Il messaggio del Prevosto di Lecco

“Sarà il Signore a salvarci dalle angosce”

di Monsignor Davide Milani, Prevosto di Lecco

“Sarà il Signore a salvarci dalle angosce”
Lecco e dintorni, 12 Aprile 2020 ore 11:48

Andrà tutto bene.
A posteriori suona come un augurio sgraziato, una previsione fallita, una gaffe involontaria, un’offesa indesiderata. Non è andato tutto bene, non sta andando tutto bene, non andrà tutto bene: lo testimoniano i morti, chi li piange, chi si prodiga a curare negli ospedali, gli indicatori economici, i nuovi poveri.
«Andrà tutto bene» è l’espressione ingenua che porta con sé la convinzione che ce la possiamo fare da soli, che basta metterci il cuore, la volontà, il coraggio. Niente contro i disegni dei bambini appesi ai balconi. Niente, sia chiaro, contro i doverosi e incoraggianti auguri che non è male scambiarsi.

Sentiamo il bisogno di aggrapparci a qualcosa che ci pare franco, sembra offrici rapida consolazione.
Ma chi lo spiega ai bambini, fieri del proprio lavoretto arcobaleno, che va comunque tutto bene anche se è morto il nonno? O che andrà tutto bene, ma intanto occorre privarsi degli amici e di tante esperienze; di regali, giochi e vestiti perché il reddito dei genitori si è volatilizzato?
Occorre aggrapparsi a rocce sicure, cercare una speranza che non frani davanti allo svelarsi della vita così com’è, alla prova del reale.
«Andrà tutto bene» proietta sulla comprensione del mondo che ci circonda la convinzione che la vita risponda ad una teoria, ad una nostra programmazione. E’ il tentativo maldestro di determinare da noi stessi la realtà, come se bastasse la nostra volontà a imporre il corso degli eventi.
Invece la vita accade, sotto i nostri occhi, frutto di quel complicato intreccio della mia libertà con quella degli altri, dei miei contemporanei e di coloro che ci hanno preceduto nella storia, delle forze magnifiche della natura con le sue imperfezioni.
Sui nostri balconi, sotto i nostri arcobaleni (che bel segno biblico!) dovremmo invece scrivere la frase del Salmo 118 «Nell’angoscia ho gridato al Signore, mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo».
Sarà meno poetico, meno corretto politicamente, apparentemente meno ottimista. Ma molto più autentico, rispettoso della vita così com’è, del modo in cui il reale si dà.
Perché dice della nostra paura, non la soffoca in gola, non isola ulteriormente chi ne è paralizzato, crea le condizioni migliori affinché il buio della mia sofferenza venga visitato dalla piccola fiammella dell’altro che – come me – è terrorizzato ma ha una piccola luce da offrirmi.
La paura ci aiuta a prendere coscienza insieme della nostra debolezza e forza.
Ci scopriamo creature capaci di essere grandi ma al tempo stesso fragili.
Nella paura la nostra roccia è l’esperienza fatta con il Signore che mai ha abbandonato il suo popolo (lo leggiamo nella Bibbia) e che mai ci ha abbandonato (lo possiamo leggere nella nostra esistenza).
Certo, servono occhi allenati a vedere – nella vita che capita – la presenza paterna di Dio che non è assente nel gioco di forze che determina quel che accade.
Non ci manda i castighi, le pandemie, non è Dio nostro Padre che ci getta a terra.
Lui certamente determina la realtà, ma a suo modo: la vuole salvare, salvando noi.
Lo canta il Salmista interrogando la sua esperienza e quella del popolo di cui è portavoce «Nell’angoscia ho gridato al Signore. Mi ha risposto il Signore. Mi ha tratto in salvo».
Ogni gesto e atto di amore che ci è regalato, ogni consolazione che riusciamo ad offrire, ogni bellezza autentica che scopriamo nelle nostre giornate sono le risposte di Dio che ci raggiungono.
La speranza della Pasqua che tra poco celebreremo è quella roccia che ci difende e incoraggia nella paura e ci fa proclamare, pur con il groppo in gola, «mi ha tratto in salvo».
Feriti ma pieni di vita, malati ma salvi, impauriti ma abitati dalla speranza: la luce della Pasqua di Gesù Cristo ci illumina e ci dona di scoprirci nella nostra verità.
Monsignor Davide Milani
Prevosto di Lecco

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