Acqua in bottiglia o da rubinetto? Ecco chi vince

Acqua in bottiglia o da rubinetto? Ecco chi vince
Lecco e dintorni, 15 Gennaio 2018 ore 18:18

Acqua in bottiglia o dal rubinetto?

Quante volte abbiamo sentito dire che l’acqua del rubinetto non si può bere perché piena di calcare? Quante volte si pensa di comprare un addolcitore domestico per filtrare l’acqua e renderla “più buona”?
“L’acqua di rete viene sottoposta a una lunga serie di analisi e controlli atti a verificarne la
sicurezza – assicura Vincenzo Lombardo, direttore corporate di Lario Reti Holding S.p.a. – , è utilizzabile al posto dell’acqua in bottiglia”.
Ma l’acqua in bottiglia è sottoposta a più controlli dell’acqua in rubinetto?
“Assolutamente no, è spesso vero il contrario: l’acqua del rubinetto deve essere priva di corpi estranei e deve rispondere a determinati parametri”. L’acqua che passa dai contatori, ovvero il limite fisico fissato dalla legge a cui il gestore deve garantire il rispetto dei parametri può essere – a seconda dei casi – sottoposta a trattamenti di filtraggio, disinfezione e potabilizzazione atti a garantire l’incolumità.
Questi dati sono costantemente monitorati dal Laboratorio di prova di Lario Reti Holding. Anche l’acqua in bottiglia può subire tutta una serie di trattamenti e controlli, poiché la composizione dell’acqua dipende dalle caratteristiche del terreno, della sorgente o della falda da cui proviene.

L’utilizzo del cloro

Il cloro viene utilizzato per disinfettare l’acqua ed è anch’esso regolamentato da ferree procedure certificate atte a garantire la giusta disinfezione. I livelli del cloro sono costantemente monitorati e devono rimanere nei limiti consigliati dal Decreto Legislativo 31/2001 e s.m.i. I parametri di legge prevedono, infatti, la totale assenza di microrganismi dannosi per l’uomo nell’acqua potabile, in particolare Enterococchi ed Escherichia coli. Il cloro è considerato uno dei migliori prodotti per la disinfezione proprio perché è attivo sia contro questi batteri che contro spore e virus. Nel tempo si sono individuati metodi alternativi di disinfezione, come l’ozonizzazione, le membrane filtranti e la tecnologia a raggi ultravioletti. Tali metodi spesso accompagnano la clorazione per rendere l’acqua potabile perché presentano il vantaggio di non alterare significativamente sapore e odore.
Si tratta però di metodi “puntuali”, che disinfettano l’acqua in un determinato punto, ma non possono impedire l’infiltrazione di nuovi batteri nei tratti successivi di acquedotto. La clorazione, invece, è un metodo che garantisce il mantenimento della disinfezione e della potabilità.

Calcare: differenze con l’acqua in bottiglia

Sia l’acqua in bottiglia che quella di rubinetto possono contenere calcare, visibile sulle pareti di una pentola dopo la bollitura dell’acqua. Il consumo di un’acqua ricca di calcio può anche essere un fattore protettivo importante nella prevenzione dell’osteoporosi, che è una malattia correlata anche alla carenza di calcio. Il fabbisogno giornaliero di acqua, il “nutriente dimenticato”, partecipa infatti a coprire anche le nostre esigenze nutrizionali di calcio. Il calcio è presente principalmente nei latticini come latte, formaggio e yogurt, nei vegetali a foglie verde scuro, legumi secchi, nel pesce e nei frutti di mare e soprattutto in sardine, vongole e cozze, ma anche nell’acqua che beviamo. In particolare, la concentrazione di calcio nell’acqua potabile varia in genere da 60 a 200 mg/L, dove il valore minimo corrisponde ad un’acqua dolce e povera di calcio e il valore massimo è tipico di un’acqua dura ad elevato residuo fisso.
Ipotizzando quindi un consumo giornaliero di due litri di un’acqua di rubinetto, si potrebbero assumere tra i 120 ed i 400 mg di calcio in modo assolutamente non dannoso per il nostro organismo.
Per confronto, una normale mozzarella contiene circa 160 mg di calcio mentre in 100 grammi di formaggio grana si superano i 1.000 mg.

Addolcitori domestici

Gli addolcitori d’acqua domestici per il consumo umano sono più una moda che una necessità, dato che il processo di potabilizzazione permette di ottenere un’acqua dalla composizione sana, sicura e controllata, e quindi già potabile.
Gli addolcitori d’acqua domestici utilizzano principalmente tecnologie a base di filtri meccanici, carboni attivi, membrane di separazione per la microfiltrazione o l’osmosi inversa, sistemi di disinfezione con raggi UV, gasatura ed elettrodeionizzazione, tecnologie che necessitano di una costante manutenzione per continuare a funzionare. In  pratica hanno lo scopo di addolcire l’acqua potabile e di eliminare elementi chimici e particelle sospese che, attraverso il sistema di potabilizzazione e di analisi delle acque di falda, sono state già eliminate dal gestore del sistema idrico. Addolcire ulteriormente un’acqua potabile, già adatta al consumo umano, può essere controproducente perché la si priva di elementi minerali essenziali.

Controlli eccellenti nel lecchese

La qualità dell’acqua servita in Provincia di Lecco dipende dal lavoro quotidiano di oltre 170 persone ed è costantemente controllata dal Laboratorio di Prova. I campioni su cui il Laboratorio effettua le analisi vengono prelevati manualmente ed i punti di prelievo e la sequenza di campionamento sono definiti da un piano annuale dei controlli e da eventuali necessità o segnalazioni di tecnici e clienti.
Il giudizio di potabilità delle acque è una prerogativa delle ATS, che valutano l’acqua per il consumo umano, mentre a Lario Reti Holding spettano i controlli su tutta la filiera e i processi che dalle captazioni portano agli impianti di adduzione e di accumulo, fino alla distribuzione dell’acqua. Le attività analitiche di verifica del Laboratorio riguardano due tipologie di parametri: microbiologici – che misurano la purezza delle acque e l’assenza di batteri – e chimici – che misurano le caratteristiche dell’acqua, l’assenza di metalli, di solventi, antiparassitari, ecc. Nel 2016, Lario Reti Holding ha analizzato oltre 4.000 campioni, di cui circa 1.500 di acqua potabile.
Su questi 1.500 campioni sono valutati circa 20.000 parametri, di cui 2.000 sulle acque di sorgente, 3.350 sulle acque di pozzo, 1.500 sull’acqua prelevata dal lago e potabilizzata tramite l’impianto di Valmadrera, 10.000 sull’acqua già immessa nella rete di distribuzione urbana e 3.000 su quella presente nei serbatoi.
I risultati delle analisi sull’acqua potabile servita alle abitazioni sono messi a disposizione dei clienti tramite la bolletta e tramite il nuovo sito internet di Lario Reti Holding all’indirizzo www.larioreti.it/qualita-acqua.

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