Sacro e profano: prevosto e sindaco di Lecco hanno parlato alla città

Sacro e profano: prevosto e sindaco hanno parlato alla città. Si è chiuso ieri, domenica il lungo week end lecchese dedicato alle celebrazioni di San Nicolò. Un momento importante per la Lecco e i lecchesi, ai quali si sono rivolti sia il sindaco di Lecco Virginio Brivio (alla sua ultima festa patronale con la fascia tricolore) che il prevosto don Davide Milani.

Sacro e profano: prevosto e sindaco di Lecco  hanno parlato alla città
Lecco e dintorni, 09 Dicembre 2019 ore 10:37

Sacro e profano: prevosto e sindaco hanno parlato alla città. Si è chiuso ieri, domenica il lungo week end lecchese dedicato alle celebrazioni di San Nicolò. Un momento importante per la Lecco e i lecchesi, ai quali si sono rivolti sia il sindaco di Lecco Virginio Brivio (alla sua ultima festa patronale con la fascia tricolore) che il prevosto don Davide Milani.

Sacro e profano: prevosto e sindaco hanno parlato alla città

Abbiamo deciso di pubblicare integralmente le loro parole pronunciate ufficialmente in occassione di San Nicolò 2019.

Il “congedo” del  sindaco di Lecco  Brivio

Care lecchesi, cari lecchesi, autorità,

il mio congedo dalla carica di Sindaco si consumerà alle elezioni della prossima primavera. Un sollievo per voi che, tra l’altro, non ascolterete più il discorso di San Nicolò del Sindaco Brivio! Non illudetevi però che sia disposto a rinunciare a questa occasione per esprimere, in estrema sintesi, le mie impressioni su questo governo della città e con l’augurio che gli eredi, quali che siano, sappiano valorizzare e completare il cammino intrapreso. Non so se vi stupirà, ma io credo fermamente che il bilancio dell’attività di questi quasi dieci anni non sia da buttare, e neppure si debba rivoltare, come un cappotto in disuso, il vestito che abbiamo cucito su Lecco, con attenzione sartoriale.

Va detto che dal 2010 sembra trascorsa un’epoca e lo avvertiamo ad ogni livello e ad ogni latitudine.

Ricordo il tempo degli esordi e vi posso assicurare che nella comprensibile altalena di sentimenti e umori, non sono venuti meno quell’entusiasmo e quella passione che sono la ragione sociale per la quale ho dedicato gran parte della mia vita alla pubblica amministrazione.

Raccontiamola così: fare il Sindaco oggi è un’impresa ardua e, sinceramente, non so se dopo questo zaino sulle spalle me la sentirei di riprendere la salita, perché è un sentiero a ostacoli, che voi incontrate ogni giorno dall’altra parte della barricata: ma sappiate che c’è un ampio terreno di contiguità che lega amministratori e amministrati, specie se i primi hanno a cuore e “nelle corde” come metodo quello dell’ascolto.

Su questo versante, con consapevole presunzione, mi do un buon voto in pagella, così come ritengo di aver profuso energie, studio e attenzione per ciascuno di quelli che oggi usano chiamare “dossier”. Tanti ne ho trovati aperti, molti li abbiamo definiti compiutamente, altri indirizzati in via di soluzione.

Cito quattro opere per uscire dalla teoria, esemplari per fotografare l’iter  e le sequenze degli interventi comunali.

Voglio sorprendervi: per primo il Teatro della Società, che può suonare come provocazione, che può essere l’appiglio più comodo e facile per gli avversari. E io vi dico che i ritardi ci sono, che le sorprese non sono mancate anche a noi, che qualche errore è stato commesso, ma anche che noi abbiamo dedicato all’amato “Sociale” energie, cure e risorse come non capitava da decenni. Non voglio incolpare nessuno, ma invitare tutti a dare un’occhiata all’agenda, sapendo anche che al fascino reclamato del sipario alzato devono corrispondere la sicurezza e la fruibilità! Che non c’erano né sulla carta né nella realtà. E un amministratore avveduto deve a un certo momento mettere un punto alle questioni aperte e decidere.

