Rette asili nido: Lecco si conferma tra le città più care d’Italia

A Lecco si spendono mediamente 385 euro al mese (il 10,2% del budget familiare)

Lecco e dintorni, 04 Dicembre 2019 ore 07:03

Rette asili nido: Lecco si conferma tra le città più care d’Italia. Il primato, ahimè non invidiabile, emerge dallo Studio effettuato dalla  Uil Nazionale sulle rette degli asili nido relativo a 99 città capoluogo di Provincia, tra le quali anche Lecco. I dati sono riferiti all’anno scolastico 2019-2020, per una frequenza a tempo pieno (circa 8 ore). L’indagine prende a campione una famiglia, composta da due lavoratori dipendenti, con un reddito di 44 mila euro l’anno.

Rette asili nido: Lecco si conferma tra le città più care d’Italia

Nell’universo della fiscalità locale oltre IMU, IRPEF Comunale o TARI, ci sono anche le rette per la frequenza degli asili nido. Per il 2019-2020 i costi per la frequenza degli asili nido comunali pesano sulle tasche delle famiglie italiane, mediamente, 270 euro al mese (2.700 euro l’anno), che incidono per il 7,2% sul budget netto familiare. Una cifra che a Lecco, purtroppo si supera ampiamente visto che si spendono mediamente 385 euro ogni mese.

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L’indagine Uil

“L’indagine – spiega Ivana Veronese, Segretaria Confederale della UIL – prende a campione una famiglia, composta da due lavoratori dipendenti, con un reddito di 44 mila euro (37.600 euro netti l’anno), pari a un reddito ISEE di 17.812 €. Ovviamente costi variano sensibilmente da città a città, anche in relazione ai servizi offerti”.

Rette asili nido: Lecco nella top ten (purtroppo)

Dai dati elaborati, spiccano Brescia e Cuneo, dove frequentare un asilo nido, per la famiglia campione, costa mediamente 445 euro mensili (l’11,8% del budget familiare); ad Alessandria 416 euro mensili (l’11,1% del budget familiare); a Vicenza 410 euro (il 10,9% del budget familiare); a Lecco 385 euro (il 10,2% del budget familiare); a Matera e Verona 380 euro (il 10,1% del budget familiare); a Sondrio 376 euro (il 10% del budget familiare); ad Udine 370 euro mensili (il 9,8% del budget familiare); ad Aosta 364 euro (il 9,7% del budget familiare).

Le  più basse

Rette più basse a Trapani dove frequentare un asilo nido quest’anno costa mediamente 111 euro mensili (il 3% del budget familiare); a Vibo Valentia 129 euro (il 3,4% del budget familiare); a Cagliari 133 euro (il 3,5% del budget familiare); a Pesaro 134 euro (il 3,6% del budget familiare); a Reggio Calabria 138 euro (il 3,7% del budget familiare).

La situazione nelle grandi città

Prendendo in considerazione le grandi città – continua Ivana Veronese – frequentare un asilo nido a Firenze costa mediamente 338 euro mensili (il 9% del budget familiare); a Torino 292 euro mensili (il 7,8% del budget familiare); a Genova 286 euro (il 7,6% del budget familiare); a Venezia 246 euro mensili (il 6,5% del budget familiare); a Milano 232 euro mensili (il 6,2% del budget familiare); a Bologna 222 euro (il 5,9% del budget familiare); a Palermo 212 euro (il 5,6% del budget familiare); a Napoli 207 euro (il 5,5% del budget familiare); a Bari 178 euro (il 4,7% del budget familiare); a Roma 174 euro (il 4,6% del budget familiare).
I Comuni incassano, complessivamente, oltre 223 milioni di euro l’anno dalla compartecipazione delle famiglie ai costi di gestione degli asili nido comunali e convenzionati.

L’analisi di Ivana Veronese

L’alto costo delle rette si ripercuote, in maniera piuttosto pesante, sulla tenuta del potere di acquisto dei salari e, per questo, condividiamo l’idea del Governo di rendere gratuita la frequenza negli asili nido per le famiglie con redditi medio bassi.
Ma, al contempo, il Governo dovrà compensare integralmente i Comuni della mancata compartecipazione delle famiglie ai costi di gestione, perché non vorremmo che da questa operazione possano aumentare le imposte e tasse locali.
C’è poi da considerare ancora l’insufficiente diffusione della rete dei servizi per l’infanzia, soprattutto nel Mezzogiorno, che ha delle pesanti ripercussioni, dirette ed indirette, anche sull’occupazione in generale e su quella femminile in particolare.
C’è bisogno, quindi  di una maggiore diffusione dei servizi per l’infanzia in tutto il territorio nazionale a iniziare dal Sud dove, nell’annunciato Piano, i servizi di conciliazione vita-lavoro dovranno avere priorità.

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