Lo scorso giovedì 5 febbraio, nella cornice della Sala Neogotica di corso Matteotti, è stato presentato il volume “Da Badoni a Bonfantitalgru: da 250 anni una storia senza fine”. L’evento ha richiamato un pubblico numeroso che ha rapidamente riempito la sala, testimonianza tangibile di quanto il legame con lo storico marchio metalmeccanico sia ancora solido e radicato nella memoria collettiva della città. L’opera non intende essere un epitaffio per un marchio del passato, quanto piuttosto la testimonianza di una continuità industriale ancora viva.

Un’opera imponente tra memoria ed emozioni
Ad approfondirne i contenuti sono intervenuti gli autori Giorgio Cortella, Gianfranco Colombo e Francesco D’Alessio, coordinati dal moderatore Paolo Colombo, nonché presidente dell’Officina Gerenzone. Il libro, edito da Correlazioni e stampato dalla Cattaneo Grafiche, è un’opera imponente: 352 pagine e 343 fotografie che non si limitano a celebrare i fasti dell’Ottocento, ma ricostruiscono per la prima volta in modo organico anche i capitoli più recenti e complessi: dalla crisi del 1993 alla rinascita odierna. «È una grande emozione trovarsi qui, nell’Officina Badoni, a raccontare un libro che parla di questa famiglia», ha affermato Giorgio Cortella con evidente soddisfazione. Per lui, questo volume è la chiusura di un cerchio aperto dodici anni fa. Un traguardo raggiunto grazie a una lunga lista di persone che l’autore ha voluto ringraziare: Piera Badoni, Alice Tavola, Gigi Riva, il redattore Sergio (già segretario della CGIL), i co-autori e il moderatore Paolo Colombo. Un plauso particolare è andato alla famiglia Bonfanti, con la figlia Paola e il padre Renato, per aver creduto nel progetto editoriale e averne reso possibile la realizzazione.

L’ascesa industriale: dall’illuminazione a gas ai ponti nel mondo
Ma cosa racconta, davvero, questa storia? Racconta di una «valle delle fucine» dove nel Settecento i Badoni iniziarono come «vassalli ricchi», quasi contadini del ferro. Racconta l’intuizione di Giuseppe Vittore Badoni, gigante del Risorgimento, che introdusse tecnologie rivoluzionarie per l’epoca. E poi la svolta: il passaggio dalla metallurgia alla meccanica. Fu Antonio Badoni, con una lettera al sindaco datata gennaio 1871, a promettere di illuminare Lecco con il gas. E lo fece. Da lì, l’ascesa fu inarrestabile. Gianfranco Colombo ha tratteggiato con maestria il Novecento, il «secolo dell’ingegner Giuseppe Riccardo Badoni». Un uomo capace di trasformare un’azienda locale in un colosso mondiale: dai ponti ferroviari distrutti dalle guerre e ricostruiti, alle teleferiche, fino ai gasometri e ai locomotori. La Badoni era ovunque: a Milano per la Stazione Centrale, a Torino per il Palazzo del Lavoro di Nervi, a Istanbul per il ponte sul Bosforo, la cui torre di Ortaköy rimane l’apice ingegneristico raggiunto nel 1973.
La rinascita con la famiglia Bonfanti
La storia, però, è fatta anche di cadute. La morte dell’ingegnere nel 1974 e la crisi della metalmeccanica portarono al doloroso fallimento del 1993. «Ma la Badoni non è morta nel ’93», ha ribadito con forza Paolo Colombo. E ha ragione. Qui entra in gioco la seconda parte del titolo del libro: la famiglia Bonfanti. Nel 1997, il Gruppo Bonfanti ebbe il coraggio e la lungimiranza di rilevare il marchio. Non per farne un trofeo, ma per ridargli vita. Paola Bonfanti, amministratore delegato di Bonfantitalgru, ha portato il saluto della famiglia sottolineando come l’acquisizione sia stata un atto di «impegno, competenza e responsabilità sociale». Oggi, ad Ambivere, il marchio rivive costruendo gru e grandi opere di carpenteria.
Solidarietà e identità lecchese
C’è infine un ultimo aspetto che rende questo volume prezioso, al di là del valore storico. Tutto il ricavato della vendita (il libro costa 60 euro) sarà interamente devoluto al Nucleo Alzheimer degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco. Un gesto voluto per restituire al territorio parte di quanto ricevuto. Mentre la serata volgeva al termine, tra gli applausi per gli autori e per i rappresentanti della Provincia e delle associazioni presenti, è rimasta nell’aria una certezza. Lecco non è solo lago e monti. È ferro, è ingegno, è fatica. E grazie a questo libro, la memoria di chi ha fatto la storia dell’industria italiana non andrà perduta.