Troppo semplice fare qui l’elenco delle “cose compiute”: Tribunale, riapertura parcheggi pubblici del Broletto (attesi da decenni e in cima alle esigenze dei cittadini), l’acquisto del nuovo palazzo comunale (in via Marco d’Oggiono), simbolo di una visione lungimirante e di una prospettiva moderna, perché la casa di tutti sia il luogo dei servizi, dell’efficienza, della burocrazia combattuta ogni giorno ma con l’obiettivo, anche, che resti sempre la casa di ciascuno.

E ancora la definizione della permuta con le ferrovie per l’acquisizione da parte nostra dell’area della Piccola Velocità in centro Lecco, formalmente avviata ricordo nel 1985 (nel secolo scorso!).

Viviamo nella stagione delle immagini e della dittatura dell’istante e proprio così, visivamente, questa immagine alle spalle credo che la racconti bene: un vecchio interruttore letteralmente scardinato fuori dal mio ufficio pochi anni fa e il cablaggio sotterraneo della città (che poca risonanza ha avuto): segno di tecnologia, ma anche ammonimento a non abbandonarsi ai fuochi fatui della modernità. Se solo con oggettività si confrontassero i programmi e gli obiettivi, un amministratore senza polso e senza determinazione verrebbe in pochi giorni smascherato (o… salterebbe, per usare linguaggio po’ grezzo!).

C’è una sequenza di opere compiute e incompiute, ma non ci si venga a dire che siamo rimasti con le mani in mano e che abbiamo tergiversato, per colpa di quel Sindaco che “è sì una brava persona ma non è un decisionista”. Qualche verità ci dovrà pur essere se spesso mi riecheggia…

Ma vi assicuro che ho scelto e deciso eccome, perché con l’inerzia e la pigrizia non si governa una città come Lecco per dieci anni, con un ruolo concreto anche nella ridefinizione della missione delle società pubbliche su temi come acqua, rifiuti e trasposti pubblici e con grande innovazione sociale come nel settore dei servizi alla persona per costruire un welfare di comunità non nei convegni ma nei processi reali di gestione, per “accorciare le distanze” tra cittadini. Non si tiene insieme (unito) un quadro politico che ha attraversato mutamenti, pensieri schizofrenici, ad alti/altri livelli in solitudine, e per questo voglio ringraziare amministratori e collaboratori che con ruoli diversi hanno contribuito a raggiungere questi obiettivi.

Ho una concezione del potere molto forte (vi prego, nessuna reazione!) nel senso proprio, persino etimologico, del poter fare. Non mi dispiacciono lo studio teorico, la lettura, l’approfondimento, ma nella vita sono stato chiamato a misurarmi con i fatti concreti e sono quelli che, ogni giorno, mi trovo davanti in molteplici forme.

Ve la dico tutta, con presunzione (oggi mi voglio snaturare): siccome parlavo di simboli, lascerò ai futuri amministratori (che mi auguro non cambino casacca), un paio di forbici: torneranno utili per i numerosi tagli dei nastri che si troveranno davanti, grazie alla nostra semina. Si la semina, quel momento nascosto ma essenziale che significa creare le precondizioni per ciò che deve venire.  Che vale per le opere pubbliche ma vale anche per le buone relazioni che abbiamo cercato di costruire nel sociale, nella cultura, nello sport, nei progetti sui beni comuni, contrastando le cattive relazioni che enfatizzano interessi, se non egoismi, di singoli e gruppi a discapito del bene comune.

Un altro concetto che in queste settimane di anticipo della campagna elettorale si tende ad esprimere è quello di un disegno unico e nuovo del futuro della città, dove in molti si cimentano (e questo è un esercizio che va incoraggiato). Ma voglio ricordare come ci si debba muovere su quello che io ho sperimentato essere lo schema operativo: i progetti, i tempi, le procedure e le risorse. Se manca uno di questi ingredienti, la ciambella non viene (meglio non… lievita).

I voli sono leciti e talvolta necessari, quelli pindarici sono più consoni a chi indulge alla poesia. Il lavoro di tutti i giorni si affida alla prosa.

