Cultura
Palazzo delle Paure

"Carlo Mauri, nato in salita": la mostra a Lecco prorogata sino all'8 gennaio

L'esposizione trova spazio nel Polo della Montagna, al 3° piano della sede museale di piazza XX Settembre.

"Carlo Mauri, nato in salita": la mostra a Lecco prorogata sino all'8 gennaio
Cultura Lecco e dintorni, 29 Novembre 2022 ore 15:35

E' stata prorogata  fino a domenica 8 gennaio 2023 "Carlo Mauri, nato in salita", la mostra allestita a Palazzo delle Paure e  dedicata a "Il Bigio" realizzata in occasione dei quarant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 31 maggio 1982.

"Carlo Mauri, nato in salita": la mostra a Lecco prorogata sino all'8 gennaio

L' allestimento, che rende omaggio ad un grande della montagna, un uomo che ha dato tanto al mondo dell'alpinismo,  famoso  per i racconti e i libri che ha scritto, per le immagini che ha girato e per aver  reso possibile l’introduzione in Italia del metodo Ilizarov, trova spazio nel Polo della Montagna, al 3° piano della sede museale di piazza XX Settembre.

Ideata dal servizio cultura e grandi eventi del Comune di Lecco e curata da Francesca Mauri e Paolo Vallara, la mostra “Carlo Mauri, nato in salita” si inserisce nell'ambito della rassegna "Lecco Ama la Montagna”. L'esposizione è visitabile  il martedì dalle 10 alle 14, dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 18.

L’esposizione apre una finestra sui singolari viaggi di Carlo Mauri, in cui il tema dell’esplorazione diventa occasione per raccontare, altre che l’esploratore e lo scalatore, l’uomo stesso, nelle sfide affrontate e le avventure vissute, ma anche le disavventure, come quell’infortunio al piede, causato da una caduta a Checrouit, Courmayeur. Tra le esperienze più significative ci fu la partecipazione, tra il 1969 e il 1970 in qualità di fotografo e reporter, alla spedizione dell’antropologo norvegese Thor Heyerdahl nell’oceano Atlantico, a bordo dell’imbarcazione RA, realizzata in giunco. In questa occasione conobbe il medico russo Yuri Aleksandrovich Senkevich, che lo avvicinò alla rivoluzionaria tecnica di chirurgia ortopedica del collega Gavril Abramovič Ilizarov, che gli consentì la piena ripresa della funzione deambulatoria; fu la lungimiranza dello stesso Mauri a portare in Italia la scuola di pensiero del medico sovietico.

 

 

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