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Rifondazione Comunista campagna per le pensioni

Iniziata ieri a Lecco l'iniziativa di sensibilizzazione contro la Legge Fornero e l'innalzamento dell'età pensionabile

Rifondazione Comunista campagna per le pensioni
Cronaca 19 Novembre 2017 ore 09:48

Rifondazione Comunista Lecco ha iniziato la sua campagna contro l’innalzamento dell’età pensionabile. E contro la Legge Fornero. E lo ha fatto a partire da ieri, sabato 18 novembre, con il presidio in piazza Garibaldi a Lecco.

Rifondazione Comunista contro la Fornero

Nell’incontro di novembre il Governo ha infatti confermato l’ulteriore aumento dell’età pensionabile, aprendo ad un tavolo “tecnico” con i sindacati. “In sostanza il massimo ottenibile sarà l’esclusione di alcune specifiche categorie, mentre per l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti e autonomi, l’età della pensione si allontanerà ancora” affermano i militanti lecchesi impegnati ieri nella campagna di volantinaggio. E ancora “Oppure forse all’ultimo momento, durante la discussione della Legge di Bilancio, passerà in Parlamento un rinvio di 6 mesi: giusto il tempo per affrontare le elezioni senza dover fare i conti con la rabbia popolare. Non ci stiamo! Il blocco dell’aumento dell’età pensionabile per tutti è il minimo della decenza, ma oltre a questo va rilanciata l’iniziativa e il conflitto per la cancellazione della controriforma Fornero, socialmente insostenibile. Insostenibile per le lavoratrici e i lavoratori in produzione, che non ce la fanno a continuare a lavorare in età avanzata. Insostenibile per le donne, penalizzate dal carico del lavoro di cura (5 ore e 13 minuti al giorno contro 1 ora e 50 degli uomini!) prima nelle carriere lavorative, e poi nell’accesso alla pensione. Insostenibile per le ragazze e i ragazzi che trovano nella forzata permanenza al lavoro degli adulti/anziani una barriera ulteriore rispetto all’accesso al lavoro”.

La protesta non si ferma

I militanti di Prc di Lecco argomentano dunque la loro iniziativa: “Basterebbero gli ultimi dati Istat a certificarlo: da gennaio 2015 ad oggi sono aumentati di 1 milione gli occupati  ultracinquantenni, mentre sono diminuiti quelli nelle età centrali della vita lavorativa e si generalizzano i contratti precari. E’ in corso un processo micidiale, che vede gli adulti/anziani inchiodati al lavoro, mentre i giovani sono costretti a occupazione iper precarie oppure a lasciare il paese. La legge Fornero non rappresenta altro che il più violento aumento dell’orario di lavoro dal dopoguerra ad oggi. Un aumento che avviene nell’arco della vita piuttosto che su base giornaliera o settimanale, ma non di altro si tratta. Per questo, non fa che enfatizzare i processi di divisione sociale: tra coloro a cui si chiede di lavorare sempre di più e chi è costretto alla disoccupazione e sottoccupazione.. L’opposto della necessaria redistribuzione del lavoro attraverso la riduzione d’orario, tanto più a fronte dei processi di automazione che stanno investendo in misura crescente la produzione e che fanno parlare di una IV rivoluzione industriale. Con ostinazione ricordiamo a una memoria pubblica troppo corta, che quella controriforma non fu decisa per problemi di insostenibilità del sistema previdenziale (come ammise persino Monti nel proprio discorso di insediamento!) ma dalla scelta di fare cassa sulle pensioni per rispondere alla speculazione finanziaria e ai diktat UE. Con altrettanta ostinazione ribadiamo che il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza (che deve essere coperta dalla fiscalità generale) e delle tasse (che rientrano nelle casse dello stato) è in attivo dal 1996! Un attivo che per il 2015 è stato di circa 1,6 punti di Pil, pari a oltre 25 miliardi di euro. I soldi ci sono! Nei prossimi giorni continueremo con una serie di volantinaggi davanti ai luoghi di lavoro e alle piazze di tutta la provincia”.

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