So anche come è sempre più sensibile l’attenzione della città verso la cultura, per la quale possiamo e potrete contare su un promotore entusiasta e capace come il Prevosto di Lecco, Don Davide Milani, e di tanti altri soggetti plurali della città, ma sapendo che anche qui qualche bersaglio importante lo abbiamo centrato. Villa Manzoni docet, così come una programmazione delle iniziative e degli spazi pienamente utilizzati a Palazzo delle Paure che ci costringono spesso a dire dei no.

Avremo tempo di fissare con puntualità e di comunicare alla Città il quadro completo delle opere e degli interventi: segnalo a questo proposito il bilancio sociale che a fine novembre abbiamo presentato e che è disponibile per ora online e col quale ognuno può farsi un’idea concreta. Più che una rappresentazione, una fotografia.

Oggi voglio rivolgere un pensiero alle persone conosciute e che sono mancate in questi 10 anni, nella consapevolezza che la cultura dei defunti è un dovere, perché ci permette di farci attraversare dall’azione e dall’esempio di uomini e donne che ci sono stati cari.

Ma non posso non richiamarmi, ed è il principale pensiero che ci vuole riuniti, ai benemeriti (siamo qui principalmente per loro!), come testimonianza dei valori di Lecco, della sua anima, delle sue attitudini, che fanno della gens lecchese un popolo laborioso ma anche attraversato da forti spinte morali. La nostra fedina civile e penale è linda e non è altro che lo specchio della vostra onestà.

Se è nobile ciascun “lavoro”, chi lo compie per lungo tempo e con dedizione e intelligenza, a volte nella discrezione se non nel nascondimento, va scritto all’albo delle eccellenze. Noi non conferiamo premi per categoria ma, semplicemente, riconosciamo anche nell’universo della semplicità chi ha saputo distinguersi e ha meritato la stima dei suoi concittadini.

È ora di concludere. Continuerò il mio impegno dentro e fuori le istituzioni e il mio abbraccio oggi va, soprattutto, alle donne e non certo perché è di moda farlo, ai giovani ai quali penso sempre non solo perché sono padre, agli anziani, agli indifesi o a coloro che attraversano fasi di sofferenza, anche solo con lo spirito, abbraccio che accompagno con un auspicio riassunto in una frase che non vuole essere enfatica e neppure compiacente, ma che vorrei davvero fosse il titolo del mio impegno di questi dieci anni e delle mie sfide future:

“Facciamo in modo che nessuno passi accanto a noi inutilmente!”

L’omelia del prevosto di Lecco

Nicolò è un Santo benevolo, che custodisce e interviene, attento ai bisogni. Diversi racconti dipingono Nicola come un vescovo vicino al popolo che aiutava quanti ne invocavano il suo prezioso aiuto. San Nicola ha scelto il proprio terreno d’azione tra i bisognosi: marinai in difficoltà, innocenti condannati a morte, ragazze che non potevano sposarsi, orfani, famiglie indigenti, vittime dell’oppressione. Un santo accanto alla gente, un santo che veglia, protegge, custodisce la sua comunità e i suoi abitanti.
Oggi celebriamo il Santo che protegge la nostra Città.
Se c’è già lui a proteggerci, cosa dobbiamo fare noi? Dobbiamo solo assistere inoperosi? Certamente no! Dobbiamo darci da fare per costruire la nostra comunità.
In un momento in cui si preferisce criticare, polemizzare, screditare, evidenziare ciò che non funziona, la protezione di San Nicolò ci dona più coraggio per agire, per assumerci l’impegno di lavorare per costruire Lecco, sempre più bella, grande, nuova. Sapendo di avere la protezione di Nicolò possiamo intraprendere qualche impresa coraggiosa: come quei marinai che per mantenere le loro famiglie volevano spingersi molto lontano da Myra, la città del nostro santo, per tentare nuovi commerci, per crescere, per vivere meglio. Nel fare questo non avevano paura di sfidare il mare: sapevano che in caso di bisogno avrebbero potuto affidarsi a san Nicolò e invocarlo: li avrebbe salvati dal naufragio e da ogni pericolo.
Tutti siamo animati dal desiderio di lavorare per la nostra Città che oggi festeggiamo con il suo patrono.
Vogliamo, in questo giorno, condividere alcune parole che contribuiscono alla costruzione del futuro della nostra comunità parrocchiale e cittadina.

