Da Lecco parte la richiesta di modifica del reato di Stalking

"I reati di violenza contro le donne non si cancellano a pagamento"

Da Lecco parte la richiesta di modifica  del reato di Stalking
Cronaca 09 Ottobre 2017 ore 08:10

Telefono donna, Fondo Zanetti, L’altra metà del Cielo di Merate e Consigliera di Parità  scendono in campo per lanciare una proposta di modifica del reato di Stalking . Le associzioni lecchesi infatti hanno scritto al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia, alla Presidente della Camera e ai  Deputati Locali per dire no alla violenza sulle donne. Ma in particolare dicono “No alla monetizzazione”.

Reato di Stalking

“Siamo offese e arrabbiate per questa sentenza del Tribunale di Torino,  in cui l’imputato offre 1.500 euro come risarcimento del danno, ad una giovane donna vittima di stalking, obbligata poi dal gup ad accettarlo, suo malgrado” scrivono le rappresentanti delle associazioni lecchesi. “Tutto questo conferma le nostre preoccupazioni già espresse quando fu approvata la riforma del codice penale”.

Stop alla violenza, i risercimenti non bastano

“Chiediamo ogni giorno alle donne di denunciare e sempre di più scelgono di farlo. Tante ancora non hanno il coraggio anche per questi messaggi provenienti dalla politica. Il principale interesse che le muove non è certamente quello di ottenere il risarcimento del danno patito ma quello di far cessare al più presto la persecuzione che stanno subendo. Desiderano vedere riconosciuta, attraverso il giudizio, la pericolosità della condotta denunciata. Vogliono soprattutto il diritto di vivere libere da questi comportamenti ossessivi che ne limitano le scelte di vita”.

No alla giustizia riparativa

“Chiediamo un intervento immediato affinché al reato di stalking e di Violenza non applichi alcuna giustizia riparativa. Non è accettabile l’estinzione di alcune tipologie di reato a fronte del pagamento di una cifra congrua. Le donne quando denunciano vogliono far cessare la violenza ed accedere alla decisione di un Giudice. Non vogliono essere liquidate con pochi spiccioli”.

Il caso torinese

“La sentenza del GUP di Torino, mostra i limiti dell’applicazione della giustizia riparativa ai casi di violenza di genere. Il meccanismo di estinzione del reato ignora sia l’interesse privato che quello pubblico, rispondendo solo ad esigenze deflattive. Così facendo si ignora la sicurezza della vittima, si banalizza la gravità della violenza di genere, si nega l’accesso alla decisione giudiziale alla vittima e si aprono le porte alla vittimizzazione secondaria che la Convenzione di Istanbul ha inteso evitare”.

I reati di violenza non si estinguono con i soldi

“Già la CEDAW Committee aveva messo in guardia lo Stato italiano dall’applicazione della giustizia riparativa nei casi di violenza di genere e la Corte di Strasburgo con la Sentenza Talpis condanna l’Italia proprio per la sottovalutazione, la discriminazione e la non applicazione delle norme”. I reati di violenza contro le donne non si cancellano a pagamento

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