Relazione clandestina si trasforma in tragedia: ipotesi di omicidio premeditato

Le confessioni all'amica hanno permesso agli agenti di trovare l'omicida.

Relazione clandestina si trasforma in tragedia: ipotesi di omicidio premeditato
16 Giugno 2018 ore 18:12

Relazione clandestina si trasforma in tragedia per Fernanda Paoletti, residente in via Unità d’Italia a Verona.

Relazione clandestina, donna trovata senza vita

Si chiamava Fernanda Paoletti la vedova 77enne trovata senza vita nel suo appartamento la sera di lunedì 4 giugno: era riversata a terra con una corda legata intorno al collo da un’estremità e a un termosifone dall’altra. Le indagini condotte dalla Procura di Verona hanno subito escluso sia il suicidio sia l’ipotesi di una rapina poiché l’appartamento era in ordine e, ad eccezione della borsa e del cellulare, in casa non mancava niente.

La scoperta sconcertante

Un’amica di Fernanda ha confessato una verità che nessuno conosceva: aveva una relazione clandestina con un uomo da circa un anno. Si tratta di Pietro Di Salvo, originario di Palermo, di 72 anni e con moglie e due figli, che abitava poco distante da Fernanda. I due si erano conosciuti su Facebook e, secondo il racconto dell’amica, s’incontravano tutti i lunedì.

L’interrogatorio

Gli agenti, che si sono immediatamente recati a casa dell’uomo, hanno scoperto dal figlio che il padre era stato ricoverato la stessa mattina in ospedale a Verona a causa di un malore. I militari sono così andati in ospedale per cercare tracce di Dna riscontrabili con quelle sulla corda legata al collo di Fernanda e per un interrogatorio a Pietro, che è stato ascoltato venerdì 8 giugno alla presenza del suo avvocato.

Confessione contradditoria

L’uomo ha fornito un’ampia confessione, con molti elementi contrastanti. Pietro dichiara che l’ultimo incontro avuto con la donna risale a fine maggio, mentre il 4 giugno si sarebbero incontrati solo perché Fernanda voleva che la relazione diventasse ufficiale, desiderio non assecondato dall’amante.

Dove si trovano la borsa e il cellulare

Gli agenti, grazie alle indicazioni di Pietro Di Salvo, hanno ritrovato gli oggetti personali della vittima che lui aveva nascosto per depistare le indagini: il telefono nella tasca della portiera della sua auto, la borsa nel mobile del garage dell’appartamento della figlia che si trova all’estero.

Omicidio premeditato

Alla luce di tutti gli elementi, il giudice ha affermato: “Per noi quel giorno Di Salvo si è presentato all’appuntamento per uccidere Paoletti”. Al momento l’uomo rimane piantonato nel reparto di chirurgia all’ospedale di Borgo Trento in attesa di un intervento chirurgico.

 

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