Dialetto brianzolo: brasc, brascinn, brascieu e brasc de mercant

Rubrica settimanale a cura dell'esperto Roberto Beretta.

Dialetto brianzolo: brasc, brascinn, brascieu e brasc de mercant
Casatese, 07 Gennaio 2018 ore 09:00

Una pillola di dialetto brianzolo. Da martedì scorso sul Giornale di Merate è stata inaugurata la nuova rubrica dedicata alla lingua brianzola. Curata da Roberto Beretta, cassaghese, autore del dizionario brianzolo-italiano acquistabile in tutte le libreria del territorio. Vi proponiamo la prima puntata, dedicata alla parola brasc (braccio).

Dialetto brianzolo in pillole: brasc

Ul brasc è un termine conosciuto da tutti e significa braccio. I brascïtt sono le braccia piccole dei bambini mentre ul brascïnn è un braccio che risulta più corto dell’altro per malformazione genetica. Ul brascieu è dove si appoggia il braccio quando ci si siede in poltrona o su una seggiola e la brasciàdæ è la quantità di roba che si può mettere sulle due braccia distese. Véch ul brascïnn, va a significare essere tirchi, mentre na dént a brasc è l’agire con approssimazione o faciloneria ed è uguale come significato a butà dént. Brasc è anche una vecchia misura lineare pari a circa 60 cm solo leggermente inferiore al brasc de mercànt che equivale a circa 67 cm. La differenza è dovuta al fatto che i mercanti di stoffe o nastri usavano omaggiare il cliente di un pezzetto di stoffa in più rispetto a quanto effettivamente misurato. Bel gesto, ma i mercanti sono sempre stati furbi e l’omaggio era preventivamente calcolato nel prezzo. Ul quadrétt è una vecchia misura di superficie con lato un brasc ed equivalente a circa un terzo di metro quadro. Era utilizzata per misurare superfici piccole tipo pavimenti o muri mentre per superfici grandi, come i campi o i prati, la misura utilizzata era la pértighæ che, nella nostra zona era pari a 654,5 metri quadri ed equivalente a 24 tàul. Un’altra vecchia misura, poco usata, era anche ul quadrétt in cübu misura di volume e capacità di lato un brasc pari a circa un quinto di metro cubo. Di più normale utilizzo per misurare liquidi o aridi era ul stee (staio) pari a 18 litri e il suo multiplo la meugiæ (moggio) otto volte più grande dello stee quindi pari a 144 litri. Ul stee è anche il tipico contenitore cilindrico di legno o di ferro con una stanga verticale in mezzo e una maniglia, che ha appunto la capacità di uno staio.

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