1- Memoria
La Festa del patrono, che da secoli si ripete, dice che questa parrocchia e la città di Lecco hanno una memoria e che noi oggi, insieme, siamo qui per celebrarla e rinnovarla. Chi il giorno di san Nicolò fa festa è perché riconosce l’importanza per la propria vita di questa comunità cristiana o – laicamente – della Città come istituzione, organismo sociale e civile.
La città è costruita, retta e vissuta autenticamente solo da chi ne ha memoria.
La memoria è il meglio del nostro passato, è quella parte della nostra esperienza che dice del senso di noi, di chi stiamo diventando e che è in grado di aiutarci per vivere bene il presente.
La memoria umana, come quella dei moderni dispositivi tecnologici, conserva il senso delle esperienze fatte e guida l’agire.
La giusta memoria ci ricorda il bene che Dio ci vuole, il suo immenso amore per noi, grande a tal punto da volerci visitare, diventare uno di noi.
La memoria è da rigenerare continuamente. Chi, ad esempio, ricorda solo il male fatto o ricevuto vive infelice. La memoria è rigenerata dal perdono: lo sia anche quella della nostra città.
La memoria è da condividere. Per questo è prezioso il lavoro degli storici locali, l’investimento pubblico e privato in cultura e nei musei, così come il lavoro dei volontari dell’Università della Terza età.
Rinnovare e alimentare la memoria è riconoscere ed evidenziare il tanto bene che oggi viene vissuto e donato.
Rinnovare la memoria è educare. Ieri mille bambini delle scuole materne paritarie e comunali sono venuti qui in Basilica per conoscere San Nicolò e la sua storia, per invocare la sua protezione. Tocca anche noi proteggerli, a fianco delle famiglie, e continuare a costruire una città e un mondo per loro.
La tradizione delle Civiche benemerenze che l’Amministrazione comunale propone ogni anno è un’altra occasione preziosa per tenere viva la memoria di Lecco. E siamo orgogliosi che tra i premiati di quest’anno ci sia anche un nostro sacerdote, don Agostino Butturini.
Riconoscere e condividere la memoria permette a tutti di divenire parte della stessa vicenda, della stessa comunità.
È un segno bello e forte avere qui con noi questa sera i cattolici di Lecco originari del Kosovo, gli Ortodossi di Lecco di tradizione romena e russa, i copti originari dell’Egitto. Li riconosciamo parte viva della nostra città.
Anche i giornalisti e i comunicatori, quando vanno oltre il dato puntuale della cronaca e cercano di connettere i fatti raccontando la vita di una comunità, costruiscono utilmente la memoria.
La memoria rimarrebbe però un esercizio sterile, riempirebbe inutilmente libri e archivi, se non divenisse utilmente cultura, modo di vivere, di intendere l’esistenza. La cultura che nasce dalla memoria ci unisce, ci aiuta a capire chi siamo, come è fatta la nostra città, come sono realmente i tempi che viviamo, ci fornisce strumenti per giudicare e ci rende liberi. Cultura non è leggere i libri difficili o vedere i film impegnati e noiosi. Cultura è condividere esperienze e fare esperienza. Ci rende cristiani e cittadini consapevoli. Senza consapevolezza lasciamo che altri scelgano per noi, che costruiscano un mondo a loro misura, impedendoci di realizzare quel Bene che Dio vuole offrirci.
Facciamo quindi festa oggi con San Nicolò affinché custodisca e rinnovi la nostra capacità di fare memoria e di trasformarla in cultura.

