Avrebbe compiuto cent’anni sabato. Un traguardo straordinario che la sua famiglia stava per celebrare insieme a lei. Ma “nonna Rita”, al secolo Margherita Perovanni, si è spenta mercoledì 11 febbraio, lasciando un’eredità di affetto, forza e memoria che attraversa cinque generazioni.
Calolziocorte piange nonna Rita, donna coraggiosa d’altri tempi
Nata nel febbraio del 1926 a San Gregorio, cresce con i genitori e un fratello in una famiglia di mezzadri. Anni di duro lavoro nei campi, di sacrifici e regole non scritte. «Porto il nome della moglie del fattore, Margherita – raccontava – perché quando nasceva il primogenito nella famiglia di un mezzadro era usanza dargli il nome del fattore o di sua moglie. È un nome perfetto per me, che ho sempre amato fiori e piante».

Bambina vivace, capace di scherzi e piccoli dispetti a familiari e vicini, ricordava con un velo di nostalgia un’infanzia segnata però dalle responsabilità: «Per noi bambini di allora il tempo dei giochi era davvero poco. Dovevamo aiutare la mamma nelle faccende di casa mentre papà lavorava nei campi e accudiva gli animali. Siamo cresciuti troppo in fretta». E aggiungeva, con uno sguardo critico sul presente: «Oggi le mamme non hanno più tempo per i loro bambini, sono sempre di corsa e i bambini sempre più soli».
Dopo la quarta elementare lascia la scuola: «Non mi piaceva andare, volevo aiutare i miei genitori nei lavori dei campi». Appena possibile inizia a lavorare: prima in filanda a Caprino, poi come cameriera presso famiglie benestanti, quindi operaia alla ditta Bonaiti e infine aiutante in un centro di spiritualità dei Padri Somaschi.
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Nel 1950 sposa Giovanni Frassoni, il giovane che un giorno le aveva dato un passaggio in bicicletta mentre tornava a casa dal lavoro. Con lui si trasferisce a Sala, frazione di Calolziocorte, in località Pramerlano, dove tutti iniziano a chiamarla “la biùnda de Premerlà”, l’unica con i capelli biondi.
Nel 1958 rimane vedova, con due figli ancora piccoli. «Ho affrontato con coraggio questa situazione di donna sola – ricordava – e, con il sostegno dei miei genitori, mi sono impegnata a crescere i miei figli. Sono sempre stata indipendente e combattiva, non mi sono mai fatta mettere i piedi in testa da nessuno. Ho difeso i miei interessi dai prepotenti che pensavano di approfittare della mia situazione».
Il suo impegno va oltre la famiglia: è delegata delle vedove a Calolziocorte, punto di riferimento per tante donne in difficoltà, e collabora alla costruzione di una casa per ragazze madri.
Trisnonna di 14 tra nipoti e bisnipoti, capostipite di cinque generazioni contemporaneamente in vita, negli ultimi anni era ospite della Casa di riposo “Madonna della Fiducia” a Calolziocorte. Anche lì non perdeva la sua determinazione: «Vorrei non dipendere da nessuno e poter fare tutto da sola». La fede è stata un pilastro della sua esistenza, alimentando uno sguardo positivo e fiducioso. «Prego tutti i giorni per i giovani che sento in difficoltà: vorrei dare loro coraggio e dire di non smettere mai di lottare per ciò in cui credono».
I funerali
Oggi la sua numerosa famiglia la piange e la ricorda con gratitudine, circondata dall’affetto che lei stessa ha saputo seminare. In accordo con i familiari, la sua storia viene pubblicata per onorarne la memoria: un messaggio di coraggio, forza, speranza e pace che resta patrimonio dell’intera comunità. Nonna Rita lascia i figli Laura con Giuseppe ed Aldo con Caterina, i nipoti e pronipoti, le sorelle Aldina e Maria ed i parenti tutti. I funerali si svolgeranno a Calolziocorte, nel pomeriggio di oggi, giovedì 12 febbraio, alle 15.00 nella chiesa parrocchiale di Sala. Al termine, la salma proseguirà per la cremazione.