La polemica

Tampone rapido, azienda di lecchese sotto attacco: parlano la titolare e l’Api

Un articolo del Corriere della Sera mette in dubbio la veridicità del test Covid nato alla Allum di Merate alimentando chiacchiere, polemiche, ma anche reazioni.

Tampone rapido, azienda di lecchese sotto attacco: parlano la titolare e l’Api
Meratese, 24 Settembre 2020 ore 12:32

“È un po’ come vendere la Fontana di Trevi senza che ancora ci sia (e senza la professionalità di un Totò)”: così, con questa chiosa velenosa, si chiude l’articolo con il quale il Corriere della Sera (martedì online, ieri, mercoledì 23 settembre 2020, anche sull’edizione cartacea) ha attaccato senza mezzi termini il progetto del tampone rapido per l’individuazione del Coronavirus annunciato dall’azienda Allum di Merate, parlando di “bluff”. E scatenando chiacchiere, polemiche, ma anche suscitando la reazione dei diretti interessati e dell’Api di Lecco e Sondrio, coinvolta suo malgrado in questa spinosa vicenda.

Il professore di Bevenento e la spin off

Stando all’articolo del Corriere, l’azienda di Merate avrebbe “un po’ preso in giro” tutti quanti. Perché, sempre secondo l’articolo del quotidiano, la spin off che si dovrebbe occupare della produzione di 20 milioni di pezzi di tamponi – la Genus Biotech – non avrebbe collegamenti con l’Università del Sannio, ma direttamente con il professor Pasquale Vito (avrebbe il 61% delle quote, il restante 39% sarebbe in mano a un imprenditore), padre del progetto “meratese” (era collegato in streaming anche alla conferenza stampa dell’Api), alimentando dunque sospetti sul progetto di produzione dei test rapidi. (“Si voleva tenere sotto coperta l’affare a Benevento utilizzando la Allum in difficoltà che come contropartita avrebbe recuperato credito bancario? Gli interessati smentiscono, naturalmente. E in effetti sembra un piano troppo diabolico” scrive il Corriere).

“Parlerò quando avremo iniziato a produrre”

Dal canto suo, l’imprenditrice Stefania Magni, titolare della Allum con sede in via Campi a Merate, interpellata telefonicamente, ha scelto la via del silenzio e di non replicare direttamente alle accuse. Ma non ritratta quanto dichiarato sia nella conferenza stampa che nell’intervista video rilasciata in esclusiva alle testate Netweek nei giorni dell’annuncio ufficiale del Daily Tampon. “Non dobbiamo chiarire niente perché non è cambiato nulla rispetto a quanto già detto, stiamo preparando la produzione che ovviamente, come già dichiarato, non avverrà a Merate. Parlerò a tempo debito, quando avremo iniziato a produrre”.

Tampone rapido, le precisazione dell’Api

Oggi, giovedì 24 settembre 2020, l’Api di Lecco e Sondrio – citata e criticata nell’articolo di Mario Gerevini sulle colonne del Corriere – ha preso ufficialmente posizione, spiegando i contorni della vicenda. “Premetto che l’azienda Allum di Merate è una nostra associata da 42 anni e che tra l’Api e l’azienda in questione, come per tutte le nostre associate, soprattutto quelle di lungo corso, esiste un rapporto fiduciario – sono le parole del presidente Luigi Sabadini – A inizio settembre siamo stati contattati dalla titolare che ci ha illustrato questa novità relativa ai tamponi e ci ha chiesto di supportarla nella divulgazione della notizia, essendo Allum una realtà molto piccola e non disponendo di addetti alla comunicazione. Dunque, sulla base delle informazioni ricevute riguardo il tampone rapido, abbiamo curato la comunicazione come da richiesta della nostra associata. Preciso che abbiamo raccolto la conferma e la specifica approvazione dell’azienda stessa circa i contenuti informativi della notizia prima della divulgazione ai media”.

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