2- Chiamata
La seconda parola importante per costruire la nostra comunità e la nostra città è “chiamata”.
Spesso il criterio per classificare chi abita una città è distinguere chi vi risiede da più tempo rispetto a chi c’è da meno. Oppure chi è nato qui rispetto a chi arriva da un paese diverso o da una nazione lontana.
Questi sono criteri che, per quanto condivisi, non reggono, non hanno fondamento. Anzi leggere la comunità secondo tale ottica crea divisione, frammenta, isola.
Stare insieme in Città non significa che qualcuno, qui da sempre, possa decidere arbitrariamente per tutti chi accogliere tra i nuovi venuti.
La vocazione, piuttosto, costruisce una città: l’essere chiamati, qui, a Lecco; ciascuno con la propria storia, le proprie qualità, desideri, bisogni, capacità.
Dobbiamo aiutarci a comprendere che Lecco è costruita non solo da quanti hanno avuto tutti gli antenati originari di questi rioni, ma è fatta da coloro che riconoscono di essere stati chiamati per essere qui, per fare la loro parte, proprio mentre cercavano come costruire il personale progetto di vita.
Se riscopriamo che tutti siamo chiamati – in modo differente – ad abitare Lecco, nessuno si sentirà meno “cittadino” o meno “lecchese” rispetto ad altri, nessuno si valuterà superiore o con più diritti rispetto ad altri.
Costruisce Lecco chi riconosce di essere stato chiamato qui, chi è qui per “vocazione”: a partire – certo – da chi è lecchese perché generato e nato in città dai propri genitori. È una chiamata, questa, da non dimenticare, perché ci sono scelte dei nostri padri “lecchesi” che vanno riscoperte e vissute.
Sono molti coloro che invece scelgono di venire a vivere a Lecco per amore, perché fondano qui la propria famiglia o desiderano qui farla crescere. Chi – ad esempio – è chiamato dal resto d’Italia e del mondo a Lecco per lavorare o insegnare, per studiare o curarsi, non costruisce forse in modo decisivo la città? Tanti mi confidano di aver scelto di prendere casa qui perché la città è bella, c’è lavoro, è sicura, è vivibile, è resa preziosa dal lago e dalle montagne.
C’è anche chi è chiamato qui per fede: i preti, i religiosi e le religiose mandati a Lecco partecipano alla costruzione della Città.
Riscopriamo perciò la nostra chiamata, la nostra vocazione, il nostro modo di essere voluti da Dio ad annunciare e realizzare il Bene in questa Città, quello stesso desiderio di fare il bene che è stato ragione di vita di San Nicolò.

3- Dedizione
Rinnova la Città e la costruisce chi vive con dedizione: la dedizione di alcuni trasforma un insieme di persone in una comunità, in una Città.
Cosa è la dedizione? La dedizione è dare sé totalmente, nella forma di colui che si consegna, si arrende. Ci si dà per una causa più grande, lealmente e generosamente, non solo per ciò che piace, ma per ciò che serve alla comunità.
La Città non si genera sommando l’interesse e il lavoro dei singoli o dei gruppi ma con la dedizione di ciascuno nel mettere in condivisione le proprie idee, le proprie passioni, il desiderio di essere utili, di rispondere alle domande di aiuto e di senso degli altri.
La dedizione è pensiero intelligente che diventa azione, laboriosità, impresa, cura, aiuto reciproco. La dedizione connota chi cura i malati, chi educa i ragazzi nelle scuole e negli oratori, chi assiste gli anziani soli.
La lettera di San Giacomo che ci è stata annunciata parla della necessità che la fede si traduca in azioni, diventi principio di cambiamento concreto per il mondo. Una fede che rimanga scelta intima e personale, chiusa nelle celebrazioni in Basilica ma che non trasforma con le azioni le giornate, che non rinnova la Città, che non trasforma la storia, è come “un corpo senza lo spirito, è morto. Così anche la fede senza le opere è morta”.
Il numero di coloro che compiono generosamente e con dedizione il proprio dovere, specialmente nelle attività di servizio alla collettività, nella cura alle persone, nei servizi pubblici, nel commercio, a contatto diretto con i cittadini, è notevole a Lecco. Impariamo, pertanto, a vedere il tanto bene che già c’è. Molte persone, la maggioranza, praticano il bene: chi ha fede nel Dio Cristiano, chi comunque crede, chi crede in alti valori spirituali come la giustizia, la pace, la solidarietà e con dedizione li persegue.
Spero che in vista delle prossime consultazioni elettorali per scegliere la nuova amministrazione comunale di Lecco ci siano molte persone dedite, pronte a candidarsi. Candidarsi non è solo il gesto di una disponibilità personale ma è l’impegno a portare e condividere il progetto su tutta la nostra città. Nei prossimi mesi verranno, immaginiamo e speriamo, presentate proposte elettorali, modi di volere e intendere la Città, verranno fatte promesse. Un augurio e una richiesta a chi si candiderà (il prevosto non si candida e non ha suoi candidati): considerate la città di Lecco non solo nel perimetro dei suoi problemi e delle sue risorse locali. Così soffochiamo. Lecco non vuole soffocare ripiegata su se stessa. Sognate e immaginate Lecco nel posto che le compete. Lecco aperta all’Europa, crocevia tra alpi e pianura, punto di incontro tra valli e metropoli, in dialogo con Milano e le città vicine.
Abbiamo tanto valore, abbiamo tanti valori. Per questo non vogliamo cedere alla paura del mondo, al timore della concorrenza di altre città o dell’altro che ci viene a visitare a casa nostra per studio, lavoro, affari, turismo, per chiedere ospitalità umanitaria.
Promuovere Lecco e la nostra identità non vuol dire ripararsi all’ombra del Resegone o stare stretti sotto il campanile di San Nicolò.

