Lutto a Lecco

Lecco saluta Aloisio Bonfanti: l’ultimo addio all’uomo di parola

Basilica di San Nicolò affollata per i funerali del giornalista e scrittore scomparso a 86 anni: il ricordo del prevosto e l’abbraccio della città alla famiglia

Lecco saluta Aloisio Bonfanti: l’ultimo addio all’uomo di parola

“Daremo oggi l’ultimo saluto a nostro fratello Aloisio, che è stato chiamato alla casa del padre. È significativo celebrare le esegue qui in questa basilica a lui molto cara, accanto all’oratorio San Luigi nel quale è cresciuto, a cui voleva molto bene”.

Con queste parole monsignor don Bortoli Uberti, 43° prevosto della città di Lecco, ha aperto l’omelia durante i funerali di Aloisio Bonfanti, scrittore e giornalista lecchese, scomparso all’età di 86 anni. La celebrazione si è svolta stamattina, giovedì 29 gennaio 2026,  nella basilica di San Nicolò, nel cuore della città, in una chiesa gremita, segno dell’affetto e della riconoscenza di Lecco verso un uomo che ha saputo lasciare un’impronta profonda nella comunità.

L’omelia del prevosto

Al momento dell’ultimo saluto, tra l’incenso e l’acqua benedetta per consacrare la salma, il prevosto ha voluto ricordare Bonfanti come un “uomo di parola”, capace di trasformare la parola in strumento di costruzione: non solo un modo di lavoro, ma un modo per creare appartenenza, legami e futuro. Un tratto che nel suo percorso umano e professionale, si è tradotto in una presenza costante accanto alla città e alle persone. Ha voluto anche condividere un ricordo personale che testimonia il legame tra Bonfanti e la città: appena arrivato a Lecco, Bonfanti gli avrebbe ricordato che sarebbe diventato il 43° prevosto, inviandogli una ricostruzione dei suoi predecessori “illustri” a partire dal 1300, gesto letto come segno di affetto sincero verso la comunità cristiana e civile lecchese. Durante l’omelia è emerso con forza il valore che Bonfanti attribuiva al racconto della realtà quotidiana: una parola “feconda”, così è stata  descritta dal parroco, nata dall’ascolto della gente, dall’attenzione ai volti, alle storie, alle radici e ai “sentieri” di una comunità. Si parla di un modo di intendere il giornalismo che, come è stato sottolineato, lui possedeva, e che resta attuale anche oggi: raccontare le persone e riconoscere ciò che tiene insieme un territorio, perché solo così le parole restano.

Accanto alla figura pubblica del giornalista e dello scrittore, è stato ricordato anche l’uomo di famiglia: marito e padre, capace di costruire casa nei legami più intimi. Un pensiero particolare è andato alla moglie Ebe, con cui era sposato da oltre 60 anni, e alla figlia Marta, visibilmente provate dal dolore. È stato ricordato anche un dettaglio semplice ma significativo della loro vita insieme: Bonfanti scriveva tutto a penna, su fogli, e la moglie lo aiutava trascrivendo con la macchina da scrivere in passato e poi passando al computer, in una collaborazione quotidiana che racconta un’unione profonda e una famiglia forte.

Alla celebrazione erano presenti anche le istituzioni cittadine: il sindaco Mauro Gattinoni e l’assessore al Welfare Emanuele Manzoni, che hanno voluto partecipare e portare personalmente le condoglianze alla famiglia. Presente inoltre il gonfalone della città di Lecco, accompagnato da un agente della Polizia Locale, per testimoniare il riconoscimento ufficiale della comunità verso una figura che ha saputo raccontare e valorizzare la città nel tempo.

In una basilica colma di commozione, il saluto ad Aloisio Bonfanti è diventato così non solo un momento di lutto, ma anche un invito a custodire ciò che lui stesso ha insegnato: la responsabilità, “ciascuno a modo proprio”, di continuare a costruire comunità attraverso parole vere, capaci di ascolto, memoria e futuro.