Non accennano a spegnersi le polemiche sulla raffica di multe ricevute dai contestatori della manifestazione in ricordo dei repubblichini fucilati, organizzata lo scorso 27 aprile davanti allo stadio di Lecco. La vicenda ha provocato reazioni da parte di esponenti politici, associazioni e organizzazioni sindacali, con posizioni profondamente contrapposte.
A intervenire sulla questione sono stati Paolo Gulisano, Andrea Appiani, Christian Borghetti, Franco Dell’Oro, Carlo Di Pietrantonio e Giuseppe Milillo, presenti alla manifestazione in ricordo dei repubblichini, che hanno diffuso una lettera aperta rivolta ad ANPI Lecco, Partito Democratico – segreteria cittadina di Lecco, Alleanza Verdi Sinistra e Les Cultures – Laboratorio di cultura internazionale APS.
Nella missiva chiedono alle organizzazioni se condividano quanto accaduto durante le manifestazioni del 27 aprile, facendo riferimento a una serie di episodi che, secondo quanto riportato dai firmatari, avrebbero caratterizzato la giornata.
Lecco, multe dopo la protesta antifascista: non si arresta lo scontro
Tra i fatti contestati vengono citati il blocco del traffico in una delle principali vie cittadine senza autorizzazione, cori con espressioni ritenute di esaltazione della violenza e dell’odio politico, tra cui il richiamo «uno, dieci, cento, mille Acca Larentia» e slogan come «Ramelli assente», oltre a presunte minacce rivolte a rappresentanti delle istituzioni e avversari politici.
La lettera fa inoltre riferimento a tentativi di superare il cordone delle forze dell’ordine, episodi di aggressività nelle vie cittadine, imbrattamenti di muri e spazi pubblici e al danneggiamento di una corona di fiori deposta in memoria dei defunti.
«La libertà di manifestazione e di espressione è un principio fondamentale della democrazia – scrivono i firmatari – ma non può trasformarsi in intimidazione, violenza, minaccia o delegittimazione dell’avversario politico».
Da qui la richiesta di un chiarimento pubblico alle realtà chiamate in causa: «Condannate senza ambiguità questi comportamenti oppure ritenete che tali modalità rientrino nelle forme legittime di partecipazione politica?».
Di segno opposto la posizione espressa da Arci Lecco Sondrio APS, Arci Milano APS e Arci Lombardia APS, che sono intervenute annunciando azioni concrete a sostegno delle persone colpite dalle sanzioni.
Secondo Arci, le multe rappresenterebbero l’effetto di un meccanismo normativo introdotto negli ultimi anni: «Le manifestazioni non autorizzate non costituiscono più reato per mancato preavviso, ma passano a illecito amministrativo, punibile con sanzioni pecuniarie».
L’associazione sostiene che si tratti di uno degli strumenti introdotti dai cosiddetti decreti sicurezza, ritenuti parte di un ampliamento degli strumenti repressivi nei confronti delle proteste sociali.
Nel comunicato Arci ribadisce inoltre la propria contrarietà alla commemorazione dei repubblichini: «Che il territorio lecchese debba sorbirsi, ogni anno, un lugubre ricordo pubblico del fascismo repubblichino è già di per sé un segnale di quanto sia sdoganato il pensiero che ogni idea possa trovare casa in una democrazia sedicente avanzata».
L’associazione rivendica il ruolo di chi contesta tali iniziative e afferma che «centinaia di migliaia di euro complessivi per aver contestato una commemorazione fascista non sono accettabili», definendo le sanzioni un tentativo di limitare il dissenso.
Per sostenere i multati, Arci Lecco Sondrio APS ha annunciato tre iniziative concrete: offrire spazio nei propri circoli alle persone colpite dai provvedimenti, a partire dalle pastasciutte antifasciste del 25 luglio organizzate a Calolziocorte, Galbiate e Osnago; promuovere con altre realtà civili, sindacali e associative del territorio un «cordone sanitario» contro il ritorno di idee fasciste; e portare nel dibattito territoriale il Civic Space Report 2026 di Arci nazionale sul tema delle libertà democratiche in Europa.
La vicenda resta dunque al centro del confronto pubblico lecchese, con due letture opposte: da una parte chi denuncia comportamenti ritenuti incompatibili con il confronto democratico, dall’altra chi considera le sanzioni un atto repressivo nei confronti della protesta antifascista.