4- Entusiasmo
Una comunità si costruisce con l’entusiasmo.
Chi è l’entusiasta? L’entusiasta non è un ottimista ingenuo, non è un attivista infervorato. Dice l’etimologia del termine che l’entusiasta ha “Dio dentro”, en-theos ousìa, è uno che ha il desiderio di Dio, come dice il Vangelo che abbiamo letto. Solo chi è abitato dal desiderio di Dio e lo vuole incontrare, ha la forza per restare sveglio, agire, tenere accesa la lampada. Colui che non ha entusiasmo si spegne, chi non si lascia abitare da Dio si ripiega su se stesso.
Nicolò era abitato da Dio. La forza che gli viene riconosciuta nelle storie, nelle leggende, nei prodigi mostra un uomo che non aveva paura di sfidare gli elementi della natura, i potenti del tempo, chi operava il male. Nicolò era abitato da Dio e sognava per la sua comunità di Myra e per le Città in cui era invocato e venerato serenità, giustizia, pace, tutela per i deboli. E protezione particolare per i più giovani.
I timidi segnali di rinnovato entusiasmo dei giovani nel prendersi cura della dimensione pubblica, della partecipazione alla politica e del creato – pur con delle ingenuità, aldilà delle appartenenze – sono un segnale molto positivo.
L’impegno della parrocchia per la costruzione del nuovo oratorio e centro di comunità, del cinema, opere delle quali a breve presenteremo i nuovi progetti, sono investimenti che vanno in questa direzione. Sono rassicurato in questa impresa da tutti coloro che stanno manifestando la disponibilità a sostenerci.
Abitare non solo materialmente nella nostra città, dipende dall’entusiasta partecipazione di ciascuno alla sua vita.
La crisi più grande che può colpire Lecco non è quella economica o quella del traffico, non è quella dei flussi turistici che non crescono o di quel particolare servizio carente. La più grande crisi da scongiurare per la nostra città è la crisi spirituale. E da una rinascita spirituale verrà la ripresa, la rinascita di Lecco.

Quale è la forza che può rinnovare la nostra città?
E’ stato scritto che «le forze che muovono la storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo». Il più grande potenziale del cambiamento è in noi. «Le risorse esistenziali e morali dell’io – ha scritto Vaclav Havel (dissidente, drammaturgo e primo presidente della Cecoslovacchia democratica dopo l’89, 1936-2011) – se ridestate liberano un potenziale di cambiamento, i cui esiti sono imprevedibili sul piano sociale».
A noi il compito di stare pronti: di fare memoria, di scoprirci chiamati, di vivere con dedizione, di operare con entusiasmo.
Il Signore viene e chi vive così lo riconoscerà: questi il Signore li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

 

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