Due mesi di appuntamenti, 18 eventi, otto province lombarde coinvolte e migliaia di persone, tra appassionati e neofiti, pronte a respirare le atmosfere del Medioevo. Sono i numeri della quinta edizione di MedFest, la manifestazione nata a Lecco e cresciuta anno dopo anno fino a diventare un appuntamento capace di coinvolgere una parte sempre più ampia della Lombardia.
La nuova edizione è stata presentata oggi, giovedì 3 settembre 2026, nella splendida cornice di Palazzo delle Paure a Lecco. A illustrare la filosofia, il percorso e il programma del festival sono stati Angelo Rusconi, presidente di Res Musica, e Ancilla Oggioni, direttrice artistica. Presente anche Marco Caterisano, assessore ai Grandi Eventi del Comune di Lecco.
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MedFest 2026, il Medioevo “parte da Lecco” e conquista otto province lombarde
Un festival che, in cinque edizioni, ha progressivamente ampliato la propria rete, coinvolgendo un numero sempre maggiore di realtà del territorio. Non soltanto istituzioni, ma anche musei, enti di ricerca, associazioni e soggetti privati.
«Ogni anno sono sempre più gli enti pubblici, i musei, gli enti di ricerca, le associazioni e i soggetti privati coinvolti nell’organizzazione. È una costruzione partecipata delle realtà locali», ha spiegato Angelo Rusconi.
Ed è proprio questa rete a rappresentare uno degli elementi caratterizzanti della manifestazione. «Con l’articolazione di tutto il festival cerchiamo di offrire uno sguardo non convenzionale sul Medioevo. Non vogliamo fare una mera rassegna, ma puntare alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale».
Un patrimonio che, secondo Rusconi, non appartiene soltanto al passato. «Non facciamo archeologia culturale, ma il Medioevo ci parla ancora oggi». Una convinzione che attraversa l’intero programma e che punta a rendere la storia uno strumento per leggere anche il presente, attraverso linguaggi e forme di espressione differenti.
Il tema scelto per MedFest 2026 è «Santi, eretici e peccatori – Da san Francesco al Nome della Rosa». L’ottavo centenario di san Francesco diventa così l’occasione per proporre uno sguardo originale sulla società medievale, andando oltre la tradizionale rappresentazione di un’epoca dominata esclusivamente da santi e figure religiose.
Nel Medioevo trovano spazio anche gli eretici e i peccatori e, soprattutto, tutte le sfumature che si collocano tra questi estremi. È proprio questa complessità a diventare il punto di partenza di un percorso che attraverserà luoghi e territori differenti.
MedFest si propone infatti come un vero libro delle meraviglie, da sfogliare tappa dopo tappa, per scoprire la rete di relazioni culturali che nel Medioevo collegava mondi geografici, religiosi e culturali apparentemente lontani.
Il festival guarda inoltre all’influenza esercitata dal Medioevo sulla cultura e sulla creatività dei secoli successivi. In questo percorso si inserisce anche un appuntamento di rilevanza europea del 7 ottobre al cinema Nuovo Aquilone di Lecco dedicato a «Il nome della rosa» di Francesco Filidei, opera considerata l’evento teatrale-musicale di punta del 2025. Tanti gli appuntamenti lecchesi, dal capoluogo a Valmadrera, passando per Calolzio e la Valsassina
La crescita della manifestazione passa anche dalla risposta del pubblico. La direttrice artistica Ancilla Oggioni ha sottolineato proprio questo aspetto: «Abbiamo un pubblico interessato e curioso, che vuole sapere sempre di più degli eventi che proponiamo». Una partecipazione che rappresenta uno stimolo a costruire programmi capaci di offrire ogni anno nuove occasioni di conoscenza e approfondimento.
A sottolineare il valore della manifestazione anche Silvia Bosio, consigliera delegata alla Cultura della Provincia di Lecco, che ha evidenziato come uno degli elementi più significativi di MedFest sia «la capacità di mettere insieme cultura, partecipazione e valorizzazione del territorio».
Tra i presenti alla presentazione anche numerosi rappresentanti delle realtà pubbliche e private che sostengono e collaborano alla realizzazione della rassegna. C’erano Marcello Butti, assessore alla Cultura del Comune di Valmadrera; Francesco D’Alessio, consigliere della Fondazione Comunitaria del Lecchese; Pierluigi Donadoni, presidente della Fondazione Santa Maria del Lavello; Stefano Simonetti, presidente di Acinque Energia, e Cristina Mauri, della Comunità Pastorale Spirito Santo di Carate Brianza.
Una squadra ampia che testimonia la natura sempre più corale del festival e una rete di collaborazioni che coinvolge istituzioni, fondazioni, realtà culturali, enti di ricerca, associazioni e imprese.
Le iniziative di MedFest 2026 saranno distribuite in otto province lombarde, con tappe ospitate tanto in grandi capolavori dell’arte e dell’architettura quanto in luoghi meno conosciuti, autentici scrigni di bellezza e memoria.
Il respiro della manifestazione sarà inoltre internazionale, grazie alla presenza di artisti ed esperti provenienti da cinque Paesi europei.
A caratterizzare il festival sarà ancora una volta la varietà delle proposte: dal teatro alla musica, dalla divulgazione alla valorizzazione del patrimonio, con esperienze differenti ma accomunate dalla ricerca della qualità. Una formula che, come ha sottolineato l’assessore Marco Caterisano, rappresenta una delle principali forze della manifestazione.
«È una manifestazione arrivata alla quinta edizione, nata a Lecco e che oggi riesce a coinvolgere buona parte della Lombardia. Una crescita non casuale, ma frutto del lavoro per costruire un programma ricco e di qualità. Il tema di quest’anno è molto originale e racconta la storia del Medioevo attraverso linguaggi differenti, riuscendo così ad attrarre pubblici diversi. Questa è una delle forze della manifestazione: proporre esperienze diverse, ma sempre di qualità, dal teatro alla divulgazione».
Il viaggio di MedFest 2026 comincerà già sabato 5 settembre, al Monastero del Lavello di Calolziocorte, con «Un giorno nel Quattrocento».
L’iniziativa propone un’esperienza immersiva alla scoperta di un convento del Quattrocento. Il pubblico sarà accompagnato lungo un percorso guidato arricchito da performance teatrali e musicali nei diversi ambienti del complesso.
Non una semplice visita, dunque, ma un’esperienza pensata per riportare il pubblico dentro le atmosfere dell’epoca, attraverso la storia, la musica e il teatro.
