Tour de France il brianzolo protagonista di imprese eroiche nel Dopoguerra

La storia di Tino Ausenda di Brivio, storico gregario di Fiorenzo Magni.

Tour de France il brianzolo protagonista di imprese eroiche nel Dopoguerra
Meratese, 29 Luglio 2018 ore 14:00

Il Tour de France si conclude quest'oggi con l'ultima passerella parigina. Ma c'erano tempi in cui anche la Brianza, e in particolare Brivio, si rendeva protagonista di imprese eroiche alla Grande Boucle. E' la storia di Tino Ausenda, raccontata dall'appassionato di storia e di personaggi Luigi Balzarini, raccontata dal Giornale di Merate. Ve la riproponiamo integralmente.

Tino Ausenda al Tour de France

Una pedalata dopo l’altra per muovere quelle ruote che girano a fatica, stanche, affannate per arrivare alla gloria. Quella maglia gialla tanto ambita che dista però migliaia di chilometri, migliaia di metri di dislivello, milioni di faticose pedalate. Sulle strade dove oggi stanno correndo Vincenzo Nibali, Peter Sagan, Chris Froome e Greg Van Avermaet, un tempo pedalava anche un ragazzo di Brivio. Un gregario di altri tempi, dedito al suo capitano tanto da sacrificare tutte le proprie energie per portare il suo compagno alla vittoria. Ecco chi è stato Tino Ausenda. A raccontare la storia dello storico ciclista è stato Luigi Balzarini che, tra i vari ricordi dell’illustre compaesano, ha scovato diverse curiosità di quel tempo.

Non solo Coppi e Bartali

«Al Tour de France del 1949 l’Italia partecipò con due formazioni: la squadra “tricolori”, i cui fari erano ovviamente Fausto Coppi e Gino Bartali, e quella dei “cadetti” capitanata da Fiorenzo Magni e composta, tra gli altri dal briviese Ausenda – ha continuato Balzarini – Fu un’edizione del Tour durissima: 4808 chilometri con tante tappe di montagna. Magni tenne a lungo la maglia gialla, prima di perderla per essersi sfracellato contro un muretto lungo la discesa del Col d’Aubisque. Ausenda fu il suo gregario più fedele: nella tappa da Boulogne a Rouen si accorse che il capitano aveva un problema tecnico alla catena e prontamente gli cedette la propria bicicletta, aspettando in piedi che arrivasse l’ammiraglia con quella di scorta. Il gesto generoso del gregario consentì a Magni di guadagnare 9 minuti in quella tappa e quindi di vestire la maglia gialla di leader della corsa. Magni e Ausenda furono gli unici della squadra cadetti a concludere quel tour (vinto da Coppi davanti a Bartali). Magni, pur menomato da una impressionante serie di escoriazioni ed ecchimosi lungo tutto il fianco destro, finì sesto. Il nostro Tino Ausenda ottenne un dignitosissimo trentottesimo posto».

Giro d'Italia e curiosità

Ma non solo le strade francesi furono calcate dal briviese. Diversi gli episodi curiosi accaduti durante le varie edizioni del Giro d’Italia. «il Giro del ’46 toccò Trieste, città spaccata in due dagli eventi bellici. Una parte era controllata dagli angloamericani, l’altra era in mano agli insurrezionisti slavi – ha continuato nel racconto Balzarini – Il gruppo si stava avvicinando alla città quando, all’ingresso del paesino di Pieris, alcuni scalmanati sostenitori di Tito disseminarono il percorso di macigni, filo spinato e chiodi. All’uscita da una curva Ausenda, Malabrocca e Marangoni, che erano al comando, si trovarono la strada ostruita e furono costretti a scendere di sella, subito imitati dal resto del gruppo. Da dietro una siepe cominciarono a volare pietre. Colpi di fucile rimbombarono nell’aria. Come tante galline spaurite (il paragone è dello stesso Ausenda) i corridori tentarono la fuga, incrociandosi, urtandosi, aggrovigliandosi tra auto e biciclette. Dopo interminabili minuti di panico e paura, alla sirena della Polizia ,i manifestanti si dispersero e tornò la calma. La tappa fu chiusa a Pieris, ma un quindicina di corridori furono portati a Trieste in auto per imbastire una finta volata davanti alla gente radunata all’Ippodromo Montebello, dov’era previsto l’arrivo».

Le 25mila lire

Un altro episodio ha invece visto come protagonista Bartali e il suo massaggiatore. «Prima di una tappa che partiva da Verona e terminava a Mantova il massaggiatore di Bartali, Villa, chiamò Ausenda e il collega Malabrocca, promettendo loro 25mila lire a testa nel caso in cui avessero controllato la velocità del gruppo per far sì che non partissero delle fughe da lontano. Ma, dopo la tappa, nessuno si fece vivo per il saldo – ha ricostruito Balzarini - Malabrocca inseguì Bartali nei corridoi dell’albergo. Ma il campione non battè ciglio, anzi, a un certo punto borbottò infastidito nel suo pungente toscano “O Malabrocca, che mi scruti a fare, non m’hai mai visto?”. Era evidente che non sapeva nulla dell’iniziativa del massaggiatore. Così, con le pive nel sacco, Ausenda e Malabrocca dovettero rimangiarsi i piccoli sogni che avrebbero costruito con la cifra promessa, con tante maledizioni al massaggiatore».

Il suo bar di Brivio

Balzarini, appassionato di storia e di personaggi locali, ha concluso ricordando il suo compaesano e il suo amore per Brivio: «Terminata la carriera ciclistica Ausenda lavorò per un certo periodo in una concessionaria della Lancia, poi aprì il famoso Bar Ancora nel centro di Brivio, che è stato per molti anni centro di richiamo e aggregazione per giovani e meno giovani del paese».