiale, il messaggio è univoco: la tecnologia si compra, ma le competenze no. La chiusura di Guidesi guarda al futuro con un cauto ottimismo: «La Lombardia è la prima regione manifatturiera d’Europa. Se riusciamo a fare squadra, possiamo vincere la sfida ed essere noi a dettare i tempi, non a subirli». Le ZIS, nelle intenzioni della Regione, dovrebbero diventare uno strumento stabile per accompagnare la transizione industriale senza perdere competitività.
Ampia e qualificata la partecipazione al confronto, che ha visto la presenza di:
- Stefania Aldeghi, UniverLecco
- Sergio Arcioni, TSA Mandello
- Alberto Arrighi, QC Terme
- Guido Baggioli, MAB Lecco
- Antonio Bartesaghi, Omet
- Annalisa Bellante, Cama
- Stefano Besseghini, Arera
- Ilaria Bonacina, Carpel
- Daria Borgonovo, Novastilmec
- Silvia Corbetta, Rosval
- Marco Corti, Costamp – Confindustria
- Fabio Dadati, Cciaa Lecco e Como
- Gregorio Dal Pozzo, datapartners
- Walter Fontana, Fontana Group
- Mauro Gattinoni, Comune di Lecco
- Mario Goretti, Agomir
- Luca Lambrugo, Officine Melesi
- Livio Lamparelli, Technoprobe
- Marco Magistretti, Confcommercio Lecco
- Alessandro Mazza, MT Consulting
- Maria Luisa Meroni, Fratelli Meroni
- Rosa Molinari, Defremm
- Franco Molteni, Valduce e Villa Beretta
- Daniele Nava, Mario Nava
- Pietro Novati, Krino
- Marco Panzeri, Catra
- Francesca Passaretti, CNR Lecco
- Michele Pastrello, datapartners
- Alberto Pedretti, Clinica San Martino
- Carlo Piazza, Regione Lombardia
- Mauro Piazza, Regione Lombardia
- Daniele Riva, Cremonini
- Davide Riva, Confartigianato Lecco
- Giulio Sirtori, Confindustria Lecco e Sondrio
- Marco Tarabini, Politecnico Lecco
- Tiziana Tentori, Confindustria Lecco e Sondrio
- Vico Valassi, UniverLecco
- Roberto Vitali, Eusider
- Luca Zorzi, Artrom
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