Radio Montevecchia raccontata da uno storico speaker FOTO

Giordano Casiraghi, autore di "Anni '70 generazione rock" ripercorre gli anni delle radio libere.

Radio Montevecchia raccontata da uno storico speaker FOTO
Meratese, 18 Novembre 2018 ore 19:30

Giordano Casiraghi, scrittore, critico e produttore musicale racconta la storia di Radio Montevecchia.

Radio Montevecchia e l’universo delle radio libere

«Le radio libere? Ma libere da cosa?» chiedeva il protagonista di «Radiofreccia» al suo barista di fiducia, interpretato, inutile dirlo, da Francesco Guccini. «Libere da tutto» rispondeva lui. E il film di Luciano Ligabue ben descriveva l’atmosfera di quei tempi, i mitici anni Settanta, nei quali fare radio, veicolare pensieri e parole attraverso le canzoni e influenzare i gusti di intere generazioni non aveva nulla a che fare con la massificazione o le tecniche delle radio odierne.

Il giorno di Natale nasce Radio Montevecchia

Proprio in quel contesto nasceva, il giorno di Natale del 1975, Radio Montevecchia, che dalla sua sede in via Alta collina trasmetteva non solo in gran parte della Brianza, da Monza a Lecco, ma raggiungeva anche Mantova e Cremona. Un’esperienza durata quasi 15 anni, che ha fatto la storia delle radio libere nella nostra zona e che ha segnato il futuro di coloro che l’hanno creata e mantenuta viva fino al 1989. A guidarci nel viaggio musicale che ha come colonna sonora prediletta i suoni raffinati e i testi ermetici di Franco Battiato è Giordano Casiraghi, scrittore, produttore e critico musicale, nonché storico speaker di Radio Montevecchia.
«La maggior parte dei ragazzi che facevano parte della radio era missagliese come me e avevano tutti poco più di vent’anni. Ci univa la musica, ma fondamentalmente ognuno di noi aveva il suo ruolo. C’era chi si occupava delle faccende più pratiche e burocratiche, chi era un asso nell’ambito dei notiziari e chi, come me, preferiva la parte creativa e l’organizzazione di rassegne musicali» ci racconta l’esperto nella sua casa di Maresso, dove ci mostra il suo enorme archivio di pubblicazioni, manifesti e 45 giri.

“La musica è una passione che mi ha corroso”

«La musica è stata per me una passione che mi ha corroso, che mi è entrata dentro fin da ragazzo. Per noi della radio era tutto, era quello che ci permetteva di poter dire la nostra. Tra le varie persone che in questo percorso mi hanno affiancato c’è stato un mio compagno delle superiori, Ermanno Da Ros, con il quale ci siamo conosciuti proprio come capitò a Mick Jegger e Keith Richards: giravamo con un disco sottobraccio. Quello era un marchio, un modo che ti permetteva di riconoscere chi, come te, era patito di musica – ricorda Casiraghi – Presto iniziammo ad organizzare rassegne musicali. Le più importanti furono nel 1978 e nel 1979 in Villa Reale a Monza, durante le quali arrivarono spettatori e curiosi da tutta la Lombardia. Fu così che scoprimmo che la nostra frequenza, 100.3, arrivava in svariati punti della regione».

L’ultima esibizione di Demetrio Stratos

Proprio nella rassegna del 1979, a marzo, Radio Montevecchia ospitò il frontman degli Area, Demetrio Stratos. «Dopo qualche giorno gli diagnosticarono una brutta malattia che il 13 giugno lo portò via, mentre a Milano si organizzava un concerto per raccogliere fondi per le sue cure – racconta Casiraghi ripercorrendo il filo dei ricordi – Quello a Monza è stato il suo ultimo concerto ed è anche uno dei ricordi che mi emoziona di più legato agli anni di Radio Montevecchia. Dal concerto di Milano però le cose cambiarono e la musica riprese vita, tornarono i grandi eventi, anche con artisti internazionali che prima avevano timore a venire in Italia a causa dei tanti disordini».

Sullo sfondo gli anni di piombo e la paura

In Italia, infatti, quelli erano gli anni di piombo e della paura. «Quando venne ritrovato il corpo di Aldo Moro io avevo un concerto alla sera, avevo nella mente questi due pensieri – rivela lo scrittore – La musica per noi però non era una via di fuga dalla realtà, piuttosto un modo per entrare in contatto profondo con la nostra interiorità per poi poter essere più attivi e consapevoli all’esterno, nella vita di tutti i giorni e in rapporto a certi fatti storici e politici».
Ma la magia di Radio Montevecchia, fatta di programmi talmente all’avanguardia che proponevano anche suoni distorti e rumori («Ricordo quando durante una trasmissione arrivò l’elettricista perché gli era stato segnalato che la radio non funzionava e c’erano solo rumori di fondo, mentre noi stavamo passando della musica contemporanea») dopo i primi anni cominciò ad affievolirsi. «Nel 1980 ci trasferimmo a Carnate per un questione logistica: era vicino alla stazione, era più raggiungibile di Montevecchia e le grandi nevicate non ci avrebbero causato problemi come in Alta collina. Lì qualcosa si spezzò, poi arrivarono i sindacati e la frequenza venne ceduta, anzi meglio regalata, a quella che ora è Radio Lombardia» confida con rammarico Casiraghi.

L’epilogo delle radio libere… da tutto

E così, nel 1989, la storia della radio libera di Montevecchia terminò, i microfoni smisero di trasmettere le voci degli speaker e la musica selezionata con cura e meticolosità e le trasmissioni cessarono definitivamente. Cosa resta però di quegli anni? Tutto. Tutto ciò di cui le radio libere erano state in grado di spogliarsi, in favore della spontaneità e dell’immediatezza degli assoli rock che ben la rappresentavano.

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